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14/09/2026 ore 06.30
Chiedimi aiuto

Seminara, il silenzio delle istituzioni e il terrore in casa: ex detenuto psichiatrico tenta di uccidere i fratelli, ma a fallire è la "rete d'aiuto"

Dopo una condanna per omicidio e due anni per aver tentato omicidio di fratello e sorella, un uomo affetto da gravi disturbi psichiatrici è stato rimesso in libertà ed è tornato a vivere con le sue vittime. Nonostante le denunce per violenze e abusi sessuali, le segnalazioni al Sindaco, all'Asp e ai servizi sociali sono rimaste inascoltate

di Elisa Barresi

Ci sono storie di cronaca che non si limitano a raccontare un fatto, ma scoperchiano il baratro di una sofferenza quotidiana lasciata nell'ombra. E poi ci sono le emergenze reali, quelle in cui la burocrazia sorda e le omissioni istituzionali trasformano la vita di vittime innocenti in un incubo senza fine. A Seminara, piccolo centro dell'entroterra reggino già noto per tristi vicende giudiziarie, la violenza sembra essere diventata una realtà tollerata o drammaticamente sottovalutata dalle istituzioni. Non certo da chi quella violenza la subisce sulla propria pelle ogni giorno, costretto a combattere contro un muro d'indifferenza e a doversi quasi sentire in difetto nel denunciare per non subire l’onta della vergogna. Quando alla nostra rubrica «Chiedimi aiuto» è arrivato l'appello disperato di due fratelli, quello che si è delineato davanti ai nostri occhi ha superato ogni cupa immaginazione.

Un passato di sangue e una diagnosi ignorata

I fatti, rigorosamente documentati, raccontano una catena di fallimenti sistemici. Tutto ha inizio con un uomo che ha già scontato una pena di 12 anni di carcere per omicidio. Durante la detenzione gli viene diagnosticato un quadro psicopatologico severo e pervasivo: un disturbo della condotta presente fin dall'adolescenza, evoluto in un disturbo di personalità con tratti paranoidi, antisociali e narcisistici, associato a una compromissione cognitiva di livello medio. Una condizione clinica certificata che ne attesta la conclamata pericolosità sociale e che richiede una costante terapia farmacologica.

Ma cosa accade una volta espiata la prima condanna? L'uomo viene reinserito nello stesso nucleo familiare, tornandone a convivere con il fratello e la sorella. La convivenza si trasforma immediatamente in un calvario di vessazioni quotidiane, fino al tragico epilogo: l'uomo tenta di uccidere entrambi, fracassando il cranio alla sorella e accoltellando il fratello. Per quel duplice tentato omicidio si riaprono le porte del carcere e scatta una nuova condanna a due anni di reclusione, durante i quali riprende la somministrazione della terapia farmacologica.

Il ritorno nell'incubo e il buco nero dell'assistenza

Nel 2025, a fine pena, l'uomo torna in libertà. Ed è qui che la gestione della sicurezza e della salute pubblica sprofonda nel paradosso. L'ex detenuto viene scarcerato e rimandato a casa senza documenti, senza un medico di riferimento, privo di un percorso terapeutico o di reinserimento e, soprattutto, senza alcuna copertura farmacologica. La prima domanda sorge spontanea e sconcertante: com'è possibile riaccompagnare un soggetto psichiatrico dichiaratamente pericoloso proprio nella casa dei familiari che ha già tentato di eliminare?

Da quel momento, l'incubo dei due fratelli ricomincia. La condotta dell'uomo si rivela perdurante, sopraffattrice e violenta, riducendo i familiari in uno stato di perenne avvilimento e terrore per la propria vita. A rendere la situazione ancora più drammatica sono i continui abusi e le violenze sessuali denunciati dalla sorella negli ultimi dodici mesi. La donna, affetta da una grave patologia cardiaca, è stata costretta a ricorrere più volte alle cure del pronto soccorso per le lesioni riportate. Una pericolosità esplosiva che coinvolge ormai l'intero paese, dove l'uomo è arrivato ad aggredire fisicamente persino un vicino per un pacchetto di sigarette. Tutti conoscono, tutti sanno, nessuno interviene.

Le denunce al vento e le responsabilità mancate

Non si può parlare di tragica fatalità: le denunce sono state presentate con puntuale regolarità. Sebbene le Forze dell'Ordine e la Procura della Repubblica abbiano avviato le relative procedure, a essere del tutto assente è la rete di protezione territoriale. Già a maggio è stata redatta una perizia psichiatrica con formale richiesta di allontanamento e presa in carico presso una struttura specializzata (REMS) per ragioni di sicurezza, ma la richiesta è rimasta totalmente inevasa.

La donna si è rivolta direttamente anche al Sindaco di Seminara, quale prima autorità sanitaria e responsabile della sicurezza dei cittadini, senza ricevere alcuna risposta. Allo stesso modo, i Servizi Sociali comunali, edotti della gravità del caso da oltre un anno e sollecitati a più riprese dal Centro Antiviolenza (CAV) che segue la vittima, non hanno attivato alcuna misura di tutela o preso in carico il fascicolo.

Si delinea così un quadro di abbandono istituzionale totale che solleva interrogativi inquietanti: Perché un soggetto psichiatrico in terapia è stato lasciato a se stesso a fine pena, interrompendo le cure e tornando a rappresentare un pericolo?
Perché la rete sanitaria locale (ASP) e i servizi territoriali non sono intervenuti? Per quale motivo non sono scattate le procedure d'urgenza del Codice Rosso per tutelare una donna fragile e abusata?
Perché è la vittima a dover vivere da reclusa o scappare, mentre chi compie le violenze resta libero di agire incontrollato?

L'impegno di non voltarsi dall'altra parte

Di fronte a omissioni così evidenti, il silenzio diventa complicità. Come giornalisti, abbiamo il dovere morale e professionale di raccogliere questo grido d'aiuto affinché due cittadini non siano lasciati soli ad attendere l'ennesimo atto di violenza. Lo abbiamo fatto con una manifestazione proprio a Seminara per rompere il silenzio e lo rifaremo. Non aspetteremo che questa vicenda si trasformi nell'ennesima tragedia annunciata da raccontare a cose fatte. Su questo caso, dove la tempestività dell'intervento è letteralmente una questione di vita o di morte, le istituzioni competenti non potranno più fingere di non sapere: da oggi in poi, ogni lacrima e ogni conseguenza avranno un nome e un cognome ben precisi.