Case e Ospedali di Comunità a Reggio, firmato all’Asp di Reggio il protocollo con il Terzo Settore
Intesa aperta ad altre adesioni e finalizzata a creare sinergie territoriali a supporto delle nuove strutture sanitarie previste dal Pnrr. Ultimo atto della direttrice Di Furia che da domani sarà in pensione e che rassicura: «Il personale c’è»
La costruzione di una rete territoriale integrata a supporto delle Case e degli Ospedali di Comunità. Questo l’oggetto del protocollo sottoscritto questa mattina presso la sede di via Diana tra l’Asp di Reggio Calabria e Terzo Settore, animato da associazioni, Ets, Cooperative sociali, Comitati e Reti e loro organismi. Ad apporre la firma la direttrice generale Lucia Di Furia, al suo ultimo atto prima del pensionamento, e i rappresentanti di organismi e associazioni.
«Questo protocollo, che resta aperto ad altre adesioni, stabilisce una cornice istituzionale attraverso la quale tutto il mondo del Terzo settore, le associazioni di volontariato hanno un modello di partecipazione formale. Noi abbiamo dei protocolli di intesa con alcune associazioni ma questa è una cornice complessiva in cui tutti si riconoscono in valori, obiettivi e finalità. Tra i tanti, l’aspetto più importante in assoluto è quello della co-programmazione e della coprogettazione. Si chiede il contributo di ciascuna associazione, con il proprio portato e la propria specificità, formalmente previsti all'interno delle nostre strutture, delle nostre Case di Comunità. La risposta la dà sempre il pubblico ma le associazioni potranno accompagnare il cittadino. Per esempio chi può mette a disposizione competenze di natura digitale per i molti anziani che hanno bisogno di supporto», ha sottolineato la direttrice Lucia Di Furia.
In attuazione del Pnrr
Uno strumento al servizio dei due pilastri della riforma dell'assistenza sanitaria territoriale, previsti dalla Missione 6 del Pnrr e regolamentati dal dm 77/2022, per alleggerire il carico sui Pronto Soccorso, quali sono le Case di Comunità (Antonimina, Bagnara, Bovalino, Caulonia, Cinquefrondi, Ex Enpas ed Ex Inam a Reggio Calabria, Gioiosa Ionica, Monasterace, Montebello Jonico, Palmi, Roghudi, Rosarno, Sant'Alessio in Aspromonte, Sant'Eufemia in Aspromonte, Taurianova, Villa San Giovanni) e gli Ospedali di Comunità (Cittanova, Gerace, Bova Marina, Oppido Mamertina).
E si avvicina la scadenza per l’ultimazione dei lavori fissata al 30 giugno 2026. A oggi solo la Casa di Comunità di Roghudi è stata inaugurata. Le altre sono ancora tutte in costruzione.
Le rassicurazioni
«Man mano che saranno completati i lavori, dovranno essere aperte con l’avvio delle attività. Dopo l’apertura della Casa di Roghudi e la consegna nei prossimi giorni di altre, speriamo che entro la fine di giugno possano arrivare tutte a essere completate. Qualcuna è più in ritardo obiettivamente ma la maggior parte sta lavorando alacremente.
Noi abbiamo fatto già un atto deliberativo in cui vengono differenziate tra hub e spoke. Il personale c'è. Una gran parte dei sanitari – rassicura la direttrice Di Furia – sono spesso medici dei poliambulatori sui quali c’è in atto un incremento. Sul personale infermieristico, ci siamo già dotati di diverse unità e qualche giorno fa abbiamo risposto alla Regione circa il fabbisogno. Azienda Zero ha per altro bandito un avviso per reclutare nuovi infermieri ma noi stiamo lavorando per essere pronti. Ce la faremo perché ce la dobbiamo fare», ha sottolineato ancora la direttrice Lucia Di Furia.
Le preoccupazioni
In un clima di collaborazione e disponibilità restano delle preoccupazioni, vista anche la scadenza particolarmente vicina.
«Si tratta di un punto di partenza, la dottoressa Di Furia ci lascia con una responsabilità che come Terzo settore ci assumiamo.
Non siamo ottimisti ma neppure pessimisti. In questo momento c’è ansia per le scadenze vicine e gli interrogativi su personale e dimensione organizzativa. Inoltre occorre rendere concreta l’idea stessa della Casa di Comunità che non è soltanto un poliambulatorio ridefinito e riformulato, ma un luogo che diventa una casa della comunità. Le criticità riguardano appunto il personale, le figure professionali e soprattutto il tipo di continuità nel tempo. Insomma qualche preoccupazione c’è», ha sottolineato il portavoce del Terzo Settore Calabria Pasquale Neri.
I contenuti del protocollo
Un protocollo d'intesa etico-solidale che definisce un rapporto stabile di leale collaborazione finalizzato a promuovere attività di mappatura dei servizi; supporto alla comunicazione sanitaria; campagne informative unitarie; sportelli di prevenzione e ascolto; attività sul contrasto alla violenza di genere; iniziative di prossimità nei territori periferici; percorsi di formazione tra associazioni e personale sanitario; valorizzazione del ruolo del volontariato anche mediante il coinvolgimento di operatori del servizio civile; supporto agli anziani a domicilio per l'utilizzo degli strumenti informatici e digitali finalizzati a facilitare l'accesso ai servizi sanitari e socio-sanitari; iniziative finalizzate a favorire l'inclusione, l'ascolto e l'orientamento delle persone Lgbtqia+ e il contrasto a ogni forma di discriminazione nell'accesso ai servizi sanitari e socio-sanitari; individuazione dei bisogni locali di Percorsi Preventivi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (Ppdta); partecipazione a modelli organizzativi condivisi secondo la logica Hub and Spoke prevista per le Case della Comunità; attivazione di spazi dedicati all'assistenza specialistica ai soggetti «cronici» e «fragili» e alla consulenza sulle malattie rare, con funzioni di informazione, orientamento e raccordo con i servizi specialistici e le reti di riferimento; attivazione di iniziative finalizzate a sostenere lo sviluppo psicosociale nei bambini e valorizzare la Neuropsichiatria infantile; promozione di percorsi dell'età evolutiva e della salute mentale; iniziative finalizzate a favorire l'inclusione, l'ascolto e l'orientamento dei familiari di malati di Alzheimer e altre forme di demenza nonché il riconoscimento immediato di priorità nell'accesso ai servizi sanitari e socio-sanitari dei soggetti affetti da Alzheimer e altre patologie neurodegenerative; attività e procedure di valutazione partecipativa, ovvero una «forma di valutazione della performance che avviene nell'ambito di un rapporto di collaborazione tra amministrazione pubblica e cittadini e coinvolge non solo gli utenti esterni ma anche quelli interni e punta a migliorare la qualità delle attività e dei servizi pubblici».
Gli impegni delle parti
Le parti si impegnano a migliorare l'accessibilità ai servizi sanitari e territoriali; sviluppare percorsi di co-programmazione e co-progettazione; valorizzare il ruolo del volontariato; promuovere una rete stabile tra istituzioni e associazioni; operare nel rispetto delle normative vigenti; garantire personale volontario qualificato; collaborare attivamente alle attività concordate nell'ambito della presente convenzione; partecipare ai momenti di coordinamento e ai gruppi di lavoro; garantire la massima riservatezza in relazione a dati, informazioni e situazioni di cui vengano a conoscenza nello svolgimento delle attività, nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali, impegnandosi a non diffondere né utilizzare tali informazioni per finalità diverse da quelle previste dalla presente convenzione.
Gli ambiti di collaborazione
La collaborazione riguarderà: attività di accoglienza e orientamento presso le CdC; supporto informativo e comunicazione sanitaria; iniziative di prevenzione e promozione della salute; attivazione di sportelli tematici (esempio disabilità, violenza di genere, malattie rare, advocacy e tutela dei diritti, ecc.); partecipazione a gruppi di lavoro e tavoli territoriali.
L'Asp si impegna a garantire il coordinamento delle attività; mettere a disposizione, ove possibile, spazi dedicati e supporto logistico; favorire l'integrazione tra servizi sanitari e associazioni; redigere annualmente il rendiconto sociale; coinvolgere i referenti delle Associazioni, Ets, Cooperative sociali, Comitati e Reti di associazioni nella co-programmazione e co-progettazione degli interventi territoriali nonché nella valutazione partecipativa; rendere disponibili annualmente i dati mediante il bilancio di genere e il rendiconto sociale.
La coprogettazione
Le attività saranno realizzate attraverso la definizione di un piano operativo condiviso; incontri di coordinamento con cadenza quadrimestrale con la partecipazione di tutti i soggetti aderenti al protocollo; incontri mensili di coordinamento di distretto sanitario; utilizzo di spazi dedicati nelle CdC; individuazione di referenti per ciascun ambito.