Sezioni
22/09/2026 ore 14.00
Politica

Slogan, identità, colpi bassi e voto utile, benvenuti alle Suppletive del Collegio 5 che diventano termometro della politica nazionale

Mai come quest’anno fari puntati su una elezione dallo scarso appeal ma con vista sulle politiche 2027. Domenica e lunedì si conoscerà non solo il nome di un nuovo deputato, ma si deciderà il futuro politico di tanti. Ma tra scaramucce e veleni ciò che conta sono solo i voti...

di Claudio Labate

Si è aperta la settimana decisiva per la corsa al seggio vacante di Montecitorio in palio nel collegio uninominale di Reggio Calabria. Una consultazione elettorale resasi necessaria nel collegio uninominale 5 di Reggio Calabria dopo le dimissioni del deputato Francesco Cannizzaro, rassegnate il 22 luglio scorso in seguito alla sua elezione a sindaco. Per questo saranno 71 i comuni che nel prossimo week end riapriranno i seggi per dare modo ai quasi 350 mila elettori di esprimere la propria preferenza, in una tornata elettorale dallo scarso appeal che registrano storicamente un'affluenza media molto bassa, compresa tra il 10% e il 20% degli aventi diritto.

Ma la partita in riva allo Stretto non racconta solo di una sostituzione a Montecitorio. Il voto di Reggio ha assunto una valenza politica nazionale, e domenica e lunedì prossimi saranno in tanti a giocarsi non solo la vittoria, ma anche, in un certo senso, un futuro politico. Non è il caso di Fabio Roscioli che ha giurato e spergiurato, insieme a Cannizzaro, di non aver alcuna prelazione, e neanche aspirazione, per le liste calabresi delle prossime politiche.

La scelta ricaduta sul nome del tesoriere degli azzurri ha una sua logica politica, certamente, ma è anche strategica per la città. Questo ha detto il sindaco Cannizzaro che come suo costume ci ha messo la faccia, per intero, visto che questo voto serve, oltre che a consolidare la posizione e la leadership interna (che non può certo accontentare tutti) e perché no, nazionale, anche a concretizzare percorsi già avviati in Parlamento ed oggi abbandonati a sé stessi, ma che grazie a quella eventuale presenza, cristallizzerà la filiera monocromatica che dalla Regione, passando per il Comune giunge al Governo. Linfa per rilanciare con forza la teoria del “voto utile”. Dunque, chiede fiducia Cannizzaro, e lo fa perché fino ad ora, e senza tema di smentita, ha dimostrato di essere un fine stratega, minuzioso e attento ai particolari. Ma una strategia fine a sé stessa poco può incidere se ad essa non viene affiancata l’operatività dell’azione politica. Ed anche su questo versante, il “primo” Cannizzaro alla guida di Palazzo San Giorgio ha messo in evidenza il suo modus operandi, infarcito di quella “cazzimma” che piace al cittadino.

La presenza del generale Roberto Vannacci che, seguendo un trend positivo consegnatogli dai sondaggi, misurerà la forza elettorale di Futuro nazionale, ha quindi alzato al massimo il fascino di una elezione di cui quasi mai nessuno ne ha parlato così tanto. Il risultato che raccoglierà in queste suppletive sarà il futuro convitato di pietra delle prossime elezioni politiche. Se vice, o comunque va oltre il 10%, si ritaglierà un posto di tutto rispetto al tavolo delle prossime politiche e probabilmente il centrodestra non potrà ignorarlo, ma se non centra l’obiettivo minimo che si è fissato, rischia di iscriversi tra le sigle che hanno un ruolo solo di rappresentanza. Il fenomeno Vannacci insomma non va sottovalutato, ma neanche esasperato. Non può negarsi che il generale sia un abile oratore, usi un linguaggio semplice, chiaro, che arriva alla pancia dei cittadini, ma per sfondare in questa tornata elettorale, la prima che lo vede coinvolto in prima persona, ha puntato a sovvertire l’ordine esistente, a livello politico, certo, ma anche psicologico, attraverso una di quelle manovre che in gergo militare viene definita di “defezione indotta”, convincendo il “nemico” a disertare o cambiare schieramento. Per farlo ha scelto Domenico Giannetta, ex consigliere regionale e capogruppo di Forza Italia a Palazzo Campanella che ha lasciato gli azzurri ad agosto per candidarsi con il movimento del generale, guadagnandosi l’appellativo di “mercenario”, “traditore” e in alcuni casi “voltagabbana”. A ben vedere non è il primo né sarà l’ultimo e, certo, avrà avuto le sue ragioni, politiche o personali che siano – è degli ultimi giorni la rivelazione di Cannizzaro che vuole Nino Minicuci quale regista «livoroso» dell’operazione - ma ha oggettivamente appeso ad un filo (si vedrà se spinato) la sua vita politica finora vissuta non certo con l’animo del parà. Il che non significa che non sia determinato o che non abbia fatto anche cose buone. Semplicemente ambiva a qualcosa di più, e resosi conto che non era ancora arrivato il suo momento, ha definitivamente ampliato lo strappo con i vertici di Forza Italia, riconoscendosi nello slogan lanciato dal generale: “Reggio ai reggini”.

Slogan tornato di moda anche nel campo largo del centrosinistra che sosterrà la candidatura di Frank Benedetto. Uno slogan non nuovo, e neanche fortunato, da quelle parti, se si pensa che è stato utilizzato proprio alle ultime comunali stravinte dal centrodestra. Con il cardiologo reggino saranno dodici le formazioni politiche a sperare in un exploit, confidando proprio nella ritrovata unità della coalizione, ma soprattutto affidandosi alla voglia di Benedetto di rientrare nell’agone politico. Il medico reggino di origini newyorchesi, d’altra parte, forse memore delle ultime imprese della coalizione, ha preso, autonomamente, macchina e bagagli ed ha cominciato a girare gran parte dei comuni in cui si voterà, dando anche al centrosinistra un modo per rinnovarsi. Non è un caso se Tridico lo ha ribattezzato «il nuovo modo di fare politica del centrosinistra», e Boccia ha sottolineato come ora sia «la coalizione a mettersi al servizio del candidato e non viceversa». A volte la verità viene a galla inesorabilmente, soprattutto se si guarda al recente passato.

Della competizione sarà anche Francesco Toscano, leader di Democrazia sovrana popolare che, orfana di Marco Rizzo, vuole rappresentare anche una voce critica rispetto al sistema e alle politiche del governo Meloni. Occuperà il primo posto nella scheda rosa che domenica e lunedì prossimi gli elettori del collegio 5 di Reggio Calabria si troveranno davanti nel segreto dell’urna, e l’essere considerato sempre e comunque un outsider non lo spaventa, convinto com’è di aver lasciato una traccia alle ultime elezioni regionali, quando raccolse l’1%, che diventa fieno in cascina per il presente e il futuro di Democrazia sovrana popolare.

Ma al di là delle strategie difensive o offensive messe in campo in questa campagna elettorale alla fine ciò che conta saranno i voti e quindi vincerà chi riuscirà a portare più elettori ai seggi in una competizione, come detto, dallo scarso appeal. Di certo Cannizzaro, che ha seminato e coltivato un ampio elettorato sul territorio metropolitano, parte con i favori del pronostico. Per gli altri si tratta di una vera e propria scommessa che, in percentuale, può partire da una ipotetica buona base di partenza, senza però dimenticare l’adagio di nenniana memoria: “piazze piene, urne vuote”.