Torre del Mediterraneo, il grande gelo delle istituzioni: project financing pronto, ma la burocrazia tace
Dopo il racconto della proposta di rigenerazione del Pilone di Santa Trada, l’architetto Vincenzo Antonuccio rompe il silenzio: «Un progetto a copertura finanziaria privata inserito nella Rete delle Antenne ad Alta Tecnologia, ostacolato dall'inerzia di Comune, Metrocity e Regione». Restano quattro domande senza risposta sul futuro dell'Area di Santa Trada e sulla prospettiva di una nuova visione dello Stretto
C’è un paradosso che ha provocato il racconto della progettazione relativa alla Torre del Mediterraneo di cui abbiamo parlato domenica scorsa. Un paradosso che, ironia della sorte, conferma l’approccio immaterialistico di George Berkeley secondo il quale "Se un albero cade in una foresta e nessuno è lì a sentirlo, non fa rumore".
Il paradosso del silenzio istituzionale e le dichiarazioni di Antonuccio
Il controsenso deriva da due diverse reazioni: se le istituzioni calabresi – Regione, Metrocity e Comune di Villa San Giovanni – hanno risposto ostentando un imbarazzante mutismo, quasi come se la cosa non le riguardasse, l’architetto Vincenzo Antonuccio si è messo in contatto con la nostra redazione. E ha parlato. Ha raccontato. Ha chiarito. Perché, sostiene, «Quello che chiedemmo allora (in occasione dell’incontro istituzionale svoltosi nel 2021 presso il Consiglio Regionale della Calabria, ndr.) alla Regione Calabria fu di inserire l’idea della progettazione della Torre del Mediterraneo nella programmazione regionale e renderla oggetto di un accordo di programma che ci avrebbe consentito di proseguire nel nostro iter. Volevamo sottoscrivere una convenzione nel quadro del Partenariato Pubblico-Privato Contrattualizzato. Non chiedevamo soldi. Saremmo stati noi a garantire le coperture finanziarie necessarie a coprire l’investimento. Il ruolo delle istituzioni sarebbe stato diretto a vigilare sul rispetto dell’interesse pubblico su un’area, quella di Santa Trada e dell’altopiano di Caporafi, che volevamo inserire rigenerare nell’ambito della Rete».
La Rete delle Antenne ad Alta Tecnologia
Infatti Antonuccio, che è consulente di lungo corso in progettazione internazionale per lo sviluppo locale, ha collaborato con imprese e pubbliche amministrazioni siciliane ed è attualmente general manager di Costa Med, Gruppo Europeo di Interesse Economico che si occupa di innovazione nell'area del Mediterraneo, presentò al Festival dello Sviluppo Sostenibile del 2022 l’idea di una Rete delle Antenne ad Alta Tecnologia. Cioè siti ubicati presso strutture di archeologia industriale di particolare rilievo che avrebbero dovuto essere riconvertite in centri per la ricerca e il trasferimento tecnologico. Sulla base del dettato dell’Agenda 2030, il proposito era promuovere un modello di sviluppo sostenibile fondato su un approccio integrato, orientato alla salvaguardia delle risorse ambientali, sociali ed economiche dei territori coinvolti e più in generale del Mediterraneo.
L’evoluzione del quadro normativo
«Dovevamo partire dal Parco Antenna RAI di Caltanissetta, passare per la Torre Piezometrica nel Parco di Montelungo di Gela e culminare nel traliccio di Santa Trada. Con l’obiettivo di promuovere la cooperazione tra Università e centri di ricerca, attrarre investitori, favorire l'internazionalizzazione delle imprese e partecipare ai bandi di ricerca europei. In linea con quella che già si delineava come un’evoluzione normativa che poneva lo sviluppo sostenibile e la transizione digitale al centro delle politiche europee. Già a febbraio 2022 con l’approvazione della legge 1 dello stesso anno avvenuta sotto il Ministero di Roberto Cingolani, la dimensione dello sviluppo sostenibile veniva costituzionalizzata: diventava principio di rango costituzionale da tutelare a garanzia del futuro delle nuove generazioni. Un passo che seguiva e traduceva gli obblighi comunitari stabiliti dal Green Deal e a cui avrebbe fatto seguito la Nature Restoration Law, il regolamento del 2024 che prevede il recupero degli ecosistemi degradati e la conservazione di quelli ancora in salute», ha continuato Antonuccio.
Rigenerazione urbana e “co-governance dei Beni Comuni”
Che sostiene che il Pilone di Santa Trada rappresenti il contesto ideale operare in questo senso e andare verso «un modello di sviluppo territoriale incentrato sulla rigenerazione urbana», dato il convergere di alcune caratteristiche: la posizione strategica, il vincolo come Sito di interesse Comunitario, e la possibilità di attuare quella che gergo si chiama "co-governance dei Beni Comuni". Ossia di quell’approccio che, rispondendo direttamente agli obiettivi del Green Deal, richiede mobilitazione di capitali privati ed efficientamento delle risorse per raggiungere la neutralità climatica. Questo perché la proprietà privata del traliccio di Santa Trada, posseduto dalla “Pilone Torre di Calabria Srl”, verrebbe messa a disposizione di un'utilità pubblica, andando a costituire un tale punto di premialità per l’accesso ai finanziamenti europei da essere classificata come best practice nell’ambito dei Partenariati Pubblico-Privati. Elemento che rappresenta un pilastro fondamentale delle moderne strategie di sviluppo sostenibile. Amministrazioni pubbliche coinvolte
L'ecosistema dell'innovazione e il project financing per la data economy dello Stretto
«Il Progetto del Polo Scientifico Tecnologico della Torre del Mediterraneo era destinato a diventare un vero e proprio ecosistema dell’innovazione dedicato allo sviluppo di reti computazionali ICT smart per la gestione e l'arricchimento di data point. Nel caso di specie sarebbero stati raccolti e processati dati relativi a fenomeni meteorologici e tellurici, per generare algoritmi predittivi e preventivi per il monitoraggio della biosostenibilità. Oltre ad azioni di ricerca ed erogazione di servizi specializzati in ambiti come la geologia dinamica, i cambiamenti climatici, il tracciamento della biodiversità di microflora e macroflora, la caratterizzazione degli effetti ambientali sul genoma umano e sul patrimonio vivente territoriale. C’erano il via libera a un sostanziale project financing e l’interesse di finanziatori stranieri privati. Ad oggi non se ne è fatto nulla», ha chiosato Antonuccio.
Il silenzio della burocrazia e i quattro interrogativi sul futuro
Ora è vero che le amministrazioni pubbliche coinvolte - che pure avevano dato la benedizione orale a un progetto che avrebbe potuto cambiare il volto di Santa Trada, dell’Area dello Stretto e il destino occupazionale delle loro popolazioni – possano legittimamente aver cambiato idea rispetto alla buona disposizione iniziale. Se così fosse, dovrebbero renderne conto almeno spiegando le motivazioni alla base di questa scelta. Ossia chiarendo se quello che ha impedito di proseguire ha un fondamento valido o se invece è legato alla mediocrità della negligenza. O alla sciatteria dell’ignoranza normativa. A questo riguardo la normativa italiana prevede che le Regioni possano esercitare un potere sostitutivo straordinario nei confronti di Comuni o enti locali dipendenti che omettano o ritardino atti obbligatori relativi ad istanze o progettazioni presentate e depositate.
Tutto a questo punto ruota attorno a quattro domande: esiste un’istanza depositata? Se si, perché il Comune di Villa San Giovanni non ha risposto? Perché Metrocity non si è mai interessata della vicenda? E perché la Regione ha nicchiato, lavandosene le mani?