Riace e il consiglio comunale sospeso, Mimmo Lucano va al Tar: «Atto persecutorio, non riusciranno a fermarmi neanche stavolta»
L'ex sindaco annuncia battaglia per il mancato equilibrio di bilancio: «Misura illegittima, volevano soffocare la volontà popolare. Siamo un modello alternativo che dà fastidio»
La decisione della Prefettura di Reggio Calabria che ha avviato l'iter per lo scioglimento del Consiglio comunale di Riace, a seguito della mancata approvazione del riequilibrio di bilancio ha fatto scattare immediata la reazione di Mimmo Lucano, pronto a dare battaglia nelle sedi giudiziarie. «La sospensione prefettizia del Consiglio comunale di Riace è una misura del tutto illegittima e per la quale ho già presentato ricorso al Tar», tuona l'ex sindaco ed europarlamentare.
Alla base dello scontro c'è la gestione dei numeri in aula e una situazione di stallo istituzionale che Lucano imputa direttamente alle opposizioni e all'inerzia della Prefettura. «Gli equilibri di bilancio erano pronti», spiega. «La minoranza del Consiglio ha bloccato la nomina del primo dei non eletti della maggioranza, che aveva il diritto e la necessità di prendere il posto di una consigliera dimissionaria, e con il quale avremmo ristabilito il plenum del Consiglio».
Secondo Lucano, il comportamento della controparte avrebbe dovuto spingere l'organo prefettizio a un intervento correttivo: «Tale comportamento – assolutamente scorretto e ingiustificabile dal punto di vista istituzionale, perché volto a soffocare la volontà popolare – avrebbe dovuto allertare la Prefettura di Reggio Calabria, la quale aveva il dovere di ristabilire gli equilibri democratici dell'amministrazione, nominando essa stessa il consigliere entrante».
Da qui la convinzione che il provvedimento calato dall'alto non sia una semplice applicazione tecnica della norma, ma risponda a logiche differenti: «Per tale ragione, ritengo che la sospensione del Consiglio sia un atto politico persecutorio da parte di chi non accetta che Riace rimanga ancora un modello alternativo di governo territoriale, fondato sulla solidarietà e sul ribaltamento delle bugie strombazzate dalla propaganda delle destre: la pericolosità dello straniero, la necessità di abbandonare al loro destino di spegnimento le aree interne del sud Italia, la cattiveria come modello politico».
Infine, un affondo che richiama le vicende giudiziarie del passato e il braccio di ferro con le istituzioni: «Tante volte hanno provato a fermarmi con la "legalità formale", con i cavilli dei burocrati che funzionano a intermittenza, a seconda dei soggetti a cui sono rivolti: non ci riusciranno nemmeno questa volta».