Scuola in Calabria, Falcomatà lancia l’allarme sul calo degli studenti: «La Regione intervenga, i territori più fragili rischiano di svuotarsi»
Il consigliere regionale del Pd richiama i dati sulla perdita di quasi 5mila alunni e 55 cattedre di potenziamento e chiede misure per mantenere aperti i plessi nei piccoli comuni
«Il nuovo anno scolastico in Calabria è appena iniziato e le letture giornalistiche dipingono un quadro molto preoccupante, nel quale la nota più dolente è la crescente desertificazione demografica che, ormai a velocità incontrollabile, sta svuotando le nostre aule e privando il territorio delle sue migliori energie». È quanto afferma in una nota il Consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Falcomatà.
«Come già denunciato dalle organizzazioni sindacali di categoria, rispetto ai dati ufficiali del Ministero dell'Istruzione, la situazione è drammatica: la Calabria perde poco meno di 5000 studenti in un solo anno scolastico. Questo crollo verticale non rappresenta solo un numero in un grafico, ma parla di persone, ragazzi, studenti, famiglie e ovviamente insegnanti: 55 cattedre di potenziamento in meno.
Il diritto allo studio in Calabria anno dopo anno subisce ridimensionamenti, e l'area metropolitana di Reggio Calabria paga un prezzo importante».
«Tra la chiusura dei plessi nei comuni interni dell'Aspromonte e l'accorpamento meccanico degli istituti, intere comunità rischiano di rimanere senza presenza di istituzioni scolastiche. E sappiamo quali conseguenze può avere alle nostre latitudini, l’assenza di presidi educativi sul territorio. È un’emergenza sociale imprescindibile, eppure, la Giunta Regionale la sta ignorando. È un terrificante circolo vizioso: la mancanza di prospettive per i giovani studenti, costringe le famiglie ad abbandonare il nostro territorio, la conseguente chiusura o contrazione delle scuole accelera lo spopolamento dei nostri borghi».
«Il dimensionamento scolastico applicato finora ha penalizzato i territori più fragili, preferendo i tagli brutali in una logica quasi aziendale, alla tutela delle specificità locali e delle necessità dei territori. Non è normale che un bambino residente in un comune della Città Metropolitana di Reggio Calabria, rischi nel 2026 di fare il pendolare solo per frequentare la scuola dell'obbligo, sembra quasi un’immagine presa dal secolo scorso, lontana anni luce da un’idea di società moderna, inclusiva e solidale».
«Il contrasto al calo demografico deve diventare la priorità assoluta dell'agenda politica regionale. E non solo, al di là dei messaggi di auguri di buon anno scolastico, che parlano di ambizione, coraggio e sogni futuri, toccanti a dire il vero, ma ipocriti se poi si permette la cancellazione di decine di classi, con conseguenze dirette proprio sul futuro dei nostri ragazzi».
«La Regione deve agire con concretezza e attuare politiche adeguate a mantenere aperti i plessi nei piccoli comuni e per garantire deroghe sui numeri minimi di alunni per classe, partendo proprio dalle aree più svantaggiate della provincia reggina. Fermare questa emorragia di studenti significa difendere l'identità di un territorio e il futuro della nostra Regione. Di questo passo, il famoso «Reddito di merito» lo conquisterà soltanto una delle sedie vuote lasciate dai nostri ragazzi».