Poliambulatorio di Gallico, tante voci esasperate ed una sola richiesta: «La struttura non può e non deve chiudere»
Partecipato sit in contro il ridimensionamento della struttura sanitaria che serve un’ampia fetta di territorio a nord della città. Sullo sfondo le polemiche politiche circoscrizionali. Giordano (UxRN): «Investimento regionale per creare due Case di comunità a nord e sud della città»
L’appuntamento è stato fissato per le ore 11 di questa mattina, ma già una mezz’oretta prima alcuni cittadini hanno cominciato a fare capolino in via Evelina Plutino Giuffrè. Proprio lì, in quella che fu via Quarnaro II, insiste il Poliambulatorio di Gallico, vitale struttura sanitaria che serve storicamente un territorio vasto che va da Archi a Catona e si insinua nell’immediato entroterra. La chiamata è arrivata dal gruppo consiliare Uniti per Reggio Nord della III Circoscrizione, capitanato da Giuseppe Giordano, ma la politica arriva un momento dopo che i cittadini si sono ritrovati nel piccolo piazzale antistante la struttura. C’è voglia di manifestare il proprio dissenso, di dire la propria su una situazione insostenibile, ma anche la volontà di non racchiudere entro un definito recinto politico lo spauracchio di una chiusura di un presidio fondamentale per garantire il diritto alla salute e l’assistenza territoriale ai cittadini della zona Nord di Reggio Calabria. Soprattutto all’indomani della chiusura del Polo Asp di Pellaro, dall’altra parte della città, a cui potrebbe seguire quella del Polo Sud di via Padova.
Inevitabile che le proteste per l’eventuale chiusura si mischino anche alle lacune e alle lungaggini della sanità calabrese a cui è sottoposto ogni cittadino. Sabina tiene fieramente in mano un cartello con su scritto: “Difendiamo la sanità pubblica di Reggio Nord”, abita a Gallico Marina ed è costretta a frequentare da anni il Poliambulatorio. Lei, malata oncologica in remissione, ha avuto prenotata una ecografia solo per l’aprile del 2027: «sono qui per protestare contro la chiusura. Lo vogliono trasferire a Gallico Superiore quando ancora la struttura che dovrebbe ospitare la nuova sede è in una situazione fatiscente. Passeranno mesi e mesi e mesi, e già qua comincia a scarseggiare il personale medico. Ci ritroviamo a dover andare a Reggio in strutture lontane e il problema non è tanto mio che ancora ho la patente e posso guidare, il problema è per tutti quegli anziani che non si possono muovere e anche per i disabili. Io stessa ho una ragazzina disabile di 38 anni che ha problemi motori, quindi per me anche spostarmi per andare a Reggio, dove non si trovano parcheggi, è un problema grosso».
Le parole e i pensieri sconfortati di Sabina sono quelli di Enzo, Antonio, Rocco, Francesca e tanti altri che hanno deciso di esserci questa mattina. «Io ho una visita da fare in questo periodo, però la prenotazione ce l'ho a gennaio e la dottoressa non so se me riuscirà a farmela» esclama l’amica di Sabina. «La struttura per noi va benissimo qua, perché qua ci posso arrivare a piedi, se la chiudono o la spostano in qualche altro posto mi devono accompagnare. E se non c'è chi mi accompagna sono a piedi, o resto chiusa in casa».
«Io abito a Villa San Giuseppe – aggiunge un’altra cittadina -. Questa è la struttura più vicina e quindi ne usufruiamo tutti quelli che siamo qua. Voglio dire, chiudendola, dove dobbiamo andare? Quella a Villa San Giovanni è lontana per noi, poi là, in una camera ci sono due medici. Se uno deve parlare con un dottore, deve sentire l'altro. No, questa struttura la devono lasciare, non la devono chiudere, per carità. No, non lo accettiamo assolutamente».
Interviene un altro cittadino che non ha potuto fare a meno di ascoltare il grido di dolore della sua vicina di protesta. «Credo che una delle cose di cui la nuova amministrazione si deve interessare sono proprio le periferie, perché sono quelle più abbandonate. Papa Francesco parlava di due periferie, una esistenziale e una geografica. Quindi anche questo è un sintomo, questa attività che adesso scompare qui, ci isola ancor di più. Non abbiamo più una banca, che è andata via; per miracolo abbiamo qualche negozio, quindi siamo proprio la periferia delle periferie peggiori di Reggio».
Il pessimismo dilaga tra i cittadini, e per Enzo addirittura è tutto il quartiere ad essere invivibile, anche per via del fatto che negli ultimi anni si è ingrossato un bacino che comprende l’entroterra oltre che Catona, Archi e Gallico. Per questo Enzo sottolinea che prima di ogni cosa, se la struttura dovesse chiudere, si dovrebbe trovare il modo di dare continuità al servizio, «recuperando i soldi che sono stati sottratti a questa struttura per darli ad altre, impegnandosi a fare nell’immediato un progetto che ricollochi in loco la struttura».
Giordano: «Non fare passi indietro, si pensi ad una Casa di comunità a Gallico»
Quando arrivano i rappresentanti politici che hanno chiamato a raccolta la cittadinanza, la protesta assume toni più netti. L’iniziativa come detto è del gruppo “Uniti per Reggio nord”, ma all’appuntamento si sono presentati diversi consiglieri comunali di diverse sigle, rappresentanti circoscrizionali e sindacali, comitati e associazioni del territorio.
Per Giuseppe Giordano, capogruppo di Uniti per Reggio Nord, il sit-in per la tutela di del presidio sanitario, non è casuale il 26 ottobre. «Perché sarebbe stata la data nella quale si sarebbe dovuto tenere il Consiglio di Circoscrizione aperto che l'attuale maggioranza prima ha accettato, salvo poi tornare indietro, recedere perché evidentemente hanno dovuto subire il diktat di altra amministrazione. Siamo qui con i cittadini perché questo presidio nella zona nord non può essere assolutamente ridimensionato». La preoccupazione è che la soluzione prospettata dopo il 31 dicembre di uno spostamento presso i locali dell'ex-delegazione sia insufficiente. «Ci sono delle soluzioni – aggiunge Giordano - una delle quali è il polo sanitario veterinario di Gallico Superiore dove c'è l'Arpacal e c'è il servizio veterinario e questa è la soluzione idonea a ospitare gran parte dei servizi, tra i quali anche il consultorio, perché ricordiamoci questa è sede di consultorio, un importante presidio».
Ma di più Giordano avanza una proposta: «Tutti i report testimoniano che Reggio Calabria è sofferente per quanto riguarda la sanità territoriale, vogliamo fare dei passi indietro, mentre la Regione Calabria ha trovato le risorse per fare 4 ulteriori case di comunità rispetto alle 57 programmate? Allora si faccia un investimento con i soldi della Regione e si crei una Casa della comunità nella parte nord, quindi il Polo nord che può essere Gallico, e una Casa di comunità nella parte sud. La sanità territoriale di Reggio Calabria non può essere concentrata solo sulle due strutture che ancora non sono nemmeno ultimate dell'ex Inam e dell'ex Empas, in via Willermin e in via Placido Geraci».
Tra i diversi intervenuti il consigliere regionale dem Giuseppe Falcomatà ha inquadrato la situazione di Gallico all'interno di una deliberata strategia di smantellamento della sanità territoriale in Calabria, avvertendo che il progressivo taglio dei poliambulatori periferici causa già l'immancabile sovraffollamento del pronto soccorso del Gom e criticando i ritardi nella reale attivazione delle Case di Comunità: «Questo è frutto di una precisa strategia aziendale da parte dell'Asp e quindi da parte della Regione Calabria, ovvero quella di azzerare la sanità territoriale e quindi offrire sempre meno servizi ai cittadini sul tema più importante di tutti che è quello della sanità e quindi quello del diritto alla salute».
Marcantonino Malara, Capogruppo Pd a Palazzo San Giorgio, ha focalizzato l'attenzione sulla svalutazione delle istituzioni di prossimità e del decentramento, spiegando come il rifiuto di convocare un'assise circoscrizionale aperta abbia spinto la protesta a trasferirsi legittimamente in piazza per dare voce alle istanze del quartiere: «Se non ci fanno discutere, dibattere e portare avanti le nostre proposte, che sono le vostre, legittime, nelle istituzioni, vuol dire che lo faremo in strada, in piazza, tra la gente. Noi oggi siamo in piazza con la volontà di affermare, se mai ce ne fosse bisogno, che la voce dei cittadini non può essere silenziata».
Dal canto suo, Giuseppe Carrozza, Dirigente regionale di Sinistra Italiana, ha contestato la lesione dei diritti costituzionali alla salute e denunciato le forti diseguaglianze sociali generate dalla riduzione dei servizi pubblici, interrogandosi sull'effettiva destinazione dei fondi Pnrr per la medicina territoriale e criticando l'atteggiamento della maggioranza di centrodestra in circoscrizione: «I diritti di cittadinanza sanciti dalla nostra Costituzione sono stati messi sotto i piedi. Oggi chi ha i soldi si cura, chi non ha i soldi è destinato a fare o lunghe liste d'attesa, oppure non si cura e muore o aggrava la sua malattia, è una cosa che non si può più sopportare».