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07/03/2026 ore 18.28
Sanità

Aggressioni negli ospedali, Marino (Coina): «Difendere gli operatori ma anche migliorare il sistema sanitario»

Il rappresentante sindacale della provincia di Reggio Calabria invita a una riflessione più ampia: sicurezza per i professionisti ma anche organizzazione, personale e servizi più efficienti

di Redazione

Negli ultimi anni le aggressioni nei confronti del personale sanitario negli ospedali e nei pronto soccorso sono diventate un fenomeno sempre più frequente e preoccupante.

Medici, infermieri e operatori sociosanitari svolgono ogni giorno il proprio lavoro con grande senso di responsabilità, spesso in condizioni difficili e con carichi di lavoro molto elevati.

A intervenire sul tema è Andrea Marino, professionista sanitario e rappresentante sindacale Coina per la provincia di Reggio Calabria, che sottolinea come la violenza nei confronti degli operatori non possa essere in alcun modo giustificata, ma allo stesso tempo invita a guardare anche alle cause che alimentano le tensioni all’interno delle strutture sanitarie.

«Un sistema sanitario – afferma – non si difende solo con le telecamere nei pronto soccorso, ma con organizzazione, personale e rispetto per chi cura e per chi ha bisogno di cure».

Secondo Marino il problema delle aggressioni non può essere affrontato esclusivamente dal punto di vista della sicurezza o della repressione. Occorre infatti analizzare anche il contesto in cui queste situazioni nascono.

Oggi il sistema sanitario vive una fase complessa: carenza di personale, servizi sotto pressione, tempi di attesa lunghi e strutture spesso non organizzate per gestire adeguatamente il disagio dell’utenza.

«Quando una persona arriva in pronto soccorso – spiega – spesso si trova già in una situazione di fragilità, preoccupazione o sofferenza. Se a questo si aggiungono ore di attesa, difficoltà di comunicazione o mancanza di informazioni chiare, il livello di tensione può crescere».

Una condizione che naturalmente non giustifica alcuna forma di aggressione, ma che – secondo Marino – impone una riflessione seria sul funzionamento del sistema.

Garantire la sicurezza degli operatori significa infatti anche metterli nelle condizioni di lavorare bene: personale sufficiente, percorsi chiari per i pazienti, spazi adeguati di attesa e una comunicazione efficace con i cittadini.

Il professionista sanitario, ricorda Marino, è chiamato a operare seguendo protocolli e linee guida, garantendo attenzione alla persona a 360 gradi. Allo stesso tempo, però, le aziende sanitarie devono investire nella qualità organizzativa, nella formazione e nella gestione delle situazioni critiche.

«La sanità non può continuare a vivere di emergenze: servono scelte strutturali, non soluzioni temporanee».

Il rappresentante sindacale sottolinea anche l’importanza di valorizzare le competenze dei professionisti e promuovere una cultura del lavoro basata sulla collaborazione e sul merito, elementi fondamentali per migliorare i servizi e ridurre le situazioni di conflitto.

«Ogni giorno i professionisti sanitari fanno il loro dovere nonostante tutto. Ma un sistema pubblico non può basarsi solo sul sacrificio di chi ci lavora».

Chi entra in una struttura sanitaria, ricorda Marino, lo fa perché ha un bisogno di salute: spesso si tratta di persone fragili, anziani o familiari preoccupati. Per questo il sistema deve essere in grado di accogliere i cittadini con rispetto, chiarezza e organizzazione.

«Difendere gli operatori sanitari è giusto e doveroso – conclude – ma è necessario anche costruire un sistema sanitario più efficiente, più umano e più vicino ai bisogni reali delle persone. La sanità pubblica è un patrimonio di tutti e deve essere difesa con responsabilità, serietà e visione».