A Reggio la festa dell'Arma per Fava, Garofalo, Azzolina, Condello, Caruso, Tripodi e anche nel nome di Marino e Iozia
«Una storia costellata di sacrifici, come quella di questa terra. Giusto essere qui oggi». È quanto ha sottolineato il ministro della Difesa celebrando il valore della dedizione di chi ha perso la vita in servizio e citando alcuni uomini in divisa, uccisi per mano mafiosa
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha manife Per mano mafiosa, nel reggino, furono uccisi anche Marino e Iozia.
«Sono stato contento della scelta del generale Salvatore Luongo, comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, di celebrare qui a Reggio la festa. La storia dell'Arma, come quella di questa terra, è costellata di sacrifici. Giusto, pertanto, essere oggi qui. Siamo abituati a unire momenti di festa e gioia come questo a momenti di memoria di chi ha sacrificato al vita e di gratitudine verso chi sul corpo reca i segni di quel sacrificio . Siamo fatti così. L'Arma è istituzione onorata anche al prezzo del bene supremo della vita, messa a rischio per altissimo spirito di servizio e dedizione ».
Questo uno stralcio del discorso pronunciato nella suggestiva cornice dell'Arena dello Stretto Ciccio Franco di Reggio Calabria che stamane ha ospitato la cerimonia. Sottolineata la specificità dell'impegno dell'Arma che in Calabria ea Reggio ha sfidato e sfida la 'ndrangheta. Sono tanti i carabinieri che negli ultimi cinquant'anni sono caduti in servizio, nel tentativo coraggioso di contrastare il crimine mafioso.
Nella strage di Razzà persero la vita l'appuntato Stefano Condello e il carabiniere Vincenzo Caruso , barbaramente assassinati l' 1 aprile 1977 a Taurianova. Il sospetto fondato che in un casolare stesso accadendo qualcosa ebbe un epilogo tragico. Era in corso un summit di 'ndrangheta e quella scoperta scatenò un violento scontro a fuoco in cui i due carabinieri restarono uccisi.
Nel corso del servizio di controllo del territorio, avevano intimato l'alt ad autovettura sospetta sull'autostrada A2 nel tratto reggino che precede lo svincolo di Scilla in direzione Reggio. A reiterata azione di fuoco da parte dei malviventi che non avevano arrestato la marcia, il 18 gennaio 1994, l'appuntato scelto Antonino Fava e l'appuntato Vincenzo Garofalo, risposero al fuoco restando uccisi da cinque pericolosi pregiudicati appartenenti ad agguerrita organizzazione criminosa.
Il giovanissimo brigadiere Carmine Tripodi aveva solo 24 anni quando, al comando di una delle stazioni più difficili della Calabria, si era distinto per coraggio e determinazione, conducendo indagini che avevano portato all'arresto di numerosi esponenti della criminalità organizzata. In prima linea nella lotta contro la 'ndrangheta, gli fu teso un agguato nell'agro d' i San Luca. Era il 6 febbraio 1985. Colpito a fucilate da più sicari, riuscì comunque a reagire, ferendo uno degli assalitori prima di cadere.
Il maresciallo dei carabinieri Pasquale Azzolina , aveva 45 anni e comandava la stazione dell'Arma di Sant'Eufemia d'Aspromonte quando fu ucciso, il 17 giugno 1996, nel corso di un'operazione di servizio scattata a seguito di una segnalazione relativa a due giovani (fratelli), intenti a smontare il motore di un motocarro abbandonato a seguito di un incidente stradale. Dopo l'invito del maresciallo a seguirlo in caserma per accertamenti, il maggiore dei fratelli estrasse una pistola calibro 7.65 e sparò da distanza ravvicinata contro il sottufficiale, uccidendolo.
Un'altra strage avrebbe potuto essere quella consumatasi l'8 settembre 1990 quando il brigadiere Antonio Marino, fu gravemente ferito (morendo il giorno dopo, il 9 settembre) in un agguato a Bovalino nella Locride dove era in licenza. L'agguato ebbe luogo mentre erano in corso i festeggiamenti per la festa in onore della Madonna. La moglie Vittoria Rosetta, all'epoca incinta, rimase ferita con il figlioletto di un anno. Per molti anni era stato al comando della Stazione Carabinieri di Platì e aveva poi anche operato a Bovalino Superiore, Benestare, Careri, Natile Vecchio e Natile Nuovo.
Percorreva la strada che da Cittanova porta a Polistena, il vicebrigadiere Rosario Iozia quando rimase ucciso il 10 aprile 1987 durante un conflitto a fuoco con affiliati della 'ndrangheta. Aveva notaro degli uomini armati camminare in un uliveto e, nonostante non fosse in servizio in quel momento, fermo l'auto e intimo l'alt che gli costò la vita.