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28/07/2026 ore 16.23
Politica

Tendopoli di San Ferdinando, il Patto territoriale: «Bene superare il ghetto, ma il piano non convince»

 Le associazioni chiedono un confronto con le istituzioni dopo l'annuncio dello smantellamento della tendopoli e dell'apertura delle palazzine di Rosarno. «Serve una strategia di lungo periodo, valorizzando le migliaia di case vuote presenti nella Piana».

di Redazione

Il superamento della tendopoli di San Ferdinando è un obiettivo condiviso, ma le modalità con cui si sta procedendo destano forti perplessità. È la posizione espressa dal Patto territoriale della Piana di Gioia Tauro, che interviene sul piano di sgombero dell'insediamento e sull'apertura delle palazzine di contrada Serricella, a Rosarno, destinate ad accogliere parte dei lavoratori agricoli stagionali.

In una nota, il Patto evidenzia come il superamento del sistema dei ghetti rappresenti da sempre una delle principali rivendicazioni delle realtà che ne fanno parte. Tuttavia, sottolinea di essere ancora in attesa di un confronto con le istituzioni, richiesto formalmente da tempo ma, finora, mai avviato.

Secondo il Patto territoriale, le soluzioni individuate non affrontano le criticità strutturali del fenomeno e trascurano una risorsa ritenuta fondamentale: le migliaia di abitazioni vuote presenti nei comuni della Piana di Gioia Tauro.

Le associazioni denunciano quella che definiscono una gestione emergenziale dell'accoglienza dei lavoratori braccianti, sostenendo che negli ultimi decenni ingenti risorse pubbliche siano state impiegate senza costruire un modello stabile e sostenibile. Nel comunicato si evidenzia inoltre come gli stessi soggetti istituzionali che in passato hanno promosso la realizzazione delle tendopoli siano oggi impegnati nel loro smantellamento, senza un percorso di confronto con i lavoratori, con il mondo associativo, sindacale e umanitario e con i Comuni del territorio.

Tra gli aspetti ritenuti più problematici, il Patto segnala l'assenza di una strategia di lungo periodo per garantire un'accoglienza dignitosa durante le campagne di raccolta, con possibili ripercussioni anche sul piano organizzativo e dell'ordine pubblico.

Vengono inoltre evidenziate l'inadeguatezza del censimento delle persone presenti nella tendopoli, che secondo il Patto non rappresenterebbe l'effettiva presenza di lavoratori, compresi soggetti in condizioni di particolare vulnerabilità sociosanitaria, e la carenza di un'adeguata comunicazione rivolta alla cittadinanza locale sul piano operativo, elemento che potrebbe alimentare incomprensioni e tensioni sociali.

Il Patto territoriale chiede alle istituzioni competenti chiarimenti formali sul piano di intervento e propone una revisione del progetto attraverso un confronto con tutti i soggetti coinvolti.

Tra le proposte avanzate figura la creazione di un "pronto soccorso abitativo", finanziato con le risorse del decreto Caivano bis, che consenta di prendere in locazione le abitazioni inutilizzate presenti sul territorio e assegnarle ai lavoratori agricoli con un canone sociale.

Secondo il Patto, una soluzione di questo tipo permetterebbe di rispondere alla carenza di posti letto determinata dallo sgombero della tendopoli e, al tempo stesso, favorirebbe la rigenerazione dei centri della Piana interessati da un progressivo spopolamento.