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24/04/2026 ore 18.30
Reggina

Reggina, ultima chiamata: il campo non basta, occhi puntati sul caso Messina

Amaranto chiamati a vincere e sperare, mentre le parole dell’avvocato Nostro alimentano l’ipotesi ribaltone

di Melania Neri

Due giornate alla fine e un destino che non dipende più soltanto dal campo. La Reggina si avvicina al bivio finale della stagione con poche certezze e molte incognite. La classifica parla chiaro: tre punti di distacco dalla vetta occupata da Nissa e Savoia rendono l’inseguimento complicato, e il prossimo turno potrebbe già indirizzare in maniera decisiva il campionato.

Gli amaranto saranno impegnati in trasferta contro il Milazzo, mentre le due capoliste giocheranno lontano da casa: la Nissa sul campo del Sambiase, il Savoia contro l’Athletic Palermo. Se i risultati dovessero sorridere ancora alle prime della classe, anche le ultime speranze di rimonta per la Reggina rischierebbero di affievolirsi prima dell’ultimo atto.

Al di là dei risultati altrui, però, la squadra amaranto è chiamata prima di tutto a guardarsi dentro. Le troppe occasioni sprecate lungo il percorso e le prestazioni altalenanti hanno segnato la stagione. Il primo tempo contro il Paternò, già retrocesso, resta emblematico: un approccio simile, in questa fase, può trasformarsi in un rischio concreto anche contro avversari senza più obiettivi. Serve una reazione sul piano del carattere, quella «ferocia» più volte richiamata da Alfio Torrisi e mai davvero diventata tratto distintivo.

Se il campo continua a lasciare uno spiraglio, è però fuori dal rettangolo verde che si concentra gran parte dell’attenzione. Il cosiddetto caso legato al Messina resta al centro del dibattito e potrebbe avere ripercussioni pesantissime sugli equilibri del Girone I di Serie D.

A fare chiarezza è intervenuto, ai nostri microfoni, l’avvocato Alessandro Nostro, che ha ricostruito nel dettaglio i punti chiave della vicenda:«È documentato che entrambi gli amministratori giallorossi, i signori Stefano Alaimo e Cissè Doudou Aissatou Sarr, avevano subito plurimi provvedimenti di inibizione sportiva. Ai sensi dell'art.9 c. 1 lettera h del C.g.s. l'inibizione comporta il divieto di rappresentanza della società sportiva. Qualsiasi firma apposta da soggetto inibito è nulla ed il documento è insanabile ex tunc».

Un passaggio centrale riguarda la fase societaria attraversata dal club peloritano: «È bene indicare che la società aveva richiesto il concordato con riserva (Art. 44-46 CCII), cosiddetto concordato in “bianco”. In questa fase, per legge, il debitore conserva la gestione ordinaria e straordinaria. In tale fase pertanto non vi poteva essere alcuna sottoscrizione della commissaria giudiziale che aveva mero potere di controllo e quindi permaneva la rappresentanza legale e di potere gestorio del duo inibito».

Da qui nasce l’ipotesi più delicata: «A seguito di esposto di Acireale e San Cataldese sembrerebbe ci siano plurimi contratti sportivi sottoscritti dall'allora presidente inibito. Se ciò fosse il Messina avrebbe giocato le proprie partite con giocatori “non tesserati” durante tutto il campionato».

L’avvocato Nostro è netto anche nel respingere la principale linea difensiva: «Ho sentito dire da alcuni tifosi peloritani “C'è stato il fallimento, abbiamo una nuova matricola, quindi siamo un soggetto ‘vergine’ e non abbiamo responsabilità per il pregresso”. Sbagliato. Il punto è che loro non sono ripartiti da zero: hanno acquisito il ramo d'azienda comprensivo dei lavoratori prima del fallimento e, subito dopo, gli è stato affidato il titolo sportivo ereditando in blocco il titolo ed il “pacchetto tesserati” i cui contratti sono stati sottoscritti dalla precedente società».

E aggiunge: «In pratica può darsi che abbiano ereditato una scatola, ma questa sia una scatola vuota e viziata (contratti validi civilmente ma sottoscritti da soggetto inibito e pertanto inesistenti). D'altro canto se non ci fosse stata continuità, i giocatori sarebbero stati tutti svincolati».

Le possibili conseguenze, in caso di accertamento, sarebbero radicali: «Qualora - continua Nostro - l'intero quadro probatorio trovasse formale accertamento da parte della Procura Federale, assisteremmo a un radicale stravolgimento della classifica del campionato di Serie D Girone I. L'esclusione dal campionato, in questo scenario, non rappresenta un'ipotesi remota, bensì l'unica sanzione giuridicamente e naturalmente dovuta (ai sensi dell'Art. 31 del C.G.S.)».

Una prospettiva rafforzata anche da ulteriori elementi: «A precludere eventualmente alla Giustizia Sportiva l'applicazione di sanzioni più lievi possono intervenire due pesanti aggravanti: l'illecito continuato derivante dall'utilizzo di plurimi contratti irregolari e la recidiva. La nuova società, infatti, avendo ereditato il Titolo Sportivo in regime di continuità assoluta, ha assorbito per intero anche la “fedina penale” della vecchia gestione».

Infine, il nodo dell’afflittività della sanzione: «Qualora il Messina dovesse maturare la retrocessione per demeriti sportivi direttamente sul campo, la sanzione del declassamento all'ultimo posto si rivelerebbe del tutto neutra. Pertanto, affinché la pena risulti effettivamente afflittiva, l'Organo Giudicante non avrebbe altra scelta se non quella di applicare la sanzione più grave, disponendo l'immediata esclusione dal campionato».

Nel frattempo, resta aperto anche il fronte societario. Il patron Ballarino ha già lasciato intendere, dopo la sconfitta con l’Acireale, la possibilità di un passo indietro. I contatti non sono mancati, ma ogni eventuale nuova trattativa è stata rinviata al termine della stagione.

Molto, inevitabilmente, dipenderà dalla categoria. Cambieranno le valutazioni, il peso delle offerte e l’interesse degli investitori. La Reggina si trova così sospesa tra campo e giustizia sportiva, con due partite ancora da giocare e un finale che resta tutto da scrivere.