Taurianova, Marafioti: «Manca la politica sana e vera»
L’esponente dei dem scrive ai cittadini: «Auguro una campagna elettorale di idee e proposte, non di promesse e poltrone»
di Simone Marafioti*
Cinque anni. Sono passati cinque anni da quando, entrando in consiglio comunale, ho giurato davanti ai cittadini di rappresentarli con forza, con coerenza e con un solo obiettivo: difendere Taurianova, anche quando sarebbe stato più comodo restare in silenzio. Cinque anni che oggi posso raccontare come un lungo viaggio dentro una macchina istituzionale svuotata di senso e di partecipazione, in cui la mia voce è stata spesso l’unico rumore in un mare di silenzi.
Durante i primi anni di questo mandato ho portato in aula decine di interpellanze, tutte frutto di ascolto, studio, confronto con la città reale, quella che vive tra i problemi di ogni giorno, non nelle favole o nelle fotografie. Interpellanze discusse fino a quando il sindaco Biasi, con un atto che definire politico sarebbe un'offesa alla politica stessa, ha deciso di modificare il regolamento consiliare per impedire alla minoranza di parlare, per metter fine al confronto, per spegnere quelle voci che continuavano – testardamente – a ricordargli che amministrare non è comandare, ma rispondere.
Un sindaco che ha ridotto il consiglio comunale a un monologo personale, trasformando quella che doveva essere la casa della democrazia locale in un palcoscenico per le sue autocelebrazioni. Cinque anni di sedute-farsa, dove nessuno dei consiglieri di maggioranza ha mai preso la parola, mai espresso un’idea, mai alzato la mano per qualcosa che non fosse approvare in silenzio. Nessuno che abbia avuto il coraggio di dire “non sono d’accordo”, a parte alcuni che dopo tanto tempo hanno deciso di dire basta, occupando i banchi della minoranza. E oggi, come se nulla fosse, tutta la maggioranza si ripresenta alle elezioni “per essere la voce del popolo”. Ma quale voce? Quella che non abbiamo mai sentito?
Nel frattempo Taurianova è rimasta ferma. O, meglio, ha fatto passi indietro. Nessuna crescita, nessuna prospettiva, nessuna visione. Gli unici scatti immortalati sono quelli delle foto social, dei tagli di nastro e delle convention. Un’amministrazione che ha confuso la comunicazione con l’azione, credendo che un post potesse sostituire un progetto, che una diretta potesse trasformarsi in risultato. Ma le piazze sono più vuote, i giovani partono, i quartieri si spengono, le attività chiudono ed i problemi restano.
Nel corso di questi anni ho scritto, parlato, denunciato. Comunicati stampa, prese di posizione pubbliche, interventi. Credo - e spero - d’aver fatto ciò che doveva fare un consigliere di opposizione: controllare, stimolare, proporre, criticare. Sono stato eletto in una lista composta da tanti giovani, che con entusiasmo hanno ottenuto un risultato importante dopo un periodo politico difficile, combattendo contro chi diceva che dalla “polvere” non poteva nascere nulla. Ho rappresentato in consiglio la voce di quel partito, che mi ha cresciuto e formato, finché le divergenze non sono diventate derive autoritarie a cui nessuno di noi ha inteso sottostare. Ho portato in consiglio le voci di tanti taurianovesi, dei commercianti, dei cittadini inascoltati, delle associazioni, dei giovani. Soprattutto non mi sono mai piegato ai compromessi, alle offerte di comodo, ai silenzi strategici che tanti, troppi, hanno scelto come moneta di scambio per un posto al tavolo.
Questo è stato, senza ipocrisie, il tempo dell’arroganza e dell’omologazione, dove la competenza era vista come una minaccia e la critica come un’offesa personale.
Oggi, a poche settimane dalle nuove elezioni, il quadro che appare davanti ai cittadini, per tanti, è persino più desolante. Si moltiplicano liste civiche e pseudo-civiche, liste di nomi, di sigle, di vecchie ruggini travestite da novità. Gruppi composti da pezzi presi qua e là, non per una visione comune, ma per calcolo e opportunismo. Tutto si riduce a un gioco di incastri, a un mosaico costruito con materiali fragili e incompatibili. Non c’è, in poche parole, la politica, quella sana, quella vera.
Anche il centrosinistra, storicamente il perno del dibattito democratico, fatica a trovare la sua rotta dentro un mare politico agitato e incerto. L’introduzione del sistema maggioritario ha reso ancora più evidente la confusione generale, la mancanza di punti di riferimento, ma soprattutto di identità. Mai come oggi si ha la sensazione che la politica non sia più il luogo dove si scelgono visioni, ma la scacchiera su cui ognuno muove per occupare una casella, a prescindere dalla direzione della partita.
In questi mesi ho cercato, con pazienza e con convinzione, di andare oltre tutto questo. Ho provato - insieme a tanti - a mettere insieme ciò che da anni viene diviso: persone, sensibilità, idee. Ho parlato con tutti, senza pregiudizi né bandiere, perché credo ancora che il dialogo sia la base della politica vera. Ho incontrato i rappresentanti di ogni schieramento, tutti legittimamente desiderosi di partecipare, ma spesso privi di una squadra vera o di fondamenta solide sulle quali costruire qualcosa che duri nel tempo.
Molti mi hanno dimostrato rispetto, stima, amicizia. E di questo sono profondamente grato. Ma, purtroppo, ho dovuto constatare che la convenienza regna sulla convinzione. Si è disposti a tutto pur di mantenere un equilibrio fragile, costruito fra rancori mai risolti e opportunità personali che nulla hanno a che fare con il bene comune. Io ho sempre creduto che la politica fosse collettività, non individualismo; visione, non improvvisazione; programmazione, non ricerca affannosa di una poltrona in consiglio. E questa resta la mia idea, anche se oggi – guardando a ciò che accade – appare sempre più come una voce fuori dal coro.
Chi oggi parla di rinnovamento lo fa guardandosi allo specchio, non guardando al popolo taurianovese o alla città. Oggi in tanti mi chiedono perché non si è riusciti a trovare "l'unità". La risposta non è da ricercare nella mancanza di disponibilità, ma nell'eccesso di mediocrità.
E allora mi chiedo: quale spazio può avere la coerenza in tutto questo? Dove può sedersi chi, in questi anni, ha scelto di non fare parte di questo circo, chi rifiuta il trasformismo e la mediocrità come metodo? A quanto pare, al momento, non c’è spazio. Ma va bene così. Perché la coerenza, a volte, è scegliere di stare fermi quando intorno a te tutti corrono senza sapere dove.
A chi mi ha eletto, a chi mi ha sostenuto, a chi mi ha semplicemente fermato per strada per un confronto, va il mio ringraziamento più sincero. In questi anni ho conosciuto persone straordinarie — cittadini liberi, onesti — che mi hanno insegnato più di qualunque aula consiliare. Ho ricevuto consigli, incoraggiamenti, critiche giuste e stimoli preziosi, e tutto ciò mi ha aiutato a restare saldo quando la corrente spingeva nella direzione opposta.
A ciascuno di voi dico grazie: perché siete stati la mia bussola, la misura della mia coerenza, e la ragione per cui, nonostante tutto, continuo a credere che valga ancora la pena restare dalla parte giusta e non arrendersi.
Continuerò a farlo, insieme a tutto il popolo taurianovese che oggi rimane inascoltato, che non vede una rappresentanza, che non nota un cambiamento, condotto autolesionisticamente a scegliere il meno peggio - oppure - nella peggiore delle ipotesi, a non scegliere. Per me possono cambiare i luoghi della politica, le forme, i contesti, ma l’onestà, l'impegno, la passione e l’amore per questa terra restano invariati.
Infine, auguro a tutti una buona campagna elettorale.
Che sia onesta. Che si discuta di idee e non di promesse, di progetti e non di poltrone. Che vinca, mi auguro, chi avrà il coraggio di guardare i cittadini negli occhi e dire la verità, non chi saprà meglio nasconderla dietro un falso sorriso. Osserverò con la serenità di chi non deve cercare nulla e con la certezza di aver dato tutto senza mai tradire me stesso né la mia città.