Patto dello Stretto, Sandro Repaci contesta l’intesa tra Cannizzaro e Basile: «Senza le Metrocity si rischia di dividere ancora il territorio»
Il consigliere metropolitano e sindaco di Campo Calabro denuncia l’esclusione dei Comuni calabresi e siciliani dai processi di integrazione, richiama la normativa regionale sull’Area Integrata e annuncia un’iniziativa nel gruppo Progressisti per portare il confronto in Consiglio
«Nel prendere atto dell'avvenuta sottoscrizione da parte del Sindaco Cannizzaro unitamente al Sindaco Basile del “Patto dello Stretto” nel quale vengono previste misure ed iniziative tendenti ad avviare un percorso di integrazione fra le due Città, rilevo come l'iniziativa, pur imprimendo una nuova accelerazione ad un percorso di certo stagnante negli ultimi anni, sia però fortemente indebolita dalla limitatezza dei territori coinvolti, riguardando esclusivamente i due Comuni».
Ad affermarlo in una nota il consigliere metropolitano e sindaco di Campo Calabro Sandro Repaci.
«Ricordando che Regione Calabria ha provveduto con legge regionale n. 12/19 alla ratifica dell'Accordo per l'Istituzione dell'Area Integrata dello Stretto tra le Regioni Calabria e Sicilia, le Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria e la Conferenza permanente interregionale per il coordinamento delle politiche nella stessa Area, sarebbe stato consequenziale un coinvolgimento sulla materia di entrambe le Città Metropolitane.
Va inoltre tenuto conto che, almeno per i comuni calabresi, dal patto e dai suoi processi decisionali e benefici verrebbero esclusi i Comuni individuati dalle DGR 354/19 e 400/21 (Villa San Giovanni, Calanna, Campo Calabro, Fiumara, Laganadi, Motta San Giovanni, San Roberto, Cardeto, S. Alessio d'Aspromonte, Scilla, Bagnara, S. Stefano d'Aspromonte).
Lo stesso dicasi per i comuni siciliani.
Ne discende che il propedeutico coinvolgimento delle Città Metropolitane nella elaborazione dei contenuti e la titolarità metropolitana del Patto stesso sarebbe stato di gran lunga più utile allo sviluppo dell'auspicata integrazione dell'Area.
La limitatezza territoriale e demografica dello stesso fa intravedere un percorso claudicante destinato a frammentare ancor più la nostra fragile realtà territoriale, con particolare riferimento alle aree interne, mentre compito della Città Metropolitana è favorire la coesione territoriale e diminuire le disuguaglianze fra i territori.
In tal senso ho avviato all'interno del Gruppo Consiliare Progressisti un percorso che porti alla richiesta di esame della tematica tramite un dibattito in Consiglio Metropolitano».