Ranuccio: «Oltre la tragedia di Amendolara bisogna garantire dignità e legalità nell'agricoltura calabrese»
Il Vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria richiama l’attenzione sulle condizioni dei braccianti nelle campagne calabresi e chiede l’applicazione delle norme contro il caporalato e il superamento dei ghetti
«La tragedia di Amendolara impone rispetto e prudenza. Attribuire responsabilità politiche dirette, per quanto accaduto, vorrebbe dire strumentalizzare una vicenda drammatica sulla quale la magistratura farà piena luce, ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il messaggio profondo che arriva da questo evento.
Dietro questa vicenda ci sono quattro persone che devono essere ricordate: Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Safi Iayjad e il giovanissimo Ullah Ismat Qiemi, di soli diciannove anni. Prima ancora che braccianti, erano persone. Onorare la loro memoria significa interrogarci seriamente sulle condizioni in cui migliaia di lavoratori vivono e operano nelle nostre campagne, dalla Piana di Gioia Tauro alla Sibaritide.
Da anni la Calabria convive con piaghe come il caporalato e la marginalità sociale. Pochi giorni prima dei fatti di Amendolara ho presentato un'interrogazione sulla tendopoli di San Ferdinando perché ritengo che il tema non possa essere affrontato soltanto quando esplode un'emergenza. La domanda è semplice: quale strategia abbiamo per garantire legalità, dignità del lavoro e superamento dei ghetti?
Dalla Piana di Gioia Tauro alla Sibaritide, da Rosarno e San Ferdinando fino a Corigliano-Rossano, Cassano, Trebisacce e Amendolara, migliaia di persone lavorano ogni giorno nelle nostre campagne contribuendo ad un settore fondamentale per l'economia calabrese.
Eppure continuiamo a discutere quasi esclusivamente di immigrazione, mentre si parla troppo poco di lavoro, di caporalato, di trasporti, di alloggi, di controlli e di integrazione.
È un errore che la politica continua a commettere.
Tuttavia, la domanda rimane: quale strategia abbiamo per garantire legalità e dignità? La risposta deve passare attraverso la piena applicazione degli strumenti legislativi esistenti.
È necessario richiamare con forza l'attuazione della Legge del 29 ottobre 2016, n. 199, che reca disposizioni fondamentali per il contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento del lavoro in agricoltura. Questa norma, nata per riportare il settore dentro binari di giustizia, deve trovare un’applicazione rigorosa per sottrarre i lavoratori ai caporali. Allo stesso modo, a livello locale, non si può prescindere dalla Legge Regionale della Calabria n. 9 del 26.04.2018, che definisce interventi per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento e per la promozione del lavoro dignitoso in agricoltura.
Affrontare il problema del caporalato non significa privilegiare gli interessi degli stranieri, ma esattamente il contrario: significa difendere gli imprenditori onesti che rispettano le regole e tutelare i lavoratori regolari dalla concorrenza sleale alimentata dall'illegalità. Il dibattito politico nazionale non può fermarsi agli slogan o alla sola questione migratoria; deve affrontare i temi del lavoro, dei trasporti, degli alloggi e dei controlli.
La tragedia di Amendolara non può essere archiviata come un episodio isolato. Se vogliamo davvero onorare le vittime, la politica a tutti i livelli deve avere il coraggio di superare la gestione delle emergenze — come nel caso delle tendopoli di San Ferdinando — per costruire un sistema agricolo basato sulla legalità e sulla dignità umana». Così in una nota il Vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, Giuseppe Ranuccio.