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28/10/2026 ore 18.16
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Reinserimento lavorativo, legalità e responsabilità istituzionale: la Calabria costruisce un nuovo modello di credibilità pubblica

La Garante Russo ragiona di squadra: i personalismi uccidono la democrazia e violano i diritti umani

di Elisa Barresi

Garantire un reale reinserimento lavorativo alle persone private della libertà personale non costituisce una semplice misura occupazionale, ma rappresenta il principale indicatore della capacità dello Stato di dare attuazione alla funzione rieducativa della pena prevista dall'articolo 27 della Costituzione. In un contesto complesso come quello calabrese, la vera scommessa non si misura soltanto attraverso i numeri dell'occupazione, ma sulla capacità di costruire un sistema pubblico credibile, trasparente e privo di opacità. È questa la prospettiva al centro dell'intervento di Giovanna Francesca Russo, Garante regionale delle persone private della libertà personale, che individua nel lavoro lo strumento fondamentale per restituire alla persona dignità, autonomia economica e fiducia nel futuro.

Il reinserimento lavorativo delle persone private della libertà personale non rappresenta soltanto un'opportunità occupazionale, ma costituisce uno degli indicatori più significativi della capacità dello Stato di dare concreta attuazione alla funzione rieducativa della pena, sancita dall'articolo 27 della Costituzione.

Non può esistere un'autentica prospettiva di reinserimento sociale senza la possibilità di restituire alla persona dignità, autonomia economica, responsabilità e fiducia nel proprio futuro.

È proprio in questa prospettiva che assume un valore particolarmente significativo il Protocollo siglato presso la Prefettura di Reggio Calabria: un'intesa che restituisce credibilità istituzionale alle politiche di reinserimento lavorativo, attraverso procedure pubbliche fondate su criteri verificabili di trasparenza, imparzialità, efficienza e legalità.

La Calabria, certamente, sconta ancora un divario importante rispetto agli indicatori di inserimento lavorativo delle persone detenute. Sarebbe tuttavia riduttivo misurare il cambiamento esclusivamente attraverso i numeri. La nostra regione sta giocando una partita soprattutto qualitativa: quella della credibilità delle istituzioni, della correttezza delle procedure e della capacità di trasformare un principio costituzionale in opportunità effettive.

Per questo desidero esprimere, innanzitutto, un ringraziamento particolarmente sentito alla Prefettura di Reggio Calabria, per aver creduto nel valore di questo progetto e per aver assunto un ruolo di capofila in un percorso istituzionale tutt'altro che scontato, soprattutto in territori nei quali le politiche di inclusione devono confrontarsi con difficoltà strutturali, fragilità sociali e una persistente necessità di rafforzare la fiducia nelle istituzioni.

Un riconoscimento altrettanto importante va alla Regione Calabria e all'Assessorato regionale al Lavoro, per aver saputo individuare e destinare risorse capaci di rendere concretamente praticabili percorsi di formazione, occupazione e reinserimento. Perché le politiche pubbliche acquistano autentico valore quando alle dichiarazioni di principio seguono strumenti, investimenti e risultati.

Desidero inoltre rivolgere un apprezzamento particolare al Centro per l'Impiego di Reggio Calabria, per l'elevata qualificazione professionale, il rigore metodologico e l'attenzione minuziosa con cui sono state curate le procedure. È proprio nella qualità dell'azione amministrativa, nella tracciabilità delle decisioni e nell'oggettività dei criteri che si costruisce la fiducia dei cittadini nell'operato delle istituzioni.

Ma consentitemi un ringraziamento profondo e sincero alle realtà imprenditoriali che hanno scelto di mettersi in gioco, alle associazioni di categoria che hanno condiviso questo percorso e, in particolare, alla TecnoAppalti, che ha dato ulteriore concretezza al progetto attraverso la conclusione di altri due contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Non si tratta semplicemente di due nuovi rapporti di lavoro. Si tratta di due opportunità di ricostruzione personale, di due prospettive di autonomia e di due dimostrazioni concrete che il reinserimento può diventare una realtà quando istituzioni e imprese decidono di assumersi, insieme, una responsabilità sociale.

A queste imprese va riconosciuto un merito che supera la dimensione economica: aver compreso che investire nel reinserimento significa investire anche nella sicurezza delle comunità, nella prevenzione della recidiva e nella qualità civile del nostro territorio.

Non meno rilevante è la sensibilità istituzionale dimostrata dall'Amministrazione penitenziaria, chiamata quotidianamente a operare in condizioni di particolare complessità. Anche in contesti difficili, grazie alla professionalità, alla dedizione e alla capacità di innovazione delle sue donne e dei suoi uomini, essa riesce a esprimere buone pratiche che meritano di essere riconosciute, valorizzate e progressivamente estese.

La sicurezza e il reinserimento non sono obiettivi contrapposti: rappresentano due dimensioni complementari della medesima responsabilità costituzionale dello Stato. Ed è proprio questa la visione che intendiamo portare avanti.

Ho già sottoposto nei mesi scorsi all'attenzione dell'Assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese, la proposta di un Protocollo di portata regionale, nella convinzione che l'esperienza avviata a Reggio Calabria possa costituire il punto di partenza di un modello strutturato, replicabile e capace di coinvolgere progressivamente gli altri territori calabresi. Confido che si possa giungere in tempi brevi alla sua sottoscrizione, anche in ragione degli elementi innovativi che la proposta introduce sul rapporto tra legalità, trasparenza amministrativa, responsabilità delle imprese e politiche attive del lavoro e soprattutto di investimenti da parte di importanti fondazioni nazionali.

L'obiettivo non è soltanto ampliare il numero delle opportunità occupazionali, ma costruire un sistema pubblico di reinserimento che sia credibile, misurabile, accessibile secondo criteri oggettivi e sottratto a ogni possibile logica di discrezionalità impropria o intermediazione opaca.

Perché il lavoro, quando diventa strumento di riscatto, deve essere prima di tutto espressione di legalità che sottrae risorse umane all’illegalità. La Calabria ha oggi l'opportunità di dimostrare che anche da territori segnati da difficoltà profonde possono nascere modelli istituzionali di particolare valore nazionale.

E il risultato più importante non sarà soltanto aver creato nuovi posti di lavoro, ma aver costruito un metodo nel quale ciascun soggetto pubblico e privato assume responsabilità riconoscibili, nel rispetto delle relative competenze e di un comune orizzonte costituzionale.

Tutto questo si inserisce in un percorso istituzionale di armonizzazione delle procedure sulla scorta del progetto nazionale tra cnel e ministero denominato recidiva zero nel quale la Garante compone anche nella qualità di coordinatrice del forum nazionale di garanti regionali il tavolo per il primo rapporto nazionale sul reinserimento lavorativo.

Uno Stato autorevole non si limita a chiedere a chi ha sbagliato di cambiare vita: deve essere capace di costruire, nel rispetto della legge, le condizioni affinché quel cambiamento diventi realmente possibile. È questa la sfida che la Calabria ha scelto di affrontare. Ed è su questa capacità di trasformare la legalità in opportunità, la pena in responsabilità e il lavoro in dignità che si misura la qualità più alta della nostra democrazia perché la qualità delle azioni istituzionali che uno stato di diritto deve dimostrare risiede anche nella capacità di sottrarre mediante procedure come queste risorse umane alla criminalità.