Polistena, radiologia con corsia preferenziale per i pazienti oncologici: esami e referti rapidi grazie alla rete con il volontariato
All’ospedale della Piana un percorso dedicato consente Tac e controlli in pochi giorni. Cordopatri: «Così riduciamo le attese e rimettiamo al centro la persona»
Ridurre i tempi della diagnosi e dei controlli è una delle sfide più importanti nella cura dei pazienti oncologici. Nel territorio della Piana di Gioia Tauro questa esigenza ha trovato una risposta concreta grazie al servizio dedicato attivo presso la Radiologia dell’ospedale di Polistena, diretto dal dottor Domenicantonio Cordopatri, e alla collaborazione con le associazioni «La Danza della Vita» Onlus, presieduta da Maria Anedda, e «La Fenice», presieduta da Marina Albanese, insieme ai professionisti che operano nel percorso oncologico.
La Struttura Operativa Complessa di Radiologia del Presidio Ospedaliero di Polistena, guidata da sedici anni dal dottor Cordopatri, serve un bacino di utenza di circa 180.000 abitanti della Piana di Gioia Tauro. Ogni anno vengono eseguite circa 50.000 prestazioni presso la Radiologia di Polistena e 15.000 presso quella di Gioia Tauro, numeri che testimoniano il ruolo centrale del reparto nel sistema sanitario territoriale.
All’interno di questa attività, da undici anni è stato attivato un percorso dedicato ai pazienti oncologici, con due sedute pomeridiane settimanali gestite tramite agenda interna. Un servizio che consente ai pazienti che devono effettuare Tac total body o Tac torace-addome per stadiazione o controlli dopo chemioterapia di essere prenotati direttamente in reparto con tempi di attesa di pochi giorni.
Accanto a queste due giornate dedicate alla radiologia oncologica è attivo anche il servizio di mammografia clinica e di screening, che copre l’intero ventaglio diagnostico della patologia mammaria: mammografia, tomosintesi, ecografia mammaria, CESM (mammografia con mezzo di contrasto), biopsia mammaria e risonanza magnetica delle mammelle.
La divisione di senologia oncologica del reparto di Radiologia è gestita dalla dottoressa Paola Mercuri, che coordina le attività diagnostiche dedicate alla mammella.
«Questo permette una gestione molto più agevole del paziente oncologico – spiega il dottor Cordopatri – che non è costretto ad affrontare le lunghe liste d’attesa che tutti conosciamo. In tempi rapidi può eseguire l’esame e portare il controllo al proprio oncologo».
Il percorso è stato ulteriormente potenziato negli ultimi anni. Grazie a una consolidata esperienza in radiologia oncologica di quasi trent’anni, il primario della Radiologia di Polistena ha introdotto un sistema che consente spesso ai pazienti di ricevere il referto nello stesso giorno dell’esame.
«Negli ultimi quindici anni ho refertato circa 15.000 Tac di follow-up oncologico – spiega Cordopatri –. Da tre anni abbiamo deciso di consegnare quasi sempre il referto direttamente al paziente, così da evitare ulteriori attese e la necessità di tornare in ospedale solo per ritirarlo. In questo modo, nel giro di meno di una settimana il paziente può avere prenotazione, esecuzione dell’esame e referto».
Un risultato possibile anche grazie alla competenza del team sanitario che lavora nel reparto. «Una gestione di questo tipo richiede un team tecnico, infermieristico e di operatori socio-sanitari altamente qualificato, che da sempre si distingue per efficienza ed efficacia. In ogni turno vengono gestiti mediamente tra gli otto e i dodici pazienti oncologici».
Il dottor Cordopatri ha inoltre ottenuto, durante una conferenza della European Society of Oncological Imaging, il certificato di refertatore dei sistemi RECIST 1.1, CHOI, mRECIST e iRECIST, utilizzati per valutare la risposta ai trattamenti nei tumori solidi nei trial clinici dei nuovi farmaci oncologici.
Il servizio si inserisce in una visione più ampia che mette al centro la persona. «Questo progetto – sottolinea Cordopatri – nasce dall’idea di umanizzare i servizi sanitari. Oggi il rischio è che il paziente venga trattato come un numero, oppure che per avere cure rapide debba ricorrere a risorse economiche che non tutti possiedono».
A sostenere e rafforzare questo percorso è anche la collaborazione con il territorio e con il mondo del volontariato. In particolare con l’associazione «La Danza della Vita», che accompagna e orienta molti pazienti oncologici, e con l’associazione «La Fenice», presieduta da Marina Albanese, impegnata nel supporto alle persone che affrontano la malattia.
Un ruolo importante è svolto anche da Irene Cannata, tecnico di radioterapia presso il reparto di Radioterapia del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, dove lavora da ventinove anni con il primario dottor Said Al Sayyad e che fa parte dell’associazione «La Fenice».
«La nostra collaborazione è nata dall’esigenza di abbreviare i tempi di attesa per Tac e risonanze magnetiche di stadiazione e ristadiazione – spiega Cannata –. Il dottore Cordopatri si è reso subito disponibile perché già da tempo aveva creato un percorso dedicato ai pazienti oncologici».
In due anni, grazie a questa rete, oltre 200 pazienti hanno potuto accedere più rapidamente agli esami diagnostici necessari.
«Il tempo non è amico della persona oncologica – aggiunge Cannata –. Più si aspetta e peggio è. Grazie a questa corsia preferenziale molti pazienti hanno potuto eseguire la Tac con codice 048 in pochi giorni e avere il referto in giornata. Per noi della Radioterapia questo è fondamentale perché ci permette di valutare rapidamente il paziente, inserirlo nella Tac di centraggio e avviare il trattamento».
Parole che raccontano con efficacia il valore umano e sanitario di questa collaborazione. «Il cancro non è un amico che bussa per entrare: apre la porta ed entra senza chiedere permesso. Il lavoro che sta facendo il dottore Cordopatri ci permette, simbolicamente, di sbattere quella porta in faccia alla malattia. Molti dovrebbero prendere esempio da lui: un paziente oncologico non può aspettare mesi per un esame».
La sinergia tra sanità pubblica, professionisti e volontariato dimostra come anche nei territori più complessi sia possibile costruire reti di assistenza capaci di ridurre le attese e restituire centralità alla persona malata, trasformando la cura in un percorso condiviso.