Ripascimenti e deroga ai vincoli, la Calabria accelera dopo Harry: la sfida ora è rimettere in sicurezza le coste
Dopo le devastazioni del ciclone di gennaio, la Regione punta sui primi interventi di ripascimento costiero lungo lo jonio reggino, partendo da Grecanica e Locride. Al centro del piano illustrato da Occhiuto il recupero dei sedimenti da porti e fiumare
Il dopo cicloni, in Calabria, passa dalla sabbia. Passa dagli arenili cancellati o assottigliati dalle mareggiate di gennaio, dai lungomari distrutti da Harry, dalle ferite aperte lungo la costa calabrese da fratelli e sorelle successivi, dalle infrastrutture finite sotto pressione e da una domanda che oggi torna con forza: quanto tempo serve per riportare una linea di costa ferita dentro un quadro di sicurezza almeno accettabile.
La Regione Calabria ha scelto di muoversi collocando il tema del ripascimento al centro della risposta successiva all’emergenza. Gli eventi meteomarini che dal 18 gennaio in poi hanno investito la Calabria hanno lasciato una scia profonda di erosione costiera, con danni diffusi ad abitazioni, attività turistico-ricettive e opere pubbliche. In molti tratti la spiaggia si è ridotta sensibilmente, riducendosi a pochi metri, mentre l’esposizione al rischio è diventata una condizione concreta e diffusa lungo la fascia costiera.
Da qui l’impostazione illustrata nel corso della conferenza stampa pre-Consiglio Regionale dedicata allo stato di emergenza: intervenire subito nei punti più compromessi e, insieme, costruire una cornice tecnica e amministrativa capace di rendere i ripascimenti praticabili in tempi compatibili con la gravità del quadro.
Il nodo, del resto, è stato indicato proprio dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, che ha rivendicato l’incremento della spesa contro il dissesto idrogeologico negli ultimi anni, pur riconoscendo che la distanza tra ciò che si è fatto e ciò che servirebbe resta ampia. «Negli ultimi quattro anni abbiamo speso 140 milioni, nei dieci anni precedenti 70 milioni», ha spiegato, aggiungendo subito che il vero ostacolo, molto spesso, coincide con la lunghezza dei procedimenti autorizzativi.
È qui che si inserisce il cambio di passo evocato dalla Regione. Perché per un intervento di erosione costiera, è stato ricordato, servono oggi fino a 18 pareri preventivi: insomma una macchina lenta, pesante, preistorica, che rallenta la possibilità di intervenire quando i territori avrebbero invece bisogno di risposte immediate mentre le lancette continuano a battere sull’orologio. Le deroghe ottenute con le ordinanze di protezione civile successive al ciclone Harry rappresentano dunque, in questa fase, il perno operativo per accelerare gli affidamenti, semplificare i passaggi amministrativi e rendere possibile ciò che fino a ieri restava bloccato tra uffici, attese e autorizzazioni.
Il piano dei ripascimenti predisposto in queste settimane punta proprio su questo: primi interventi urgenti da realizzare prima della stagione estiva, con l’utilizzo dei sedimenti provenienti da alvei sovralluvionati e porti insabbiati. Per l’area grecanica il punto di prelievo individuato è il porto di Saline Joniche, mentre i tratti destinatari del ripascimento sono Melito Porto Salvo, San Lorenzo e Bova Marina, alcuni dei luoghi che più duramente hanno pagato l’impatto delle mareggiate. Ma si parla anche delle fiumare Amendolea, Melito, S.Elia ed altre. Per la Locride, invece, il punto di prelievo è il porto di Roccella Jonica, con interventi previsti a Roccella, Caulonia, Marina di Gioiosa Jonica e Siderno.
Dentro questo quadro si muove il lavoro dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, chiamata a definire entro il 18 maggio il Piano della compensazione dei sedimenti. È un percorso tecnico-operativo che parte dalla ricognizione degli effetti prodotti dal ciclone, passa attraverso l’acquisizione di dati, cartografie, sopralluoghi, rilievi, analisi di laboratorio e punta a individuare aree sorgenti di materiale, zone di trasporto naturale e possibili aree di ripascimento. Il lavoro già svolto ha interessato 124 territori comunali, con circa 300 areali o punti verificati, mentre l’analisi prosegue sull’intero territorio calabrese attraverso le diverse unità territoriali di riferimento.
Occhiuto ha insistito molto su questo aspetto, indicando nella collaborazione avviata dal 2022 con l’Autorità di Bacino uno degli elementi che avrebbero consentito alla Calabria di acquisire una conoscenza più puntuale della mappa dei rischi. Una conoscenza che riguarda anche la qualità dei sedimenti presenti nei torrenti, nei fiumi e nelle fiumare, e dunque la possibilità concreta di riutilizzarli per il ripascimento delle spiagge. È un punto decisivo, perché sposta il tema dalla sola emergenza a una gestione più strutturata del territorio, capace di mettere in relazione difesa del suolo, erosione costiera e manutenzione delle aste fluviali.
Resta, sullo sfondo, la dimensione più profonda della questione. Harry ha colpito con una violenza eccezionale, scaricando in poche ore quantità d’acqua enormi e mettendo in luce una fragilità che attraversa coste, argini, fiumi, centri abitati e aree produttive. Il ripascimento, in questo scenario, è una risposta urgente e necessaria, perché restituisce protezione agli arenili e prova a ricucire i tratti di costa più vulnerabili. Da solo, però, non esaurisce il problema.
Lo stesso presidente della Regione ha richiamato la necessità di una sensibilità più diffusa nell’uso del territorio, ricordando quanto pesino le costruzioni a ridosso dei corsi d’acqua e una pianificazione che, per troppo tempo, non ha fatto i conti fino in fondo con il rischio.
Per questo il dopo Harry si gioca adesso su due piani che devono restare insieme. Il primo è quello dell’urgenza: ripascere, riparare, proteggere prima dell’estate i tratti più esposti dello Ionio calabrese. Il secondo è quello della tenuta nel tempo: trasformare le deroghe di oggi in una capacità ordinaria di intervento, rendere più snelli i processi, consolidare la conoscenza tecnica del territorio e impedire che ogni mareggiata riporti la Calabria al punto di partenza.