Ponte sullo Stretto, la sfida ingegneristica al centro del confronto alla Mediterranea. Morelli: «Una grande opportunità di sviluppo per il Sud»
Per il direttore tecnico della Società Stretto di Messina Valerio Mele «Il progetto del ponte nasce da anni di studi su vento, sicurezza strutturale e stabilità nello Stretto, con soluzioni ingegneristiche sviluppate proprio per affrontare le condizioni più estreme dell’area»
Il convegno sulla sicurezza delle infrastrutture organizzato all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, nato attorno alla presentazione del Libro Bianco ANSFISA sul dissesto idrogeologico, ha inevitabilmente incrociato anche uno dei temi infrastrutturali più discussi del Paese: il Ponte sullo Stretto di Messina. Nel confronto tra tecnici, istituzioni e mondo accademico, l’opera è emersa come snodo strategico capace di intrecciare sviluppo territoriale, logistica e ingegneria di frontiera.
Tra gli interventi istituzionali anche quello del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, che ha richiamato il valore strategico dell’opera nel quadro delle politiche infrastrutturali nazionali. «Il ponte sullo Stretto non è una bandiera. Dal punto di vista del governo è una grande opportunità di sviluppo della Calabria e della Sicilia, ma anche di rilancio di tutto il Sud», ha affermato nel corso del confronto, sottolineando come il progetto venga portato avanti con il contributo delle migliori competenze ingegneristiche e industriali.
Il tema della grande infrastruttura è stato richiamato anche da Dario Lo Bosco, amministratore delegato e direttore generale di FS Engineering, che ha inserito il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia all’interno della rete delle grandi connessioni europee. «Il ponte è una cerniera strategica fondamentale che collega non la Sicilia e la Calabria, ma l’intero Mezzogiorno del Paese all’Europa e al mondo», ha spiegato, ricordando anche il quadro degli investimenti infrastrutturali in corso nel Sud: «Abbiamo 18,1 miliardi di investimento in Sicilia e 13,1 miliardi in Calabria, non sulla carta ma sul campo e con cantieri già aperti».
Secondo Lo Bosco il ponte si inserisce in una visione più ampia che riguarda l’integrazione tra sistemi di trasporto e logistica. «Quando diciamo connettere il Paese intendiamo integrare i sistemi di mobilità e trasporto», ha osservato, spiegando come la realizzazione del collegamento stabile potrebbe rafforzare anche il ruolo strategico del sistema portuale del Mezzogiorno. In particolare quello di Gioia Tauro: «Il transshipment del porto di Gioia Tauro sarà ottimizzato per far sì che il Mezzogiorno d’Europa con la Calabria possa diventare protagonista per lo sviluppo socio-economico in chiave green».
Se la dimensione politica e strategica dell’opera è stata al centro degli interventi istituzionali, il convegno ha offerto anche un approfondimento ingegneristico sul progetto del ponte. A illustrarne le caratteristiche è stato Valerio Mele, Direttore Tecnico della Società Stretto di Messina, che ha sintetizzato i numeri dell’infrastruttura destinata a diventare una delle più imponenti opere di ingegneria al mondo.
«Il ponte in pochissimi numeri: lunghezza complessiva di 3.666 metri, con una campata centrale di 3.300 metri, cioè da torre a torre», ha spiegato Mele, ricordando che si tratterebbe della campata sospesa più lunga mai realizzata. Una sfida tecnica resa possibile da decenni di studi su aerodinamica e comportamento strutturale.
Il cuore del progetto è la soluzione ingegneristica che distingue il ponte sullo Stretto da altri ponti sospesi nel mondo. «Una fondamentale eccezione rispetto agli altri ponti sospesi è l’introduzione dell’impalcato a cassoni separati», ha spiegato Mele, riferendosi alla struttura nota nella comunità scientifica internazionale come Messina Type Deck.
La configurazione progettuale prevede un cassone centrale destinato alla ferrovia e due cassoni laterali per il traffico stradale, una soluzione aerodinamica studiata per garantire stabilità anche in condizioni estreme. «Questa soluzione consente di mantenerlo stabile anche con venti mai registrati nell’area», ha evidenziato il direttore tecnico della società Stretto di Messina.
Proprio da questo progetto è nato un modello ingegneristico che negli anni ha superato i confini italiani. «Grazie agli studi fatti da scienziati e tecnici per il ponte sullo Stretto si è affermato quello che ormai è un benchmark internazionale per i ponti di grande luce, il Messina Deck Type», ha ricordato Mele. Una tecnologia che nel frattempo è stata adottata in diverse parti del mondo. «È stata realizzata in Cina, in Corea, in Turchia e in Giappone. Noi ci auguriamo di riuscire a realizzarla prima possibile anche qui in Italia, fra la Sicilia e la Calabria».
Accanto alla dimensione tecnica, l’intervento del direttore tecnico ha toccato anche il tema delle ricadute economiche e territoriali dell’infrastruttura. «Nel mondo di oggi l’economia è strettamente connessa con la logistica e con l’accessibilità dei territori. I territori più accessibili sono inevitabilmente i territori più competitivi», ha osservato.
Secondo Mele la realizzazione del collegamento stabile potrebbe produrre effetti profondi proprio nell’area dello Stretto. «La realizzazione di un’infrastruttura come il ponte che collegherà Sicilia e Calabria avrà un effetto sia a livello locale, integrando un’economia e concretizzando di fatto un’unica area metropolitana tra la provincia di Reggio Calabria e quella di Messina, sia a livello nazionale e internazionale».
Nel contesto di un convegno dedicato alla sicurezza delle infrastrutture e alla prevenzione del dissesto idrogeologico, il tema del ponte è così tornato al centro della discussione pubblica come sfida ingegneristica, nodo logistico e progetto di sviluppo territoriale. Un’opera che continua a dividere il dibattito politico, ma che nel confronto tra tecnici, istituzioni e mondo accademico viene analizzata sempre più spesso nella sua dimensione strutturale e strategica.