Sanità nella Piana, il SUL: «Perché la Radiologia di Polistena lavora di più ma ha meno medici di Locri?»
Il Sindacato Unitario Lavoratori (SUL) Calabria accende i riflettori sulla situazione della Radiologia dell'ospedale di Polistena, chiedendo chiarimenti sulla distribuzione del personale sanitario all'interno dell'Asp di Reggio Calabria. Al centro della denuncia del segretario generale Aldo Libri vi è il rapporto tra volumi di attività e risorse umane assegnate ai reparti.
Il sindacato premette di non condividere una visione della sanità fondata esclusivamente su criteri aziendalistici, ricordando come il diritto alla salute rappresenti un principio costituzionale e un servizio essenziale per i cittadini. Tuttavia, proprio adottando per un momento una logica di efficienza economica e gestionale, il SUL sostiene di non comprendere le scelte organizzative che riguardano il presidio ospedaliero di Polistena.
Secondo i dati riportati dal sindacato, la Radiologia di Polistena può contare su quattro medici, mentre quella di Locri dispone di nove professionisti. Nonostante ciò, il reparto della Piana effettuerebbe 150 Tac total body e 136 risonanze magnetiche in più rispetto alla struttura locrese, oltre a un significativo numero di cardio-Tac, esami ritenuti fondamentali per la prevenzione e la diagnosi delle patologie cardiovascolari.
«Di fronte a questi numeri – afferma Libri – le dirigenze sanitarie e il presidente della Regione dovrebbero spiegare perché non venga applicato un criterio semplice: adeguare il numero degli addetti al volume e alla qualità delle prestazioni erogate». Secondo il SUL, una diversa distribuzione delle risorse consentirebbe di sostenere un reparto che produce elevati livelli di attività, alleggerendo al tempo stesso il carico di lavoro degli operatori.
Nel comunicato si evidenzia inoltre la cronica carenza di personale che interessa il sistema sanitario calabrese, definita «praticamente dimezzata rispetto alle necessità», e si denuncia quello che viene descritto come uno sfruttamento crescente dei professionisti della sanità pubblica.
Il sindacato pone poi interrogativi più ampi sulla gestione complessiva del sistema sanitario regionale, chiedendosi se il mancato potenziamento delle strutture più produttive possa finire per favorire indirettamente il ricorso alla sanità privata o alimentare la mobilità sanitaria passiva. Su quest'ultimo punto, il SUL ricorda come la Calabria continui a registrare un saldo negativo di circa 300 milioni di euro l'anno per le cure effettuate fuori regione.
«Vogliamo sapere perché non viene valorizzato ciò che funziona e perché si disperdano risorse verso strutture che hanno numeri non paragonabili con il reparto di Radiologia di Polistena», scrive il segretario generale del sindacato.
Il SUL conclude chiedendo una risposta pubblica da parte dei vertici sanitari e delle istituzioni regionali sulla distribuzione delle risorse e annuncia che, qualora venisse sostenuto che l'attuale organizzazione sia equa e razionale sotto il profilo economico e funzionale, sarebbe pronto a rendere pubblici ulteriori dati e a chiedere l'intervento della magistratura per verificare la fondatezza delle proprie contestazioni.