Carenze posti rene a Reggio, confronto tv tra Di Furia e Puntillo che accusa Regione e Asp di fare scaricabarile: «Se il Consiglio di Stato ci condanna sarò con voi»
Botta e risposta tra il coordinatore regionale Fintred e il Direttore generale dell’Azienda sanitaria reggina che si difende: «Senza un Dca specifico ho le mani legate», e poi ricorda le misure messe a disposizione dalla Regione per i pazienti
Sono i numeri a certificare la carenza di strutture per la dialisi nell’area sud della Calabria e in particolare nella città di Reggio. Ma la provincia dello Stretto, con le sue 98 postazioni, ha il rapporto più basso anche in relazione al numero degli abitanti.
Delle problematiche e dei disagi per i pazienti dializzati se n’è parlato oggi nel consueto appuntamento quotidiano di Dentro la notizia, il format di LaCTv condotto da Salvatore Bruno che ha favorito il confronto tra il direttore generale dell’Azienda Sanitaria reggina, Lucia De Furia, ed il presidente provinciale di Fintred, la Federazione Italiana Nefropatici Trapiantati di Rene E Donatori, Francesco Puntillo. Un confronto a distanza e in diretta che ha messo sotto la lente di ingrandimento la fase di stallo che si vive proprio nel reggino.
Dei 98 posti dialisi poi, ben 27 sono attivi nel Grande Ospedale Metropolitano. Il presidio Hub sopperisce ad un servizio tipicamente territoriale, quindi di competenza dell’Azienda Sanitaria, sacrificando spazi e posti letto per altre specialistiche, con tutti i rischi che comporta l’ingresso in ospedale di un paziente dializzato, e quindi debilitato sotto il profilo delle difese immunitarie.
Gli altri posti sono distribuiti tra lo spoke di Locri, la casa della salute di Scilla, il presidio ospedaliero di Melito Porto Salvo, le strutture di Palmi e Taurianova. E risultano insufficienti a soddisfare il fabbisogno della popolazione locale. Per questo, con una delibera del marzo 2018, proprio l’Asp di Reggio aveva previsto l’attivazione di ulteriori posti letto all’interno del comune capoluogo, soprattutto per porre un freno alla migrazione dei pazienti. Questo incremento, tuttavia, è rimasto sulla carta.
I dializzati in esubero rispetto ai posti disponibili, devono ricorrere ad un centro privato extraospedaliero, contrariamente a disposizione di legge, giurisprudenza consolidata e impegni politici, che impongono l’erogazione di cure di prossimità. Il Tar ha imposto all’Asp di avvalersi di strutture esterne per fronteggiare la gravità della situazione dei nefropatici di Reggio Calabria. Ad oggi però, l’ente sanitario non ha ancora stipulato alcuna convenzione, ed ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, mettendo in dubbio che esista un reale fabbisogno, tale da rendere necessario l’accreditamento di cliniche private, senza però attrezzarsi nel frattempo, per ottemperare all’incremento di posti deliberato nel 2018.
Proprio Puntillo ricorda che nel 2018 l’Asp certifica che mancano 29 posti rene, «poi si chiede un parere di compatibilità affinché si possa procedere con l'accreditamento e l'Asp di Reggio Calabria risponde che non c'è alcun parere di compatibilità perché il fabbisogno è colmato dai posti rene che ci sono in quest'Asp. È una cosa aberrante» esclama il presidente Fintred che sottolinea come quei pochi posti che ci sono nel comune di Reggio Calabria sono tutti concentrati al Gom, che è un hub che dovrebbe trattare solo i pazienti acuti, mentre l'Asp che è il territorio che dovrebbe trattare i pazienti cronici nel comune di Reggio Calabria, ha zero posti dialisi.
Per questo Puntillo chiede alla Di Furia di spiegare quale soluzione alternativa ha pensato per far fronte all’emergenza «visto che – ha aggiunto - si ostina a non voler dare parere di compatibilità».
Il direttore generale replica e precisa che il suo operato rimane fedele alle norme regionali e che dal carteggio con gli uffici «la Regione non mi ha risposto che ci sono questi posti letto, quindi io devo rispettare le norme, i DCA di riferimento, non un DCA che fa una ricognizione di quello che è un fabbisogno generico, ma l'atto attraverso il quale si dà mandato all'azienda di poter acquisire altri posti letto». L'altra precisazione, riguarda i posti letto al nosocomio reggino: «non c'è niente di strano che all'interno del Gom ci siano posti letto rene, assolutamente non è vietato ed è frequentissimo in tanti ospedali d'Italia».
Dopodiché, Di Furia ha ricordato che «gli altri posti sono a Reggio, a Melito, 36 minuti di macchina da Reggio, e a Scilla, 20 minuti di macchina da Reggio. Sapete perfettamente che c'è anche un atto regionale che per facilitare questi cittadini, c'è un Dca regionale che ha messo a disposizione tutte le varie tipologie, quindi c'è il riconoscimento del trasporto col mezzo pubblico, col mezzo proprio, col mezzo proprio con l'accompagnatore, che sono anche dei soldini, con le auto abilitate, con mezzi furgonati di gruppo o individuali, e addirittura se il paziente è particolarmente grave c'è il ricorso all'ambulanza. Quindi, anche io sono convinta che la vicinanza, la prossimità faccia la differenza, però i posti rene più o meno sono quelli».
Alla domanda se quei posti bastano o se c’è la necessità di incrementarli, il Direttore generale dell’Asp risponde che «in realtà quello che c'è da incrementare, è la dialisi domiciliare, che fa una qualità di vita completamente diversa, mentre l'altro lavoro enorme è quello di intervenire precocemente per evitare di dover far viaggi».
Ma la Di Furia ci tiene a sottolineare che «l’azienda ha comprato tutti i posti dialici nuovi per tutte le sedi dialitiche, quindi abbiamo tutti i letti bilancia nuovi. Abbiamo fatto anche dei lavoretti dove c'era qualcosa che staticamente era meno gradevole».
La risposta della Di Furia non soddisfa però la Fintred che con Puntillo si dice «esterefatta» dalle parole del Direttore generale: «In poche parole, la dottoressa Di Furia ora sta scaricando la colpa alla Regione. Quando noi interloquiamo con la Regione, la Regione scarica la colpa alla dottoressa Di Furia». In più Puntillo prova a spiegare i reali disagi che patisce un dializzato costretto a viaggiare per curarsi.
«Io non faccio nessuno scarica barile – ha replicato Di Furia - perché io ho fatto anche la gestione regionale, quindi ho perfetta consapevolezza che ci sono ruoli e responsabilità. Ora, io posso anche dire se ce ne fossero di più di posti sarebbe meglio, se fossero più vicini sarebbe meglio. Ma finché non c'è un atto formale regionale l'azienda non si può muovere. Ora, se il giudice, il Consiglio di Stato, condanna l'Azienda, a quel punto io scrivo alla Regione che in virtù del Consiglio di Stato io ho superato le norme regionali e provvedo. Io non ho niente contro la struttura, e sicuramente mi stanno a cuore i pazienti, perché sono qui per i pazienti, e ho fatto in modo, come dicevo prima, anche di migliorare le condizioni di salute dei pazienti nei nostri centri di azienda».