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07/02/2026 ore 11.57
Politica

Popolo per il Sud, logo registrato prima: Futuro Nazionale di Vannacci lo copia

Recupero rivendica: «Si prendono altre strade quando cambiano le priorità. E oggi la priorità è il Sud»

di Redazione

C’è un momento, nella politica, in cui le parole smettono di essere soltanto dichiarazioni d’intenti e diventano segni. Segni di discontinuità, di rottura, a volte persino di fastidio per chi osserva con l’abitudine di chi crede che tutto sia già scritto. La conferenza stampa di presentazione di Popolo per il Sud, andata in scena ieri a Reggio Calabria, al Grand Hotel Excelsior, è stata uno di quei momenti.

Non un debutto rituale, non la nascita anodina di un contenitore politico qualunque. Ma l’atto fondativo di un progetto che ambisce a ribaltare una narrazione consolidata: quella di un Meridione costretto a rincorrere, a chiedere, ad aspettare. Popolo per il Sud rivendica invece il diritto di decidere, di gestire, di rispondere direttamente ai cittadini. Federalismo meridionale, lo chiamano. E già l’espressione è una provocazione culturale prima ancora che politica.

Al centro della scena c’è Franco Recupero, fondatore e segretario federale del movimento, volto noto della politica calabrese, ex segretario provinciale della Lega, protagonista per oltre un decennio di una militanza che lui stesso definisce “pionieristica” in un territorio storicamente ostile al simbolo del Carroccio.

Accanto a lui, una squadra che parla lo stesso linguaggio di rottura ordinata: Giuseppe Folino, responsabile organizzativo ed ex segretario leghista a Catanzaro; Annamaria De Rose, neo coordinatrice di Popolo per il Sud a Cosenza; Nicola Barreca, socio fondatore. Tutti accomunati da un passato politico condiviso, ma soprattutto da una diagnosi comune: il federalismo non è un privilegio del Nord, bensì una necessità vitale per il Mezzogiorno.

Il programma, articolato in sette punti, non indulge in slogan vuoti. Sanità come priorità assoluta, sostegno alle fasce fragili, valorizzazione delle produzioni locali, contrasto all’emigrazione giovanile, sicurezza urbana, identità e famiglia. Una piattaforma che Recupero sintetizza così: «Al Nord non sono più bravi di noi. Sanno però gestire meglio le risorse. Il federalismo è autonomia, ma anche responsabilità. È la fine dell’assistenzialismo».

Non è casuale, in questo quadro, l’assenza del Ponte sullo Stretto dal cuore del progetto. Un’assenza che pesa come una scelta politica precisa: prima la sanità, prima il diritto alla salute. Un messaggio che a Sud suona come una linea di demarcazione netta.

Lo sguardo, inevitabilmente, va anche alle prossime elezioni comunali di Reggio Calabria. Recupero non si candida, non cerca un posto. Cerca una scossa: «Reggio è apatica, invecchiata, senza giovani. Vogliamo risvegliare la partecipazione civica e favorire la nascita di una nuova classe dirigente». Parole dure, ma lucide, che fotografano una città svuotata di energie e speranze.

Il posizionamento è chiaro: centrodestra. Ma senza vincoli automatici. E qui emerge un altro elemento politico rilevante: il dialogo possibile con Roberto Vannacci, più che con Matteo Salvini. Sulla sicurezza, sulla difesa delle forze dell’ordine, sulla linea dura contro la violenza urbana, Recupero non nasconde una sintonia culturale con Vannacci. «Le idee nuove non si escludono», afferma. E nel centrodestra frammentato di oggi, questa è già una notizia.

Ma la conferenza stampa di ieri non è stata soltanto politica. È stata anche, inevitabilmente, una questione di identità e di legittimità. Perché Popolo per il Sud non è un’idea improvvisata né un marchio estemporaneo. Il logo del movimento è stato registrato il 31 dicembre 2025 presso l’Agenzia delle Entrate dal fondatore Franco Recupero, e l’associazione è formalmente riconosciuta come organizzazione politica a tutti gli effetti di legge.

Un dettaglio tutt’altro che marginale se si considera che il marchio e il logo di Futuro Nazionale - il partito riconducibile a Vannacci - sono stati depositati solo il 24 gennaio 2026 presso l’European Union Intellectual Property Office. E soprattutto che il logo di Popolo per il Sud era già stato presentato pubblicamente sui social il 5 settembre 2025. Le somiglianze? Evidenti. Praticamente identici. Copiato, senza troppi giri di parole.

È anche da questi dettagli che si misura la forza di un progetto politico: quando anticipa i tempi, quando detta uno stile, quando costringe altri a rincorrere. Popolo per il Sud nasce così: come un movimento che rivendica primogenitura, visione e coraggio. E che, piaccia o no, ha già imposto un tema nel dibattito nazionale: il Sud non chiede più permesso. Chiede potere decisionale. E lo vuole adesso.