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09/02/2026 ore 14.00
Sanità

Il Gom di Reggio continua il percorso di umanizzazione degli ambienti di cura: tocca alla nuova Radioterapia oncologica

La cerimonia questa mattina al presidio “Riuniti”. Un percorso che unisce tecnologia avanzata, attenzione alla persona e memoria, con l’intitolazione di due sale alla dottoressa Alberta Capua e al giudice Lilia Gaeta.

di Aldea Bellantonio

Non solo innovazione tecnologica, ma una visione della cura capace di mettere al centro la persona, i luoghi e le relazioni. È questo il senso dell’iniziativa dedicata all’umanizzazione degli ambienti di cura della Uoc di Radioterapia oncologica, che si è svolta al presidio “Riuniti” del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria.
Un momento che rappresenta la sintesi di un percorso avviato da anni, in cui il potenziamento tecnologico procede di pari passo con una crescente attenzione all’accoglienza e al benessere dei pazienti oncologici, in particolare di quelli più fragili.


Ad aprire la giornata è stato il dottore Giuseppe Sceni, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Fisica sanitaria, che ha richiamato un principio chiave: «Il bello è un dovere morale». L’umanità dei luoghi, insieme all’empatia di chi assiste, rappresenta una parte essenziale del percorso di cura. Un concetto che affonda le radici nella storia della Radioterapia reggina, attiva dal 1997, e che negli anni ha maturato una consapevolezza sempre più profonda sull’importanza dell’accoglienza e del comfort in ambito ospedaliero.


Nel suo intervento, il dottore Sceni ha voluto ringraziare tutto il personale della Radioterapia – tecnici, infermieri, medici e fisici sanitari – sottolineando come la qualità umana con cui i pazienti vengono accompagnati nei momenti più difficili rappresenti la prima e più autentica forma di umanizzazione, accanto alla complessità tecnica dei trattamenti.
Il momento più intenso della giornata è stato dedicato alla memoria. Due sale dell’area trattamenti sono state intitolate alla dottoressa Alberta Capua e al giudice Lilia Gaeta, entrambe pazienti del reparto e figure profondamente legate alla storia della Radioterapia del Gom. La dott.ssa Capua, prima direttrice dell’Unità Operativa di Radioterapia, è stata ricordata come esempio di eccellenza tecnica, competenza e rigore professionale, capace di coniugare autorevolezza e umanità anche in anni in cui le tecnologie erano molto più limitate. Il giudice Gaeta è stato invece ricordato per la forza d’animo e la serenità con cui ha affrontato la malattia, senza mai perdere il sorriso.
Particolarmente toccanti gli interventi dei familiari. Il dottore Gerardis, magistrato e marito del giudice Lilia Gaeta, ha testimoniato in prima persona quanto il rapporto umano, accanto alla professionalità, sia stato determinante nel percorso di cura della moglie, sottolineando come nel reparto di Radioterapia non sia mai venuta meno l’attenzione alla persona, nemmeno nei momenti più complessi della malattia.
Il dottore Locatelli, marito della dottoressa Alberta Capua, ha ricordato il legame profondo tra la moglie e il reparto che aveva contribuito a costruire e far crescere, evidenziando il valore di una memoria che continua a tradursi in impegno quotidiano e responsabilità professionale.

Sul piano istituzionale è intervenuta la dottoressa Frittelli, commissaria dell’Azienda, che ha sottolineato come l’umanizzazione degli spazi si inserisca in una strategia più ampia di rinnovamento tecnologico e organizzativo. Un percorso che ha visto importanti investimenti in attrezzature di ultima generazione, sicurezza e radioprotezione, ma anche una forte attenzione alla qualità degli ambienti, con l’obiettivo di rendere il servizio pubblico non solo efficiente, ma capace di offrire standard elevati di dignità e accoglienza. La commissaria ha inoltre evidenziato la crescita dell’attività clinica, ricordando come i piani di trattamento radioterapico siano passati da 924 nel 2024 a 1.349 nel 2025, con un incremento del 46 per cento.
È quindi intervenuto il dottore Costarella, direttore sanitario del presidio “Riuniti”, che ha ribadito come l’umanizzazione degli ambienti rappresenti un elemento strutturale del percorso di trasformazione dell’ospedale, insieme al superamento della frammentazione dei reparti e al rafforzamento di una visione unitaria dell’assistenza.
A chiudere il quadro è stato il dottore Al Sayyad Said, primario della Radioterapia oncologica, che ha ribadito il valore del lavoro multidisciplinare e dell’alleanza tra tecnologia, competenze professionali e umanità. Un approccio che ha prodotto risultati concreti, ma che – come sottolineato – trova il suo senso più profondo nella centralità del paziente e nella qualità della relazione di cura.
La giornata si è chiusa con un messaggio condiviso: la tecnologia è fondamentale, ma non può prescindere dall’umanità. Curare significa anche prendersi cura degli spazi, delle relazioni e della memoria, affinché l’ospedale sia non solo luogo di cura, ma anche luogo di fiducia e speranza.