Da Seminario Arcivescovile ad Ospedale di Comunità, la lunga storia dell’edificio che ha accompagnato la nascita di Bova Marina
Dalla struttura voluta dal Vescovo Rozzolino all'arrivo dei Salesiani e del Beato Michele Rua, fino ai progetti rimasti incompiuti del Novecento: 185 anni dopo in Contrada Spina Santa l'ex Seminario è pronto a vestire la nuova funzione sanitaria finanziata dal Pnrr
Tra pochi giorni l’ex Seminario vescovile di contrada Spina Santa a Bova Marina aprirà una nuova pagina della propria storia con l’inaugurazione del nuovo Ospedale di Comunità. Una struttura destinata a diventare uno dei punti di riferimento della nuova sanità territoriale dell’Area Grecanica, ma che affonda le proprie radici in una vicenda iniziata quasi due secoli fa.
A ricostruirla per ilReggino.it è la dottoressa Anna Scordo, già primario dell’ospedale Tiberio Evoli di Melito Porto Salvo, che ha raccolto una memoria storica capace di ripercorrere le tante vite di un edificio che ha accompagnato l’evoluzione stessa di Bova Marina.
La storia inizia nel 1840. «Nel 1840 il Vescovo di Bova, Monsignor Rozzolino, fece edificare in contrada Spina Santa della Marina di Bova un edificio come Seminario vescovile con l'intento di trasferire la sede episcopale, ma in seguito all'accanita opposizione della civica amministrazione e di alcuni canonici poté solo utilizzarlo nei periodi invernali».
Bova Marina e Bova erano, allora, un unico comune. La separazione dei due municipi arriverà solo nel 1908.
Fin dall’inizio quella struttura apparve destinata a incidere profondamente sullo sviluppo della fascia costiera. «La potenziale importanza di questa struttura per attirare abitanti alla Marina fu subito evidente tanto che ne parla anche il famoso esploratore Edward Lear che passò da Bova nel 1847».
Negli anni successivi il Seminario si trasformò, infatti, in un importante centro culturale «e nel 1898 Monsignor Rossi stabilì in modo definitivo che la struttura fosse sede del Seminario e dell'episcopio e ne affidò la direzione ai Padri Salesiani».
Per l’occasione, venne a prenderne possesso il Beato Michele Rua, primo successore di Don Bosco nella direzione della congregazione Salesiana che proprio due anni fa ha celebrato i 125 anni di presenza nella cittadina, la più antica ad oggi in Calabria.
La decisione di affidare il Seminario ai Salesiani contribuì a modificare gli equilibri del territorio. «Da allora molti residenti di Bova si spostarono verso la zona costiera tanto che nel 1908 la Marina di Bova divenne comune autonomo con il nome di Bova Marina».
Un cambiamento che non fu accolto da tutti favorevolmente. «La reazione che seguì a tale decisione fu così violenta che nel 1897 si tentò di distruggere con il fuoco l'intero plesso; i danni furono notevoli ma la sede non fu abbandonata anzi, Monsignor Pugliatti diede nuovo impulso che permise ai Padri Salesiani di aprire un collegio che fino al suo grave danneggiamento nel 1943 a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, educò i giovani non solo della fascia ionica ma anche di altre parti della Calabria».
Quella esperienza educativa segnò generazioni di giovani calabresi. I bombardamenti del 1943 cambiarono però ancora una volta il destino dell’edificio. «Nel tempo divenne inagibile così che alla fine della guerra i Salesiani lasciarono il seminario fino a trasferirsi nell’attuale struttura».
La vecchia sede di contrada Spina Santa trovò allora una nuova funzione sociale. «La vecchia struttura ospitò dal 1951 alla fine degli anni sessanta i profughi dei centri montani di Africo e Casalinuovo costretti ad abbandonare i loro paesi in seguito ad una disastrosa alluvione».
Terminata l’esperienza degli sfollati, emerse per la prima volta l’idea di destinare il complesso a finalità sanitarie. Un progetto che, a distanza di decenni, appare quasi come un’anticipazione dell’attuale Ospedale di Comunità.
«Quando la struttura fu lasciata libera dagli sfollati – racconta la dottoressa Scordo - il sindaco dell'epoca, dott. Domenico Pizzi - amministrazione 1970-1975 -, ebbe l'idea di trasformarla in una struttura sanitaria. Contattò il presidente dell'ospedale di Locri, dott. Guido Candida, che si mostrò favorevole tanto da stanziare la somma necessaria per realizzare una sezione di geriatria».
L’iniziativa sembrava avere tutte le condizioni per concretizzarsi. «A questo punto andavano chieste le autorizzazioni, l'immobile era di proprietà della Curia. L’allora Arcivescovo Monsignor Ferro si mostrò favorevole, ma poiché al catasto la struttura risultava quale mensa vescovile era necessario un nulla osta del Ministero dell'Interno».
Quel passaggio si rivelò decisivo. Il progetto non andò in porto e si disse allora, voce di popolo, a causa dell’ostruzionismo di alcuni cittadini che «supportati da bovesi residenti a Roma fecero in modo che il ministero non concedesse il nulla osta».
L’idea di una destinazione sanitaria non venne però abbandonata. «A inizio anni novanta l’immobile, unitamente a 30mila mq di terreno adiacente fu acquistato dal comune di Bova Marina grazie ad un finanziamento dello Stato, per il quale ci fu interessamento dell’allora deputato Saverio Zavettieri, pari a 3 miliardi di lire, per l’acquisto dell’immobile, oltre a 250 milioni di lire per l'acquisto del terreno circostante».
Per completare i lavori di ristrutturazione «occorrevano, oltre ai tre miliardi di lire spesi, ulteriori 200 milioni».
Fu allora che prese forma un altro progetto destinato a suscitare grandi aspettative. «Il dott. Giovanni Squillaci propose di adibire la struttura in centro di riabilitazione per pazienti con malattie neurologiche e propiziò un incontro tra il comune ed AISM, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla».
L’iniziativa generò entusiasmo e partecipazione. «La cosa suscitò grande entusiasmo e furono tante le iniziative per raccogliere fondi tra cui la trasmissione «30 ore per la vita» in diretta sui canali Rai».
Nel 1994 arrivò una svolta importante. «Quell’anno – spiega la dottoressa Scordo - AISM inviò una bozza di convenzione che il sindaco dell'epoca Leonardo Rodà portò in consiglio per l'approvazione».
La stessa Anna Scordo, allora consigliere comunale di opposizione, racconta il proprio intervento in quella fase: «In quel contesto quale consigliere comunale di opposizione proposi una modifica di due articoli, così che nella malaugurata ipotesi che il centro non venisse completato, la struttura sarebbe tornata di proprietà del comune, e che per eventuale contenzioso ci si doveva rivolgere alla magistratura ordinaria. Il Sindaco Rodà accolse la proposta, la convenzione venne modificata e nel successivo consiglio comunale fu approvata».
Restava però il problema delle risorse economiche necessarie per completare l’opera. «Per completare la ristrutturazione, come già detto, necessitavano ulteriori 200 milioni di lire, così da consentire la consegna all’Aism».
Fu un impegno che coinvolse direttamente l’amministrazione comunale. «La Amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Autelitano rinunciò alla indennità di carica e nel settembre 2001 avvenne la consegna ufficiale».
Nonostante l’impegno e le aspettative, anche quel progetto non riuscì a raggiungere il traguardo. «Purtroppo nonostante le migliori intenzioni il centro non venne mai completato ed è stato oggetto di indagini della magistratura per fare luce sullo sperpero di oltre due milioni e mezzo di euro».
Bisognerà attendere vent’anni per assistere a una nuova svolta. «Nel 2021 l’amministrazione comunale guidata da Saverio Zavettieri riacquisisce la struttura e successivamente viene approvata la convenzione con l’ASP di Reggio Calabria per trasformarla in Ospedale di Comunità» grazie ai finanziamenti PNRR arrivati in seguito alla pandemia da Covid-19.
Bova Marina, consegnate le chiavi per la costruzione dell'ospedale di comunitàÈ qui che la lunga vicenda del Seminario di contrada Spina Santa torna a incrociare il tema della sanità. Un percorso iniziato negli anni Settanta con il progetto di una sezione geriatrica, proseguito negli anni Novanta con il sogno di un centro di riabilitazione neurologica e arrivato oggi alla realizzazione dell’Ospedale di Comunità finanziato dal PNRR.
Un lavoro sinergico per il quale, nelle conclusioni di questa ricostruzione, la dottoressa Scordo rivolge un ringraziamento «all'ufficio tecnico della ASP nelle persone dell'ingegnere Carmelo Minniti e del geometra Roberto Crucitti per la professionalità, l’impegno e la competenza dimostrate. Con l'augurio che questa nuova struttura possa funzionare al servizio del territorio».
Tiberio Evoli, Case ed Ospedale di Comunità: cosa cambia davvero nella sanità dell’Area GrecanicaDopo essere stato Seminario, episcopio, collegio salesiano, rifugio per gli sfollati di Africo e Casalinuovo, progetto geriatrico mai realizzato e centro neurologico rimasto incompiuto, l’ex Seminario di contrada Spina Santa si prepara così ad accogliere una nuova funzione pubblica.
Una destinazione che arriva al termine di un percorso lungo quasi centottantacinque anni e che, per la prima volta, sembra riuscire a concretizzare quella vocazione sanitaria immaginata da decenni.