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28/11/2025 ore 18.00
Politica

Pazzano, la crisi in Comune e il futuro: «Pd tardivo su Falcomatà, ora bisogna ripartire da Circoscrizioni e istituti di partecipazione»

Il consigliere comunale de “La Strada” affronta i nodi del dibattito politico cittadino, boccia le mosse dem e la gestione del primo cittadino, confermando il suo impegno in prima linea alle prossime comunali: «C'è una politica che si adagia, e c’è una burocrazia che crede di avere altri ritmi»

di Claudio Labate

La scena è in qualche maniera destinata a diventare iconica, anche rispetto a quello che è successo dopo l’uscita dall’aula dei 7 consiglieri dem - dei gruppi Pd e Rinascita - nel corso dell’ultimo consiglio comunale, quando di fatto si è aperta ufficialmente la crisi, l’ennesima, di rapporti tra il sindaco e il suo partito. Dai banchi dell’opposizione Saverio Pazzano ha tirato fuori due fogli in buone condizioni ma datati per dire: “signori queste sono scene di un film già visto”.

«Ho semplicemente riletto un testo presentato in Consiglio comunale nel 2021 e ho chiesto insomma agli astanti se fosse ancora attuale. Sembrava scritto proprio in quel giorno stesso. La questione riguardava la prima crisi di giunta che ci fu nel 2021, laddove noi proponemmo la sfiducia sulla base appunto del mancato dialogo e confronto con la città, con le istanze democratiche del Consiglio comunale e lì insomma quasi quasi ci spernacchiarono… Poi la stessa situazione si ripropose nel 2023 e adesso nel 2025 se ne sono accorti. Cosa rimproveriamo? Che sostanzialmente Falcomatà ha potuto fare questo perché gliel'hanno sempre consentito di fare, per cui non vediamo discontinuità rispetto al suo comportamento, al suo atteggiamento, al suo modo di gestire la città, di gestire il confronto con il Consiglio comunale e anche con le scelte assessorili che ha fatto. Dunque ci è sembrata una posizione, come dire, tardiva rispetto anche al tempo che viviamo, perché insomma qualunque scelta adesso darebbe la città ai commissari negli ultimi mesi, e per noi invece il cuore è arrivare ad approvare alcune cose fondamentali: le circoscrizioni che non possono essere approvate in commissione, ma devono essere approvate fino all'ultimo atto dal voto in Consiglio comunale, altrimenti sarebbero come una bozza; il regolamento delle Commissioni consigliari che noi abbiamo proposto emendato, approvato a marzo e ancora dobbiamo votarlo in Consiglio comunale, il riordino dei mercati, la valorizzazione di piazza del Popolo per dirne alcune, la casa della memoria. Ci sono delle cose che abbiamo approvato in commissione e che ancora in Consiglio non sono arrivate».

Per Pazzano, insomma, «sono questi i temi politici su cui dal Pd avrebbero dovuto battere e pretendere, perché sono tutti temi che sono stati rallentati dagli scontri tra correnti all'interno della maggioranza e hanno di fatto sclerotizzato la città. Quindi, la sveglia che abbiamo risuonato allo scorso Consiglio comunale, era per dire: guardate che questo era già successo altre due volte, adesso forse è il momento di centrare sugli obiettivi politici che vanno fissati prima della scadenza del mandato, poi possiamo andare tutti a casa, per carità, però la critica politica deve essere sui temi, e ci sono dei temi che sono stati sostanzialmente non evasi e quindi su questo bisogna chiedere al sindaco, e alla giunta, di portarli a termine subito».

Proprio sul tema delle Circoscrizioni, qualche giorno fa il capogruppo dem Peppe Marino che presiede la Commissione incaricata, ha lamentato una sorta di ostruzionismo degli uffici. Sembra la stessa denuncia di Occhiuto al momento di dimettersi e ricandidarsi…

«È esattamente la condizione che abbiamo posto con “La strada” dall'inizio, appena siamo entrati in Consiglio comunale, valorizzando che alcune cose avevano delle tempistiche incredibili nella gestione, perché c'è uno scollamento tra la dimensione politica e la dimensione burocratica, e poi l'amministrazione non cammina. C'è una politica che si adagia, e crede che discutere in commissione, votare in commissione sia sufficiente a far andare avanti le cose. E c'è una burocrazia, dall'altro lato, che crede che ha altri ritmi, altri tempi, e c'è uno scollamento totale che poi la vera critica alla macchina amministrativa di questa amministrazione per noi è proprio su questo punto. Quindi, sinceramente, è una considerazione anche questa un po' tardiva, se la vediamo solo in relazione alle circoscrizioni».

Le circoscrizioni diventano quindi un punto fondamentale in questo momento, oltre che un obbligo sancito da un parere chiesto e ottenuto direttamente dal Ministero…

«Le circoscrizioni noi le stiamo discutendo da almeno quasi due anni, ma anche su questo la maggioranza non era concorde, quindi c'è voluto poi un atto del Ministero che attraverso un riscontro scritto ha formalizzato all'amministrazione comunale che obbligatoriamente le votazioni elettorali prossime dovranno avere anche le circoscrizioni, altrimenti non avremmo visto neanche le circoscrizioni. Quindi c'è un mix di ritardo, quindi ora io l'attenzione la metterei su quello che la politica deve fare per disegnare le circoscrizioni e mi permetto di dire anche gli istituti di partecipazione. Nel 2015-2016 l'amministrazione precedente e il Consiglio precedente hanno votato gli istituti di partecipazione che prevedevano la condivisione pubblica del bilancio, la partecipazione sociale, la partecipazione del DUP, che è il documento unico di programmazione. Ecco, queste sono realtà che non sono mai state convocate. Noi su questo abbiamo fatto battaglia, e devo dire soli. A me fa piacere che adesso si rendano conto della situazione che ha vissuto la città per questi undici anni».

Lei intanto ha fatto sapere di aver rinnovato la sua proposta politica, e si ripresenterà, così come fatto nel 2020, quale candidato sindaco per la strada. Ecco perché ha voglia di riprovarci?

«Innanzitutto perché credo che col movimento “La strada” crediamo di avere portato dei contenuti e delle riflessioni che non c'erano, e di averlo fatto attraverso uno stile che non è nuovo, perché questa città l'ha già avuto, questo civismo, negli anni ‘80 e ‘90, dal basso, però abbiamo rinnovato alcuni contenuti. Ecco, il tema del restare, il tema della trasparenza, degli istituti di partecipazione, di una politica dal basso, delle assemblee, crediamo che non siano esauriti e anzi debbano essere il cardine della prossima amministrazione, sia che governiamo sia che siamo all'opposizione».

Veniamo alle primarie, chi non le vuole sostanzialmente dice che sono uno strumento del Pd e che forse si è già in ritardo. Lei invece le vuole le primarie, ma del centrosinistra, o sbaglio?

«Noi cinque anni fa avevamo proposto le primarie di coalizione civica, chiaramente, dove c'erano tante realtà civiche che poi si sono candidate o con caratteristiche diverse. Io credo che arrivati a questo punto e con questa crisi del Consiglio Comunale, chiaramente le Primarie saranno solo Primarie del Pd, risolveranno solo le questioni delle correnti interne del Pd, di cui ho grandissimo rispetto comunque. Però chiaramente in questa dimensione qui si tratterà semplicemente di un redde rationem all'interno dell'amministrazione comunale, per cui noi andiamo con una proposta nostra, disposta chiaramente al dialogo, al confronto e all'apertura, come sempre».

Però, Pazzano, si disse all'epoca, nel 2020, che la frammentazione delle proposte civiche in qualche maniera è stato un danno per le stesse formazioni civiche, e da quello che si dice sembra si riproporrà lo stesso scenario anche alle prossime elezioni

«Ma in questo versante, per adesso, formazioni civiche non ne vedo, vedo formazioni politiche che possono tranquillamente fare un discorso, i partiti, o comunque espressioni di correnti del Pd, ex o attuali, per cui sinceramente questo è anche una delle altre conseguenze di questi anni in cui gli istituti di partecipazione non hanno funzionato e quindi sostanzialmente il fronte civico si è molto depauperato. Diverso, sono le liste elettorali civiche, però i soggetti politici civici sono un'altra cosa e credo che qui noi possiamo segnare un cambio di passo, o almeno me lo auguro».

Quindi, dando per buona l'approvazione delle circoscrizioni e quindi con una consiliatura che ormai si avvia alla fine, da dove ripartirebbe il programma di Saverio Pazzano?

«Ripartirebbe dagli istituti di partecipazione fondamentali per programmare il futuro della città, dalle politiche culturali - di cui questa città è all'anno zero sostanzialmente - che non sono gli eventi, sono quelle politiche che sono in grado di rigenerare il territorio e veramente di dare occasione di lavoro a partire da quelle che vengono definite periferie ma che per noi sono centri. E poi ripartirebbe dai servizi essenziali e dalla valorizzazione del patrimonio pubblico come beni pubblici della città e dal patrimonio pubblico, abbiamo edifici, abbiamo strutture che devono essere rimesse alla collettività e che possono generare economia anche per esempio per abbassare i tributi locali. Questo è un tema su cui batteremo molto in campagna elettorale, c'è un patrimonio della città che è chiuso o viene messo in vendita o svenduto e che invece portato a patrimonio pubblico può veramente consentire poi servizi essenziali. Ma di che parliamo nel momento in cui la città è invasa di rifiuti, non c'è l'acqua, c'è un sistema di manutenzione che chiaramente non funziona, quindi sostanzialmente partiremo da ciò che è essenziale. Il cambio di passo però ci sarà rispetto agli istituti di partecipazione, alle politiche culturali e al patrimonio della città».

Domani ci sarà una nuova manifestazione contro il Ponte. Superfluo illustrare la sua posizione che è stata anche delineata ampiamente in Consiglio Comunale, ma in questo momento in cui c'è questa forte contrapposizione tra il “sì” istituzionale e il “no” della cittadinanza, perché sarebbe importante esserci rispetto alla parte per cui lei tiene, cioè quella dei no Ponte?

«Intanto mi permetta di fare un passaggio per dire il valore di un soggetto politico civico, la libertà di avere fatto una battaglia per l'area dello Stretto contro il Ponte in un Consiglio Comunale in cui anche la maggioranza, in quel momento quando siamo entrati, era favorevole al Ponte. Siamo arrivati dopo 5 anni di battaglia a portare una posizione con dei contenuti, ecco il valore anche del percorso. Questo è utile a fare capire come cambia il dibattito. Perché è fondamentale esserci domani? Perché parlare del Ponte significa sostanzialmente parlare del futuro del nostro territorio, dell'impiego dei fondi per la coesione sociale, dell'apertura di scuole, di ospedali, delle infrastrutture di cui veramente abbiamo bisogno e del patrimonio culturale ambientale dell'Area dello stretto. Che se noi pensiamo com'è tenuto e com'è abbandonato, allora chiaramente c'è qualcuno che può essere pure favorevole al Ponte, ma se uno pensa alla miniera davvero che abbiamo in questo patrimonio storico, ambientale, culturale, antropico, allora guardate che valorizzare quest'area significa un “no” fermo al Ponte e anche un utilizzo delle risorse che servono davvero per riportare qui chi è andato a vivere lontano. E poi, è comunque fondamentale la messa in sicurezza: è un territorio bellissimo ma molto fragile, quindi dire no al Ponte e partecipare alla manifestazione nazionale che sarà domani a partire dalle ore 14 a Messina, significa davvero dire un grande sì all'area dello Stretto e al nostro futuro».