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29/10/2026 ore 13.10
Politica

Riace, Lucano respinge a muso duro le accuse sui debiti e rilancia: «Li ha fatti la commissaria, ma che senso ha amministrare in un clima di perenne pressione?»

Il primo cittadino non ci sta sui 3,5 milioni di buco e punta il dito contro la gestione prefettizia: «Atteggiamento persecutorio, decisi a far valere le nostre ragioni al Tar». L'ex governatore Oliverio attacca: «Abuso dello Stato»

di Ilario Balì

«Non ho speso un solo euro, neanche per un caffè. Se la commissaria si è insediata nel 2018 per il dissesto ed è andata via nel 2023, quei debiti sono maturati durante la sua gestione, non la nostra.» Si difende così, senza mezzi termini, il sindaco di Riace Mimmo Lucano all'indomani della relazione firmata dal commissario prefettizio, che attribuisce all'ente locale un disavanzo superiore ai 3,5 milioni di euro. Nel corso di una conferenza stampa infuocata, al fianco del vicesindaco Maurizio Cimino, del primo dei non eletti Giuseppe Apicella e dell'ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, il primo cittadino ha rigettato in blocco i rilievi contabili, parlando apertamente di una strategia tesa a delegittimare l'azione amministrativa della sua giunta.

«Che senso ha amministrare in un clima di perenne pressione?» si chiede amaramente Lucano, richiamando anche le recenti prese di posizione politiche ed etiche dell'amministrazione: «Siamo stati a Gioia Tauro per denunciare il transito di armi verso Israele, abbiamo proposto il gemellaggio con Gaza incontrando l'ostruzionismo della minoranza. Si tratta di scelte dettate da umanità e solidarietà: perché trasformarle in motivo di accusa?».
Entrando nel merito delle cifre contestate, il sindaco evidenzia presunte anomalie nella quantificazione del passivo: «Alcune somme figurano persino duplicate negli elenchi. Ci troviamo di fronte a uno scandalo e a un atteggiamento persecutorio che sembra non finire mai. Abbiamo già presentato ricorso al TAR e attendiamo con fiducia il pronunciamento dei giudici».

A fare da eco alle parole del sindaco è Giuseppe Apicella, primo dei non eletti, che non esita a definire il quadro attuale come un'operazione prestabilita: «Esiste un disegno politico ben preciso mirato a estromettere Mimmo Lucano e a bloccare sistematicamente qualsiasi prospettiva di sviluppo per Riace. Ci auguriamo che la giustizia amministrativa faccia presto chiarezza».

Sulla stessa linea il vicesindaco Maurizio Cimino, che rivendica la correttezza dell'operato della giunta e chiarisce le dinamiche che hanno condotto all'attuale fase di stallo: «Non siamo amministratori spregiudicati. Quei debiti non sono farina del nostro sacco, li abbiamo ereditati direttamente dalla gestione commissariale. Se non si sono avuti i numeri sufficienti in aula per riapprovare il piano di riequilibrio, ciò è dipeso esclusivamente dalle posizioni politiche assunte da alcuni consiglieri».

Particolarmente duro l'intervento dell'ex governatore della Calabria Mario Oliverio, che ha spostato l'attenzione sui profili istituzionali e normativi della vicenda, contestando la regolarità delle procedure adottate dagli organi governativi. «Siamo dinanzi a un palese abuso da parte di apparati dello Stato», ha dichiarato Oliverio. «Non potendo ricorrere allo scioglimento ai sensi della legge Severino, si stanno utilizzando le funzioni amministrative in modo distorto per raggiungere lo stesso obiettivo. A seguito delle dimissioni irrevocabili di un consigliere comunale, il consiglio avrebbe dovuto procedere alla surroga attingendo al primo dei non eletti per integrare il plenum».
Secondo l'ex presidente della Regione, l'iter seguito dalla Prefettura avrebbe bypassato i passaggi stabiliti dal Testo Unico degli Enti Locali: «Qualora il consiglio non adempia, spetta alla Regione intervenire. Chiedo direttamente al Prefetto se la Regione Calabria sia stata opportunamente informata affinché provvedesse alla surroga. Invece di nominare un commissario ad acta per completare l'assise, si è preferito nominare un commissario per il dissesto. È un atto del tutto illegittimo, frutto di un'interpretazione paradossale della norma. Se in questa regione esiste ancora una maggioranza consiliare, si interpellino immediatamente i vertici del Viminale».