Reggio, tra viaggi della speranza e vie legali si ripropone il dramma dei dializzati reggini: «Se necessario ci incateneremo in piazza»
Il Centro dialisi “San Giorgio”, in attesa dell’accreditamento promesso da due anni, continua ad operare tra mille difficoltà e tra qualche settimana non avrà le risorse per proseguire. Fintred e malati chiedono di dare seguito alla certificata carenza di posti rene in città, ma l’Asp ha proposto ricorso al Consiglio di Stato dopo averne persi due al Tar. Oggi l’incontro in Prefettura
Sono trentotto i pazienti dializzati che, insieme alle loro famiglie, hanno scelto di scendere in piazza insieme alla Fintred (Federazione Italiana Nefropatici Trapiantati di Rene e Donatori) con l’obiettivo di difendere il proprio diritto alla salute e la dignità delle cure a cui devono continuare a sottoporsi. Tra questi c’è Rosario, un anziano dalla faccia buona, che prende coraggio e si avvicina alle telecamere per dire tutto quello vorrebbe dire. Ma non ce la fa. Non riesce neanche ad iniziare. La voce gli si strozza in gola e gli occhi si riempiono di lacrime. «Dai, dai, tranquillo – lo conforta Caterina che fa dialisi con lui nella stessa angusta stanza - siamo insieme». Allora Rosario, accompagnato dalla moglie, si fa ancora più coraggio, vince quell’emozione: «Voglio dire a chi di competenza, se avessero loro familiari dializzati, se proverebbero a fare cose migliori». Caterina gli va ancora una volta in soccorso. «Non capiscono quello che significa dializzare, non capiscono quello che passiamo noi per curarci, per non morire, e tutto per non sovvenzionare il centro dialisi».
Ecco, sta tutto qui il disagio dei pazienti dializzati di Reggio Calabria. Racchiusa in una scena che è insieme frustrazione, dolore, conforto, ma soprattutto disagio per non essere capiti, ma ritenuti quasi un peso, un di più, di fronte ai freddi numeri che chiudono bilanci e strutture, e che non richiedono volti e storie personali da affrontare. La struttura in questione è il Centro Dialisi “San Giorgio” della città dello Stretto, nato proprio per alleviare una cronica carenza di posti dialisi a Reggio. Un problema noto da almeno una decina di anni, «documentato e mai risolto» ribadiscono in tanti difronte Palazzo del Governo, ricordando come tra rimpalli di responsabilità e silenzi istituzionali, Asp e Regione continuino a ignorare una realtà drammatica, lasciando sospesa la sorte di una struttura che garantisce cure salvavita a decine di pazienti.
«Devono aiutare questo centro ad andare avanti, non a chiudere – ancora la battagliera Caterina -, perché se qui il centro chiude noi siamo finiti. Io personalmente non mi sposterò più in nessun posto, perché non ne ho la forza e non posso più andare più lontano di qua, assolutamente. Dov’è il presidente della Regione? Lui personalmente dovrebbe rispondere di questa situazione. Delle promesse che ha fatto, non ne abbiamo viste nessuna realizzata. Ma il Centro va avanti, deve andare avanti».
La provincia di Reggio, riassume poi un altro paziente, Giovanni, è quella che ha meno posti rene in assoluto rispetto alle altre province calabresi. «Non è ammissibile una cosa del genere. Le patologie nefropatiche sono in continuo aumento. L'ospedale dovrebbe organizzarsi. Comprendiamo che comunque l'ospedale ha bisogno di 4-5 posti liberi per le esigenze di reparto o per il pronto soccorso. Però ci sono altri 35 posti. Non può destinarci a decine di chilometri lontani da casa, perché chi fa dialisi sta male subito dopo la dialisi. Affrontare un viaggio da Melito o da Scilla per tornare a casa vuol dire dover aspettare che uno si riprenda, quindi con partenza alle 6 del mattino e rientro alle 4-5 del pomeriggio».
Puntillo (Aned): «Un’odissea che va avanti da 10 anni»
Tutte motivazioni che la Fintred, rappresentata in Piazza Italia dal segretario Francesco Puntillo, ha provato a sintetizzare nell’incontro ottenuto con il prefetto Clara Vaccaro. La richiesta è chiara: si smuova chi di competenza, perché è necessario che centri di dialisi come quello di San Giorgio vengano regolarizzati dalla Regione con l’apposita Convenzione, consentendo ai pazienti di poter continuare a fare terapia farmacologica.
Proprio Puntillo sottolinea che questa è una battaglia che non inizia oggi, ma nel lontanissimo 2017, quando già era chiaro che a Reggio Calabria, c'era una carenza di posti rene. Attraverso una serie di incontri con l’allora prefetto Michele Di Bari fu attivato un tavolo tecnico proprio a palazzo del Governo, che solo al nono tentativo, dal 2017 al 2018, era riuscito ad ottenere la certificazione del fabbisogno: mancavano 29 posti rene. «Bene – ancora Puntillo -, da quel momento quella certificazione non ha avuto più alcun valore né all'interno dell'Asp di Reggio Calabria né all'interno del Dipartimento Tutela della Salute. È come se quella certificazione non avesse alcun valore. Non ci siamo arresi, abbiamo portato in Commissione di Vigilanza al Consiglio regionale l'Asp, il Dipartimento Tutela della Salute e il Gom, e anche lì è stata certificata e documentata la carenza di posti rene».
Puntillo ricorda che fu proprio in quella sede che l’allora facente funzioni Direttore Generale del Dipartimento Tutela della Salute, Tommaso Calabrò, si impegnò a nome del presidente Occhiuto, a mettere una pezza su tutte queste questioni che erano venute a galla, attraverso l’emanazione di un DCA che avrebbe dovuto mettere la parola fine a questa odissea che va avanti ormai da dieci anni.
«Quel DCA non ha mai visto la luce, di quel DCA non si ha più nessuna traccia e i malati continuano ancora a soffrire perché se il Centro dovesse chiudere l'alternativa per questi malati è dover andare a Melito o a Scilla, lontano almeno 30 chilometri dal loro comune di residenza, quando si è sempre detto che i malati, soprattutto soggetti fragili, tutti i con la 104, hanno diritto alle cure di prossimità».
Insomma, non tutti hanno un familiare pronto ad accompagnare il paziente dializzato, e non è detto che quest’ultimo sia nelle condizioni economiche per permettersi spostamenti o aiuti. Puntillo chiede quindi ad Occhiuto di elencare le possibili alternative, se esistono: «Vengono le ambulanze a prenderli? Manda lui dei mezzi? Faccia quello che vuole ma ci deve risolvere il problema, perché se il Centro chiude si creerà un'emergenza sanitaria a Reggio Calabria senza precedenti e noi non ci arrenderemo, ci incateneremo tutti in questa piazza e aspetteremo che siano il Presidente Occhiuto o l'Asp di Reggio Calabria a trovare le soluzioni».
Il punto è che sono stati fatti due ricorsi al Tar proprio per i posti rene, entrambi vinti, ma nessuno ne ha preso atto. Anzi, Puntillo sottolinea come l’Asp addirittura abbia fatto ricorso al Consiglio di Stato. Il suo timore è che l’atto faccia parte di una strategia che tende a logorare la struttura: «Io sono certo, perché io credo nella giustizia, che il Consiglio di Stato, così come ha fatto il Tar di Reggio Calabria, così come ha fatto il Tar di Catanzaro, anche il Consiglio di Stato stabilirà, sancirà e certificherà che a Reggio mancano posti rene. Lo sanno tutti. Il problema non è questo, ma aspettare la risposta del Consiglio di Stato. Tra qualche settimana il centro dialisi non avrà più le forze economiche e finanziarie per continuare. Quindi che noi fra sei, otto mesi avremo un'altra vittoria, non cambia la drammatica situazione che vivono i nostri malati».
Falcomatà: «Dipende solo dal Commissario Occhiuto»
In piazza c’è anche la presenza istituzionale del consigliere regionale dem Giuseppe Falcomatà che conosce bene la vicenda essendo stato sindaco ininterrottamente per dodici anni. Anche per lui è molto grave quello che sta succedendo: «è l'ennesima tragica fotografia dello stato di salute della sanità in Calabria e della distruzione della sanità territoriale nella nostra regione, e nella nostra area metropolitana. Quella della dialisi – ha continuato - sembrava una bella pagina di sinergia istituzionale e politica che abbiamo scritto in questi anni insieme alla Fintred, al presidente Puntillo, a tutti i dializzati, insieme alla Prefettura, cosa che ha portato dopo tanto tempo all'apertura del primo centro dialisi nella nostra città».
Il racconto qui si interrompe, come abbiamo visto, perché dopo che finalmente apre il centro a Reggio, e apre con una promessa che era stata fatta dalla Regione di un imminente arrivo dell'accreditamento, a distanza di due anni non si è mossa foglia. «Cosa che ha comportato anche un abbastanza imbarazzante carteggio e contenzioso con ricorsi al Tar vinti dai dializzati e con Consigli di Stato ancora pendenti, con l'ulteriore conseguenza che il Centro sta per chiudere e i nostri dializzati rischiano di dover riportare le lancette drammaticamente indietro negli anni e dover nuovamente ricorrere alle terapie a Melito, piuttosto che a Messina o all'ospedale. Ovviamente il prefetto può ascoltarci, ma è chiaro che è una situazione che dipende esclusivamente dal commissario della Sanità Occhiuto».