A Reggio l'assemblea della sezione Calabria dell’associazione Nazionale Nastro Verde, decorati di Medaglia d’Oro Mauriziana
Nell’occasione, è stato presentato il nuovo progetto “La ’ndrangheta oltre la criminalità”, che propone di ribaltare la chiave di lettura del fenomeno mafioso
I soci dell’associazione Nazionale del “Nastro Verde” – Decorati di Medaglia d’Oro Mauriziana - Sezione Calabria riuniti in assemblea a Reggio Calabria.
Durante la riunione, coordinata dal presidente Cap Cosimo Sframeli, coadiuvato dal segretario Dott. Filippo Piccione e dai consiglieri S. Ten. Americo Della Valle (vice presidente), Ten. Col. Letterio Giliberto, Lgt c.s. Matteo Donado, Lgt Vincenzo Ricciardi, Avv. Sabrina Apollinaro (responsabile delle Dame Mauriziane), è stato approvato il bilancio consuntivo del 2025 e preventivo del 2026. A termine, è stato consegnato il Diploma di Cavaliere Mauriziano a: Ten. Col. (CC) Antonio Piria, S. Ten. (GdF) Franco Colafrancesci, Lgt c.s. (GdF) Francesco Sofia, Mar. (CC) Pietro Esposito; gli Attestati di Fedeltà – Medaglia d’Oro a: Lgt c.s. Giuseppe Mollica Ballato; gli attestati di Fedeltà - Medaglia di Bronzo a: Gen. B. (CC) Ciro Niglio, Lgt c.s. Patrizio Portera, 1° Lgt (MM) Rocco Potami, 1° Lgt (EI) Giovanni Salvatore Lattuca; che hanno continuano a credere nel sodalizio, vivendo in unione di intenti per il conseguimento di meritati ambiti traguardi. New entry, socio simpatizzante: Dott. Paolo Giannetto.
Nell’occasione, è stato presentato il nuovo progetto “La ’ndrangheta oltre la criminalità”, che propone di ribaltare la chiave di lettura del fenomeno mafioso. Il progetto mira ad approfondire la conoscenza della ‘ndrangheta al fine di contrastare più efficacemente le degenerazioni criminali che ne derivano, rispetto alle quali si esprime la più netta condanna senza alcun tentativo di giustificazione o di complicità intellettuale; al tempo stesso il progetto intende consentire ai calabresi di appropriarsi senza vergogna delle proprie radici culturali. Il termine ’ndrangheta, com’è noto, è ormai diventato sinonimo di criminalità e ad essa è universalmente associata l’immagine della Calabria. In origine ad essa era indicata una complessa “cultura”, nel senso antropologico del termine, cioè un sistema di pensare, di sentire e di agire, che aveva al centro una concezione dell’uomo nell’eccezione superiore di “vir”, secondo la nota differenziazione latina, e che costituiva il nucleo identitario calabrese. Questa concezione sacrale dell’umano comporta un certo modo di stare al mondo: serio, responsabile, consapevole, coraggioso; implica una determinata concezione del proprio “io” e del proprio modo di relazionarsi con gli altri, singolarmente e con la società nel suo complesso.
La “cultura” di ’ndrangheta, infatti, non delega al giudizio sulla correttezza dei comportamenti a un sistema di controlli esterni basati sul concetto di legalità, bensì responsabilizza ogni singola persona a operare conformemente a un sistema di “valori”, assunto dal soggetto come proprio, fondato sul concetto di giustizia. E’ l’uomo a giudicare sé stesso, secondo un principio di responsabilità delle proprie azioni, consapevole delle conseguenze che i propri comportamenti determinano, scevro da qualunque atteggiamento elusivo. Nel tempo è avvenuta una distorsione del sistema dei valori originali, prevalendo esclusivamente l’aspetto prevaricatore della “cultura” ’ndranghetistica. Il progetto “La ‘ndrangheta oltre la criminalità” ha come scopo ultimo la costituzione di una struttura di studio, di ricerca e di promozione dell’identità culturale calabrese a partire dal fenomeno ‘ndrangheta.
Continueremo a custodire la memoria e le tradizioni, preservando la “drittura” interiore prima di ogni azione esteriore, per affermare successi spirituali e culturali in un mondo di rovine dove potremmo essere il bersaglio principale di annichilimento.