Sanità nella Locride, il PCUP denuncia il declino dell’ospedale di Locri: «Carenze di personale, farmaci e posti letto»
Lorenzo Fascì e Nicola Limoncino aprono il loro «viaggio nella sanità calabrese» e puntano il dito anche sulla chiusura dell’ospedale di Siderno: «La riduzione dell’offerta nasce dalla logica del risparmio»
«Non c’è dubbio che un Paese civile debba porre in cima all’agenda di Governo la realizzazione di un sistema sanitario efficiente e qualificato. Certamente pubblico e non privato. Nel nostro caso è quello che dovrebbe fare l’Azienda Sanitaria Provinciale; ovviamente con le risorse messe a disposizione della Regione Calabria. Bene, come PCUP ci siamo prefissati – come primo e primario obiettivo – avviare una forte battaglia per migliorare il Sistema Sanitario. Incominciamo questo viaggio dall’Ospedale di Locri».
Così, in una nota, il Segretario Regionale PCUP Calabria Lorenzo Fascì ed il delegato regionale del partito alla sanità Nicola Limoncino.
«Per le notizie che abbiamo si presenta con tante ed enormi carenze e tra le tante ne segnaliamo alcune: l’Ospedale vive in una perenne precarietà per mancanza di personale medico e paramedico; al Pronto soccorso manca personale e mancano i farmaci antidolorifici; gli ascensori funzionano a giorni alterni; gli ammalati spesso vengono invitati a comprare i farmaci – anche per malattie particolari – all’esterno (proprio perché l’Ospedale non ha scorte); ma soprattutto: l’Ospedale era stato ideato e costruito nel 1949 (e cioè 80 anni or sono) per ospitare 800 posti letto; oggi ospita 280 posti letto; cioè ha perso circa 500 posti!
Bene, se consideriamo che l’Ospedale di Locri serve un territorio molto grande (tutta la Jonica Alta) e l’ospedale più vicino è quello di Melito Porto Salvo si capisce l’importanza strategica di questo Nosocomio. Eppure è in stato di precarietà.
Per aggravare la situazione occorre ricordare che fino a pochi anni i cittadini della Jonica Alta potevano usufruire anche dell’Ospedale di Siderno che oggi è chiuso. Da anni si ipotizza la conversione in Casa della Comunità ma, di fatto, ancora oggi è chiuso per mancanza di personale e di strumentazione sanitaria. Perché? Sulla base di quale logica? Ebbene la logica è quella del risparmio dei costi! Eh sì. Il risparmio.
Fondamentalmente la riduzione dell’offerta sanitaria nasce da 2 logiche diverse ma concentriche:
- La Regione riserva alla spesa sanitaria sempre meno risorse; come se la salute dei cittadini fosse un fattore secondario e marginale;
- La seconda ragione è insita nel sistema sanitario di territorio fondato sul concetto di “Azienda”. I Direttori Generali sono costretti (si fa per dire) a decidere in termini “ragionieristici” e cioè risparmio: cioè il sistema attuale è fondato su fondamenta opposte a quello che servirebbe per dare ai cittadini una offerta sanitaria efficiente e di qualità».