Donazione di organi, la Calabria resta in coda: istituzioni e sanità a confronto al Consiglio regionale
Al convegno FINTRed l’allarme sui ritardi regionali e sull’aumento dei “no”: «Servono cultura, consapevolezza e un impegno condiviso per salvare vite»
La Calabria continua a occupare gli ultimi posti della classifica nazionale per le donazioni di organi. Un dato che pesa sui pazienti, sulle famiglie e sull’intero sistema sanitario regionale.
Se ne è discusso a Reggio Calabria nel corso del convegno «La cultura della donazione e del trapianto: conoscenza, solidarietà e vita», promosso da FINTRed Calabria ODV e ospitato nella Sala Federica Monteleone del Consiglio regionale.
Un momento di riflessione e confronto aperto tra istituzioni, sanità e associazioni, con l’obiettivo di affrontare una criticità strutturale che non riguarda solo i numeri, ma il diritto alla salute. «La Calabria purtroppo si trova relegata agli ultimi posti della classifica nazionale per quanto riguarda le donazioni di organi – è stato evidenziato in apertura dei lavori – ed è una condizione che non può stare bene a nessuno: non al cittadino, non al paziente e nemmeno alle istituzioni».
Un ritardo che ha anche un forte impatto economico. Per garantire i trapianti ai pazienti calabresi, infatti, la Regione è costretta a sostenere costi elevati per l’invio dei malati in altre regioni.
«È una condizione che non è più sostenibile e sulla quale è necessario intervenire», è stato sottolineato, richiamando la responsabilità condivisa di tutti i livelli istituzionali.
Ad aprire ufficialmente il convegno i saluti istituzionali, con la partecipazione, tra gli altri, del presidente nazionale FINTRed Giuseppe Iacovelli, del presidente del Consiglio regionale della Calabria Salvatore Cirillo, del direttore generale del Dipartimento Salute Ernesto Esposito, del sindaco metropolitano Carmelo Versace e dei vertici delle aziende sanitarie e ospedaliere del territorio.
Al centro dei lavori l’intervento del direttore generale del Centro Nazionale Trapianti, Giuseppe Feltrin, che ha ribadito come «la donazione rappresenti il punto di partenza per parlare di trapianto».
In Italia sono circa 8.000 le persone in lista d’attesa per un organo e «la loro possibilità di sopravvivenza dipende da quel sì», un sì che «può diventare un moltiplicatore di vite, fino a sette per ogni donatore».
Feltrin ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare la cultura della donazione, che «non va mai data per scontata».
Particolare preoccupazione destano i dati relativi all’aumento dei “no” alla donazione, che arrivano sia dai cittadini over 60 al momento del rilascio dei documenti, sia – ed è un segnale ancora più allarmante – dai giovani tra i 18 e i 30 anni. «A loro dobbiamo parlare – ha spiegato – perché sono il futuro. La scelta di donare è libera, ma deve essere una scelta consapevole, basata su informazioni corrette e di qualità».
Nel corso della mattinata si è discusso anche del sistema trapiantologico regionale, con un focus sulle difficoltà operative e organizzative.
Un contributo significativo è arrivato da Pellegrino Mancini, già direttore del Centro regionale trapianti e coordinatore regionale per i trapianti della Calabria, cui è stato conferito un attestato di benemerenza per l’attività svolta negli anni. «Abbiamo sempre considerato il paziente come punto di riferimento – ha ricordato – perché tutti i pazienti in lista d’attesa siamo sempre noi». Un richiamo forte al senso di responsabilità collettiva, accompagnato dal ringraziamento alle famiglie dei donatori che, «con grande generosità e altruismo, hanno consentito la donazione degli organi dei loro cari, permettendo a tanti altri pazienti di continuare a vivere».
Nel cuore del convegno, la Sessione II, dedicata alla donazione e al procurement degli organi, è stata moderata da Francesco Puntillo, coordinatore regionale di FINTRed Calabria. Il confronto tra operatori sanitari e specialisti ha messo in evidenza la necessità di rafforzare i processi di donazione e l’organizzazione della rete sul territorio, superando criticità che oggi incidono direttamente sulla possibilità di salvare vite.
A chiudere i lavori, la sessione dedicata alle testimonianze di familiari di donatori e pazienti trapiantati, a ricordare come dietro ogni dato e ogni procedura ci siano storie personali, scelte difficili e gesti di altruismo che fanno la differenza. Un messaggio chiaro, emerso con forza dal convegno: colmare il divario della Calabria è possibile solo partendo dalla cultura della donazione, dalla consapevolezza e da un impegno condiviso tra cittadini, sanità e istituzioni.