Ruggiero (A.GE.S.S.): «Il Bilancio di Genere e il Rendiconto Sociale sono solo numeri. Dietro quei numeri ci sono persone»
La denuncia della madre di un figlio gravemente disabile dopo la presentazione dei documenti dell’ASP di Reggio Calabria: «I dati non raccontano la qualità dell’assistenza domiciliare né il peso reale che grava sulle famiglie».
All’indomani della presentazione del Bilancio di Genere e del Rendiconto Sociale dell’ASP di Reggio Calabria, interviene Silvana Ruggiero, rappresentante dell’A.GE.S.S. e madre di un figlio gravemente disabile, che affida a una riflessione pubblica una dura presa di posizione sui contenuti del documento illustrato dalla direttrice generale Lucia Di Furia.
«Il Bilancio di Genere e il Rendiconto Sociale sono solamente numeri. Dietro quei numeri ci sono persone», afferma Ruggiero, sottolineando come i dati presentati non restituiscano la reale condizione della sanità territoriale reggina, in particolare per quanto riguarda l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI).
Nel documento dell’ASP si legge che nel 2024 sarebbero stati assistiti 13.595 pazienti, includendo anche le prestazioni erogate dai privati accreditati, con un incremento del 157% rispetto al 2023. Un dato che, secondo Ruggiero, non chiarisce però come venga garantita l’assistenza: «Dire quanti pazienti sono stati presi in carico non dice nulla sulla qualità del servizio, sul tempo effettivo di assistenza, sulla competenza del personale e sull’impatto reale sulla vita delle famiglie».
L’ADI, ricorda Ruggiero, è destinata a pazienti di primo, secondo e terzo livello, con esigenze assistenziali profondamente diverse. Ed è proprio nei casi di maggiore gravità che emergono le criticità più evidenti. Viene denunciata la scelta dell’ASP di non autorizzare più infermieri aziendali a svolgere assistenza domiciliare, affidando il servizio esclusivamente ai privati accreditati, che spesso impiegano personale neo-laureato, privo dell’esperienza necessaria per la gestione di pazienti complessi.
Una scelta che, secondo quanto evidenziato, non sarebbe imposta dalla normativa. La deroga temporanea al vincolo di esclusività per i professionisti sanitari dipendenti pubblici, introdotta dal D.L. 34/2023 e valida fino al 31 dicembre 2025, consentirebbe infatti agli infermieri di svolgere attività libero-professionale fuori dall’orario di servizio, previa autorizzazione dell’azienda sanitaria. Autorizzazione che, secondo Ruggiero, l’ASP di Reggio Calabria non avrebbe mai concesso per l’ADI.
Le conseguenze ricadono direttamente sulle famiglie. «Quando manca l’assistenza – viene sottolineato – il carico si sposta interamente sui caregiver».
In molti casi ciò significa rinunciare al lavoro o ricorrere al telelavoro per garantire una presenza costante in casa, con pesanti ripercussioni sulla qualità della vita, sulla salute psicologica e sulla possibilità di mantenere relazioni sociali.
Ruggiero segnala inoltre la difficoltà di dialogo con la direzione generale dell’ASP. Richieste di incontro inviate da mesi per rappresentare direttamente le problematiche vissute dalle famiglie non avrebbero ricevuto risposta, alimentando la percezione di una distanza tra l’istituzione sanitaria e chi quotidianamente usufruisce dei servizi.
La critica non riguarda l’assenza di soluzioni immediate all’interno del Bilancio, ma l’impostazione stessa del documento. «I numeri – evidenzia – non raccontano i tempi di attesa nei pronto soccorso, le ambulanze del 118 senza medico a bordo, il ricorso forzato ai privati per esami diagnostici che il servizio pubblico non riesce a garantire».
Secondo la rappresentante di A.GE.S.S., sarebbe stato necessario coinvolgere anche i destinatari dei servizi nella redazione del Bilancio di Genere e del Rendiconto Sociale. «Se a quei tavoli fossero state ascoltate anche le famiglie – è il senso dell’intervento – i numeri avrebbero avuto un volto e una voce. Perché dietro ogni dato c’è una persona, e spesso una famiglia intera che lotta ogni giorno».