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26/02/2026 ore 06.35
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Sui binari della memoria, verso una terra di speranza

Alla stazione di Reggio Calabria, una cabina del “Treno del Ricordo” racconta in silenzio l’esodo giuliano-dalmata: due figure sedute l’una di fronte all’altra, bagagli stretti e un futuro ancora senza nome, ma finalmente in salvo

di Lorenzo Vazzana

C’è un angolo sospeso nel tempo, fermo tra il respiro del mare e il ferro dei binari. Alla stazione di Reggio Calabria il “Treno del Ricordo” riposa come una pagina appena sfogliata della storia, e in una cabina si consuma un dialogo muto che vale un secolo. Due figure siedono una di fronte all’altra, gli occhi colmi di strade perdute e di orizzonti ancora da inventare. Tra loro, bagagli legati con cura: poche cose, strette come si stringe ciò che resta di una casa.


È l’eco dell’esodo giuliano-dalmata, viaggio forzato e insieme atto d’amore verso la vita. In quella cabina non c’è solo la nostalgia di ciò che è stato, ma la promessa fragile di un domani possibile. I sedili custodiscono paure, speranze, ricordi cuciti nelle tasche. E mentre il treno attende di ripartire, sembra sussurrare che, anche quando la meta è ignota, l’importante è essere in salvo. Perché a volte la patria diventa il luogo dove si può ricominciare ad amare.