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27/06/2026 ore 12.14
Sanità

I sindacati Fp Cgil, Uil Fp, Fials e Rsu replicano a Nursind e Cisl Fp: «Basta propaganda, servono dati e soluzioni»

Le organizzazioni sindacali respingono le accuse sulla gestione del Pronto Soccorso di Reggio Calabria, difendono il lavoro degli operatori, chiedono un confronto con l'Azienda e indicano nel potenziamento della medicina territoriale la chiave per decongestionare il servizio d'emergenza

di Redazione

«Le scriventi Organizzazioni Sindacali FP CGIL, UIL FP, FIALS, congiuntamente al Coordinamento della RSU, in relazione alla nota diffusa da NurSind e CISL FP sulla situazione del Pronto Soccorso del GOM di Reggio Calabria e sul sistema delle relazioni sindacali aziendali, ritengono doveroso intervenire – si legge nella nota diffusa –  per ristabilire la verità dei fatti e respingere con fermezza una narrazione confusa, allusiva e palesemente strumentale.

È troppo comodo utilizzare il Pronto Soccorso come terreno di propaganda sindacale, lanciando accuse vaghe, evocando scenari drammatici e seminando sospetti, senza però avere il coraggio politico, sindacale e morale di fare nomi, richiedere responsabilità precise, produrre atti, circostanziare fatti e assumersi fino in fondo il peso di ciò che si dichiara.

Ancora più grave è il passaggio nel quale si riferisce che qualche preposto avrebbe pronunciato nei confronti di alcuni lavoratori la frase: “Hai sbagliato sindacato”.

Se ciò fosse realmente accaduto, saremmo di fronte a un episodio gravissimo, incompatibile con qualsiasi principio di libertà sindacale, di correttezza amministrativa e di civiltà nei luoghi di lavoro. Ma allora ci chiediamo, e lo chiediamo: chi è stato? quando è successo? con quale modalità? davanti a chi? perché non è stato denunciato formalmente?

Perché, se davvero si è in presenza di un fatto così grave, non si è proceduto immediatamente con una segnalazione circostanziata alle sedi competenti, interne ed esterne all'Azienda?

Su domande tanto serie non si può giocare con le allusioni.

O si denuncia con nomi, cognomi, fatti e responsabilità, oppure si sta facendo propaganda sulla pelle dei lavoratori.

E questo, da parte di chi pretende di rappresentarli, è semplicemente inaccettabile.

Le scriventi OO.SS.  – continua la nota – rifiutano con decisione questo modo ambiguo e opportunistico di fare sindacato, perché i lavoratori non hanno bisogno di mezze frasi, di comunicati fumosi o di insinuazioni buttate lì per colpire e poi ritrarsi. I lavoratori hanno bisogno di verità, coraggio e assunzione di responsabilità.

Quanto al merito della domanda Pronto Soccorso, è necessario smontare una volta per tutte una narrazione falsata e costruita ad arte.

Il Pronto Soccorso del GOM non vive oggi una condizione eccezionale o improvvisamente esplosa dal nulla. I numeri sono noti da anni e parlano da soli: negli anni 2023, 2024 e 2025 gli accessi annui si sono attestati mediamente tra i 63.000 e i 65.000, e la stessa media si conferma anche nel 2026. Ciò significa che il volume di attività è sostanzialmente stabile e ampiamente conosciuto, e che nessuno può fingere oggi di scoprire una pressione assistenziale che esiste da tempo ed è strutturale.

Allo stesso tempo, va detto con altrettanta chiarezza che il personale in servizio non ha subito variazioni significative negli ultimi tre anni.

Attualmente presso il MCAE prestano servizio 95 unità del comparto, di cui 61 Infermieri e 34 Operatori Socio Sanitari, oltre a 30 Medici.

Questi dati dimostrano una verità tanto semplice quanto scomoda: il Pronto Soccorso ha continuato a reggere volumi enormi di attività non perché qualcuno oggi abbia acceso improvvisamente una luce sul problema, ma perché il personale, con abnegazione e sacrificio, ha continuato a sostenere il servizio anche in condizioni difficili, spesso oltre il limite della sopportazione professionale e umana.

Per questo risulta francamente inaccettabile il tentativo di rappresentare gli operatori come vittime di un sistema “scoperto” soltanto ora da chi oggi alza i toni.

La realtà è che il personale del Pronto Soccorso regge da anni un carico enorme, e lo regge non grazie ai comunicati sindacali ad effetto, ma grazie alla propria professionalità, al proprio spirito di servizio e alla propria capacità di sopperire quotidianamente alle carenze strutturali del sistema sanitario territoriale.

Ed è proprio qui che occorre dire la verità senza ipocrisie: il nodo centrale non è soltanto il Pronto Soccorso, ma il fallimento della medicina territoriale.

Infatti, secondo le medie degli ultimi anni, il Pronto Soccorso registra circa 180 accessi giornalieri.

Di questi, fortunatamente, solo l'1,1% riguarda codici rossi, il 4,44% codici arancioni, il 25% codici azzurri, ben il 66,67% codici verdi e il 2,78% codici bianchi.

Questi dati sono inequivocabili e smascherano ogni tentativo di lettura superficiale o interessata: quasi il 70% delle prestazioni eseguite in Pronto Soccorso riguarda casi differibili, che non dovrebbero gravare impropriamente su una struttura deputata all'emergenza-urgenza, ma che vi si riversano a causa delle gravissime insufficienze della medicina territoriale, dell'assenza di filtri assistenziali realmente efficaci e della mancata presa in carico sul territorio.

Dunque, il problema va chiamato con il suo nome: il Pronto Soccorso è diventato il punto di raccolta di ciò che il territorio non riesce a gestire.

E scaricare tutto questo sugli operatori sanitari, salvo poi usare mediaticamente il loro disagio, è un comportamento che le scriventi OO.SS. giudicano inaccettabile.

Va anche ricordato, per onestà intellettuale e per rispetto verso chi lavora, che nell'ultimo anno sono stati effettuati investimenti significativi, che dimostrano come qualcosa si sia mosso sul piano organizzativo e strumentale. Tra questi si richiamano:

l'apertura della radiologia dedicata, che ha posto fine all'assurdità per cui i pazienti erano costretti a spostarsi per l'ospedale persino per eseguire una semplice radiografia;

l'acquisto del sistema automatico di massaggio cardiaco LUCAS, fondamentale nei casi di arresto cardiaco e nelle emergenze maggiori;

l'acquisizione di 20 carrozzine;

l'acquisizione di 20 barelle.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento importante: a breve è previsto anche un incremento dei locali destinati al Pronto Soccorso, intervento che va nella direzione di un rafforzamento degli spazi assistenziali e organizzativi, necessario per rispondere in modo più adeguato ai bisogni della cittadinanza e per migliorare le condizioni operative del personale.

Sia chiaro: nessuno sostiene che questi interventi risolvano da soli tutte le criticità.

Ma negare che siano stati fatti passi in avanti, o far finta che nulla sia cambiato, significa mentire sapendo di mentire.

E un sindacato che omette scientemente i fatti per piegarli alla propria convenienza polemica non sta facendo tutela: sta facendo mistificazione.

Le scriventi OO.SS. non hanno alcuna intenzione di edulcorare i problemi, né di offrire coperture a chicchessia. Le criticità esistono, sono serie e vanno affrontate fino in fondo. Ma proprio per questo rifiutiamo la logica della denuncia selettiva, tardiva e strumentale.

Un sindacato serio, infatti, non deve limitarsi a evidenziare i problemi, ma deve anche avere la capacità e la responsabilità di indicare soluzioni praticabili, avanzare proposte concrete e contribuire, con senso di realtà, alla tutela dei lavoratori e alla migliore organizzazione dei servizi.

E proprio in questa direzione riteniamo che una delle risposte più immediate e razionali, considerando la consistente mole di prestazioni riferibili a codici verdi e bianchi, dunque non propriamente da Pronto Soccorso, potrebbe essere l'apertura, d'intesa con l'ASP di Reggio Calabria, di un punto di Servizio di Continuità Assistenziale, capace di intercettare la domanda impropria e di decongestionare il Pronto Soccorso dai pazienti non urgenti.

Una soluzione del genere consentirebbe di alleggerire la pressione sul MCAE, ripristinare la centralità alla missione dell'emergenza-urgenza, ridurre i tempi di attesa e migliorare tanto la qualità dell'assistenza quanto le condizioni di lavoro degli operatori.

Chi vuole davvero difendere i lavoratori deve dire le cose come stanno:

il numero degli accessi è alto, ma stabile da anni;

il personale opera da tempo sotto pressione senza sostanziali variazioni;

una larga parte degli accessi non è da vera emergenza;

il Pronto Soccorso paga il prezzo dell'insufficienza del territorio;

gli operatori continuano a garantire il servizio con spirito di sacrificio;

negli ultimi mesi alcuni interventi migliorativi sono stati comunque realizzati;

occorre ora affiancare alla denuncia anche una proposta concreta di riorganizzazione dell'assistenza territoriale e dei percorsi di filtro.

Questa è la verità. Il resto è costruzione polemica.

Per tali ragioni, FP CGIL, UIL FP, FIALS e Coordinamento RSU respingono con fermezza il tentativo di utilizzare il disagio del Pronto Soccorso come clava sindacale e invitano NurSind e CISL FP a uscire definitivamente dall'ambiguità.

Se esistono episodi di pressione, intimidazione o discriminazione sindacale, vengano denunciati formalmente, immediatamente e senza reticenze.

Se invece si vuole aprire una discussione vera sulle criticità del Pronto Soccorso, allora la si affronti con dati reali, onestà intellettuale, senso di responsabilità e rispetto per chi lavora ogni giorno in prima linea.

Le scriventi OO.SS. chiedono contestualmente all'Amministrazione del GOM l'apertura di un confronto serio, documentato e non rituale sulle criticità del MCAE e del Pronto Soccorso, sulle dotazioni organiche, sui modelli organizzativi, sulla sicurezza degli operatori, sulla gestione dei flussi, sul necessario raccordo con la medicina territoriale e sulle possibili soluzioni organizzative da attivare con il coinvolgimento dell'ASP di Reggio Calabria.

Ma sia chiaro a tutti:

non accetteremo più che il sacrificio quotidiano dei lavoratori venga piegato a interessi di visibilità sindacale.

Non accetteremo più comunicazioni costruite sull'insinuazione, sulla reticenza e sull'uso politico del malessere organizzativo.

Non accetteremo più che si lanci il sasso e si nasconda la mano.

I lavoratori del Pronto Soccorso meritano rispetto.

Meritano dimostrazione vera.

Meritano sindacati che abbiano il coraggio di denunciare fino in fondo, non di alludere.

Meritano una discussione seria, non una messinscena.

Meritano anche un sindacato capace di trasformare la denuncia in proposta, e la proposta in iniziativa concreta nell'interesse dei lavoratori e dei cittadini.

Chi sa, parli.

Chi denuncia, provi». Così in una nota Natale Scappatura (F.P. C.G.I.L.), Francesco Luppino (U.I.L. F.P.), Bruno Ferraro (F.I.A.L.S.), Salvatore Enrico Marte (Coordinatore R.S.U.).