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19/02/2026 ore 12.02
Sanità

Rischio radiologico e diritti negati: il 5 marzo il tentativo di conciliazione davanti all’Ispettorato del Lavoro

Professionisti di sala operatoria e sindacato uniti in una vertenza collettiva. «Non è una battaglia personale, ma per la tutela e la dignità di chi lavora ogni giorno in ambienti esposti».

di Redazione

Si terrà il prossimo 5 marzo alle ore 10:30, in presenza, il tentativo di conciliazione monocratica convocato dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Reggio Calabria ai sensi dell’art. 11 del Decreto legislativo 124/2004.

Un passaggio che, per i professionisti coinvolti, non rappresenta un mero adempimento formale, ma una tappa decisiva di una vertenza che chiama in causa sicurezza, diritti e riconoscimento del rischio radiologico per chi opera quotidianamente in sala operatoria.

A intervenire è Andrea Marino, professionista sanitario e Segretario Sindacale Provinciale della COINA di Reggio Calabria, che sottolinea come l’azione intrapresa sia «una battaglia collettiva, non personale», nata dall’esigenza di ottenere l’applicazione puntuale delle norme vigenti.

Al centro della vertenza vi è il riconoscimento del rischio radiologico per infermieri e professionisti sanitari che operano in ambienti dove vengono utilizzate apparecchiature radiogene.

Il riferimento normativo principale è il Decreto legislativo 101/2020, che disciplina la protezione dalle radiazioni ionizzanti e stabilisce obblighi precisi: classificazione dei lavoratori esposti, sorveglianza sanitaria mirata, dosimetria personale, oltre alle tutele economiche previste dalla contrattazione.

Secondo quanto evidenziato dai professionisti coinvolti, il rischio radiologico non può essere considerato un’opinione ma un dato oggettivo, legato alla presenza di apparecchiature radiogene e all’esposizione, anche se non continua ma ripetuta, durante attività chirurgiche e interventistiche.

La conciliazione del 5 marzo si inserisce in un percorso sindacale e legale già strutturato. I professionisti chiedono:

– chiarezza sulle procedure adottate;

– corretta classificazione del personale esposto;

– riconoscimento delle indennità previste;

– pieno rispetto delle norme in materia di sicurezza.

La vertenza riguarda in particolare chi opera in ambiti come ortopedia, endovascolare, urologia, neurochirurgia e nelle procedure interventistiche, contesti nei quali l’utilizzo di apparecchiature radiologiche è frequente.

«Non stiamo chiedendo privilegi – afferma Marino – ma il rispetto della legge e della dignità professionale».

Il punto, ribadiscono i promotori dell’iniziativa, non è esclusivamente economico ma attiene alla sicurezza sul lavoro e alla corretta applicazione delle norme di tutela previste dall’ordinamento. La giurisprudenza, ricordano, ha più volte affermato che in presenza di un rischio concreto e documentato il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire prevenzione e adeguate misure di protezione.

Il 5 marzo rappresenterà dunque un momento di confronto istituzionale dal quale i professionisti si attendono «una soluzione concreta e giusta». In caso contrario, la mobilitazione proseguirà nelle sedi opportune.

«La sicurezza sul lavoro non è negoziabile – conclude Marino –. Il rischio radiologico non può essere ignorato e i diritti non possono essere negati».