Dal fango alla rinascita, Melito Porto Salvo si riscopre abitata e apre una nuova stagione
Diario di un anno e mezzo vissuto raccontando la città. Dalla cura della propria ruga alle ferite di Harry, fino alle strade e alle piazze tornate a riempirsi con il frastuono di un cambiamento silenzioso che cresce giorno dopo giorno
Ricordo un pomeriggio di maggio del 2025, sul Corso Garibaldi. Era campagna elettorale e Tito Nastasi presentava la lista con cui, qualche settimana dopo, avrebbe vinto le elezioni comunali di Melito Porto Salvo in una corsa contro il quorum. Di quel giorno mi è rimasta impressa soprattutto una frase: «Non abbiamo la bacchetta magica. I problemi sono tanti, nessuno può promettere miracoli. Possiamo promettere di lavorare per restituire dignità a Melito». È passato poco più di un anno. E oggi sento di poter tornare a quelle parole. Non per stabilire se una promessa elettorale sia stata mantenuta o meno. Mi interessa qualcosa di diverso: capire cosa sia successo a Melito in questi mesi. Perché qualcosa è successo davvero. Lo si respira nelle strade, lo si riconosce nelle persone, lo si vede persino nel modo in cui una comunità ha ricominciato a guardare se stessa.
Elezioni Comunali a Melito, Tito Nastasi lancia la sfida: «Cambiare si può, con metodo, coraggio e visione condivisa»Melito viene da anni difficili. Instabilità politica, commissariamenti, dissesto finanziario, servizi idrici e raccolta rifiuti problematici, infrastrutture sequestrate e/o ferme, un senso di progressiva rassegnazione che forse era diventato il problema più difficile da affrontare. Perché una strada in qualche modo si aggiusta, un’opera bene o male si finanzia, un servizio può essere riorganizzato. Molto più complicato è ricostruire la fiducia di una comunità quando questa smette di credere che valga ancora la pena prendersi cura del posto in cui vive.
Il primo cambiamento che ho visto è stato proprio questo. Ho visto cittadini tornare a occuparsi della propria ‘ruga’, quel piccolo pezzo di strada davanti casa che, nella cultura dei nostri paesi, è quasi un prolungamento dello spazio domestico. Ho visto associazioni entrare in Comune e sedersi attorno allo stesso tavolo per costruire iniziative e programmi. Ho visto una partecipazione che, lentamente, ha smesso di essere soltanto richiesta rivolta all’istituzione ed è diventata disponibilità a fare la propria parte. Ho visto, in buona sostanza, un paese passivo e addormentato farsi parte attiva.
Melito Porto Salvo ritrova la sua voce: gremita la sala consiliare per costruire insieme l'estate della partecipazionePuò sembrare poca cosa. Non lo è affatto. Soprattutto a queste latitudini. Perché le città, i paesi, i borghi, prima ancora che di cemento sono fatti di relazioni. E il declino di un luogo comincia spesso molto prima che una strada si rompa o che una saracinesca si abbassi: inizia quando ciascuno di noi smette di sentirsi responsabile anche di ciò che esiste appena oltre la porta di casa. Smette di sentirsi a casa, cessa di abitarla.
Poi è arrivato Harry e questo maledetto gennaio. Ho visto le onde prendersi il Lungomare dei Mille. Ho visto una costa devastata, famiglie evacuate, attività ferite, strade trasformate. E ricordo perfettamente la sensazione di quei giorni: sembrava che, proprio mentre Melito stava provando a rialzarsi, qualcuno avesse spazzato via il tavolo sul quale si stavano rimettendo insieme i pezzi. La sera prima che il lungomare crollasse ero lì, col sindaco e con la Protezione Civile. Ricordo la paura negli occhi, di tutti, perché si sapeva che quella notte che sarebbe arrivata sarebbe rimasta purtroppo nella storia.
Ricordo che quella sera, mentre ero in auto col sindaco a fare un giro di perlustrazione sul territorio, ci siamo parlati a lungo. Perché una bella peculiarità che ha il primo cittadino di Melito – e gli va tutta riconosciuta – è il fatto che sia una persona che cerca in maniera sincera il confronto e che, allo stesso modo, sa essere determinato e risoluto nel prendere una decisione. Ecco, è stato probabilmente quello il momento in cui ho capito che qualcosa era davvero cambiato. In quel momento, e nei giorni successivi, ho capito, visto, documentato il fatto che Melito non si sarebbe fermata.
Ho visto strade sommerse e famiglie evacuate. E ho pensato, onestamente, che quella prova potesse spezzare qualcosa che era appena stato ricucito. Ed invece tutt’attorno persone con le mani nel fango. Ho visto volontari, forze dell'ordine, amministratori in strada fino a notte fonda. Ho visto arrivare ministri, istituzioni, il Prefetto. Ma soprattutto ho visto ricostruire. In pochi mesi il tratto devastato del lungomare è tornato percorribile. Ho visto la rassegnazione scomparire e lasciare il posto all’energia di una comunità che non vuole lasciarsi annientare.
Ma forse il segnale più importante non è neppure questo. Sono le persone.
Melito Porto Salvo, riapre il tratto del Lungomare dei Mille danneggiato dal ciclone HarryLe ho viste tornare nelle piazze, sul lungomare, agli eventi. Le ho viste durante la festa patronale, dopo Harry, quando ritrovarsi aveva un significato diverso. Le ho viste durante i tanti grandi appuntamenti dell’estate, serate in cui Melito ha richiamato migliaia di persone come non si vedevano da anni. Ho visto la gente sorridere. Felice ed orgogliosa nel dire «io sono di Melito». Ed infatti una città torna viva quando la gente torna ad abitarla. Non semplicemente a dormirci, lavorarci o attraversarla. Ad abitarla, nel significato più profondo del termine: riconoscersi in uno spazio comune, incontrarsi, partecipare, sentirsi parte di qualcosa.
Melito Porto Salvo, l’estate accende la città: in migliaia alla Notte Bianca, mentre cresce l’attesa per la tre giorni di Street FoodNaturalmente Melito non è diventata improvvisamente un luogo senza problemi. Sarebbe sciocco sostenerlo, allorché impossibile in qualsiasi luogo sulla Terra. Il dissesto pesa ma i conti migliorano, molte questioni restano aperte, altre dopo anni – come il ponte di Pilati – finalmente a stretto giro vedranno la svolta. E proprio per questo la rinascita di cui parlo non coincide con l’idea ingenua che tutto sia stato sistemato. È qualcosa di più profondo: è una città che ha rialzato la testa.
Lo scrivo, credetemi, dopo averla osservata e raccontata per anni, da quando studiavo teatro da adolescente a quando trasmettevo in radio, fino ad oggi. Lo scrivo soprattutto dopo questi mesi, dopo averne visto le difficoltà e anche le contraddizioni. Melito oggi restituisce la sensazione di una comunità nuovamente presente a se stessa. E può tornare, proprio per questo, a esercitare quella funzione naturale di riferimento che la sua storia e la sua posizione le assegnano nell’Area Grecanica. Una vitalità capace, se non verrà dispersa, di trascinare anche ciò che le sta intorno. Una conquista “conquistata”, ma non eterna.
Ripenso allora a quel pomeriggio del maggio 2025. È vero: la bacchetta magica, effettivamente, non c’era e non c’è. Però è accaduto qualcosa di molto meno magico e molto più difficile: Melito ha ricominciato a credere in se stessa.