San Lorenzo ferita dal Ciclone Harry, il sindaco Polimeni: «Così non si governa l’emergenza, servono strumenti straordinari»
VIDEO | Dal racconto dell’emergenza alla denuncia di una fragilità strutturale: costa sventrata, frane nell’entroterra, carenza di personale e servizi essenziali a rischio. Ospite degli studi de ilReggino.it il primo cittadino laurentino chiede interventi immediati e una visione di lungo periodo per evitare lo svuotamento definitivo dei comuni ionici
L’intervista con Sandro Polimeni, sindaco di San Lorenzo, era già programmata da tempo. Avremmo dovuto fare un bilancio dei primi mesi di attività amministrativa in uno dei comuni certamente più difficili – territorialmente parlando – da governare in Calabria. L’incontro, tuttavia, arriva nel pieno di settimane che hanno messo a nudo la fragilità dell’area grecanica, colpita duramente dal Ciclone Harry e diventato emergenza nazionale. San Lorenzo è al centro geografico e simbolico di questa ferita: costa sventrata, spiaggia cancellata, frane e smottamenti nell’entroterra, un Comune già segnato da criticità strutturali che si trova ora a fronteggiare uno straordinario che pesa come un macigno.
Da qui parte il racconto del sindaco. «Melito, Bova e San Lorenzo sono state devastate dalla furia delle onde e dalle piogge. Nelle zone interne abbiamo frane, costoni di roccia che cedono, aree da evacuare. È una situazione complessa che si innesta su problemi atavici». Il riferimento è alla carenza di personale, alla pianta organica ridotta all’osso, a un ufficio tecnico con una sola unità a 18 ore. Una condizione che rende difficile persino l’ordinario, figuriamoci l’emergenza.
La fotografia è quella di un Comune investito «come da un treno», con risorse amministrative insufficienti per affrontare ciò che verrà nelle prossime settimane: sommersioni, ripristini, messa in sicurezza. «Abbiamo scritto al Ministero. La situazione economica è fragile, il dissesto rischia di chiudersi male. Ci eravamo rimessi in cammino per ridare dignità a questo territorio, e oggi le difficoltà non dipendono dall’attuale amministrazione».
In mezzo, però, ci sono anche i segnali di un lavoro che prova a cambiare rotta. Polimeni rivendica scelte che a San Lorenzo non erano mai state portate a compimento: una su tutte la raccolta differenziata, partita tra mille difficoltà ma finalmente avviata. Un passo che rompe una narrazione storica pesante e restituisce un minimo di normalità a una comunità spesso raccontata solo per le sue emergenze.
Passata la tempesta resta il peso dei danni: San Lorenzo e Brancaleone davanti alla prova più difficileIl fronte più delicato resta la costa. Il lungomare è sventrato, la spiaggia ridotta a pochi metri. Il rischio concreto è che l’estate non parta, che gli stabilimenti balneari non possano aprire, che posti di lavoro preziosi vadano persi. «Servono ristori certi e veloci. Oggi è difficile persino pensare di installare uno stabilimento. Dei 60-70 metri di spiaggia ne restano cinque o sei». Da qui l’appello a una visione di prospettiva: protezione delle coste, barriere, ripascimento. «Continuare a rifare lungomari senza difendere il litorale è inutile. Il mare tornerà a prendersi tutto».
L’emergenza, però, non è solo marina. Nell’entroterra il tema diventa diritto alla salute. Strade provinciali ridotte ai minimi termini, frane che isolano i centri, tempi di percorrenza incompatibili con qualsiasi emergenza sanitaria. «Quaranta minuti per raggiungere un ospedale, se tutto va bene. In caso contrario, cosa succede?». È qui che lo spopolamento smette di essere un concetto astratto e diventa una minaccia concreta, imminente.
Polimeni parla di responsabilità, di decisioni che non sono mai neutre. «Muovere una penna è già una responsabilità enorme. Quando ci sono vite in gioco lo è ancora di più». Le evacuazioni, le ordinanze, la gestione del rischio quotidiano diventano il pane amaro di un sindaco che chiede attenzione alle istituzioni sovracomunali. «Ho chiesto alla Città Metropolitana di non abbandonare le aree interne. Qui non parliamo solo di un evento calamitoso, ma di anni di ritardi e fragilità».
La comunità di San Lorenzo è forte, coriacea, e per tramite del sindaco fa una dichiarazione di resistenza. «I cittadini di San Lorenzo sono legati alle loro radici. Con il loro aiuto riusciremo a risollevarci. Sarà una strada lunga e tortuosa, ma vedremo la luce». È una promessa che pesa quanto una responsabilità. In questo “A tu per tu”, a parlare è fisicamente il sindaco, ma intenzionalmente è tutta la città di San Lorenzo, la quale chiede scelte, strumenti, presenza dello Stato. Perché senza risposte strutturali, l’emergenza rischia di diventare la normalità.