Quando il vento…
Sul lungomare, le colonne di Opera si inclinano sotto la furia del vento mentre il mare in tempesta canta la sua inquieta dichiarazione d’amore alla costa.
C’è un momento, sul lungomare, in cui la natura smette di sussurrare e comincia a parlare con voce ardente. Le colonne di Opera, piegate dal vento impetuoso, sembrano inchinarsi a una forza invisibile, come dame eleganti sorprese da un amante irruento.
La pietra resiste, ma non senza mostrare la grazia della resa, in un equilibrio fragile tra fermezza e abbandono. Sullo sfondo, il mare in tempesta si gonfia d’orgoglio e di desiderio, sollevando onde scure che si infrangono contro la riva con la passione di un cuore inquieto.
L’aria sa di sale e promesse infrante, di orizzonti lontani e ritorni sospirati. Eppure, in questa furia, c’è una struggente tenerezza: il vento accarezza ciò che scuote, il mare abbraccia ciò che minaccia. È un dialogo antico, un corteggiamento selvaggio che trasforma il paesaggio in poesia, ricordandoci che anche nella tempesta vive un battito d’amore.