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07/03/2026 ore 16.45
Politica

Trent'anni della 109/96, Battaglia e Palmenta: «Una legge che col riutilizzo sociale restituisce veramente quei beni alla collettività»

Reggio tra le città scelte da Libera per la campagna “Diamo linfa al bene”, raccolta firme per la destinazione stabile del 2% del FUG (Fondo Unico Giustizia) al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati

di Redazione

«Il 7 marzo ricorrono i trent’anni della legge 109 del 1996 sul riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie. È stata per il nostro Paese una conquista storica, frutto dell’impegno di istituzioni, associazioni e di tanti cittadini che hanno lavorato per trasformare patrimoni sottratti alla criminalità organizzata in luoghi di legalità, sviluppo sociale e di solidarietà.

I beni confiscati costituiscono un simbolo concreto della presenza dello Stato e della capacità dei territori di reagire, costruendo opportunità a partire da ciò che era stato segnato dall’illegalità. Ma la legge non solo ha portato innovazioni sostanziali e procedurali in tema di amministrazione dei beni sequestrati e confiscati, ha anche recepito l’esigenza di attuare un monitoraggio permanente di tali beni, affinché possano essere restituiti alla collettività e valorizzati attraverso progetti sociali, culturali e produttivi».

Ad affermarlo in una nota sono il sindaco facente funzioni del Comune, Domenico Battaglia, e Giuggy Palmenta, assessora con delega ai Beni confiscati, in occasione della ricorrenza che vede Reggio Calabria tra le città scelte da Libera per la campagna “Diamo linfa al bene”, un’occasione per celebrare questa importante storia civile e rilanciare la campagna di raccolta firme che propone una richiesta concreta: la destinazione stabile del 2% del FUG (Fondo Unico Giustizia) al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati.

Il banchetto informativo sarà presente fino all’8 marzo sul corso Garibaldi, all’angolo con via Cattolica dei Greci.

«L’importanza della legge 109 - hanno evidenziato Battaglia e Palmenta - sta anche nel fatto che essa completa il percorso avviato con la legge Rognoni-La Torre sulla confisca dei beni mafiosi. Con il riutilizzo sociale quei beni vengono finalmente restituiti alla collettività. In passato, pur essendo sequestrati, accadeva che attraverso passaggi e meccanismi complessi finissero per tornare, direttamente o indirettamente, nelle mani dei vecchi proprietari o di soggetti collegati. La legge del 1996 ha invece reso possibile chiudere questo cerchio, dando concretezza alla visione di chi ha combattuto la mafia pagando anche con la vita, come Pio La Torre, e di tutti coloro che si sono battuti affinché i beni sottratti alla criminalità diventassero strumenti di riscatto e cambiamento. Come Amministrazione abbiamo lavorato molto sull'assegnazione e il riutilizzo dei beni confiscati. Proprio nelle scorse ore è stato aperto il nuovo infopoint in un luogo simbolico un bene confiscato che rinasce a nuova vita divenendo punto di riferimento per la promozione del territorio, della cultura e dell’identità cittadina».