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09/07/2025 ore 20.00
Società

A TU PER TU | Alessandro Cartisano: «Sempre più “nostra” Casa di Benedetta. Qui giovani in difficoltà progettano una nuova vita» - VIDEO

L'associazione Abakhi consolida la sua presenza educativa sul territorio avviando il percorso da acquisizione della proprietà dell'immobile che ospita i ragazzi
di Anna Foti

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Cresce a Reggio Calabria la mission educante di Casa di Benedetta che dal 2020 accoglie giovani in difficoltà per tracciare nuovi percorsi di vita. Ospite del format A tu per tu, è il coordinatore Alessandro Cartisano, venuto a trovarci nei nostri studi del Reggino.it portandoci la radiosa notizia di essere diventato papà di Giona. A lui e a mamma Olivia, l’abbraccio di tutta le redazione prima di iniziare la nostra intervista. Alessandro è il presidente dell’associazione Abakhi nata dall’incontro di giovani volontari che sperimentando l’accoglienza dei migranti hanno esteso il loro progetto ai giovani in cerca di un nuovo presente e di un nuovo futuro.

Storie e relazioni

L’associazione Abakhi, dalla lingua zulu Costruttori, dunque, ha effettivamente costruito, dando alla città, Casa di Benedetta di cui Alessandro Cartisano è oggi il coordinatore. È lui a raccontarci la storia di questo progetto che si lega alla memoria di una giovane donna, mancata per un male incurabile nel 2012, Benedetta Nieddu del Rio.

Grazie alla fondazione Benedetta è la vita onlus, istituita dai genitori Carmela e Costantino, il nome di Benedetta rivive in questa casa che la fondazione ha concretamente aiutato a rendere bella e accogliente, rivive in ogni nuova vita che ricomincia. Ecco da quale intreccio di persone, storie, relazioni ed esperienze nasce questo luogo di memoria, accoglienza e speranza. La storia di un progetto che per Alessandro Cartisano parte da lontano.

Incontri e ispirazioni

«Quello che siamo oggi è frutto del cammino che abbiamo percorso. Il mio è iniziato da un inserimento in comunità quando avevo circa 10 anni. La comunità è stata la mia casa. La comunità è stata la mia salvezza, la mia famiglia. Mi ha offerto un luogo in cui poter sperimentare finalmente la mia normalità di bambino e poi di adolescente, in cui poter tirare fuori i miei talenti, le mie capacità come anche i miei limiti e le mie fragilità Insomma mi ha reso uomo. È stato un cammino lungo e difficile, ma è stato quello che mi ha reso la persona che sono oggi.

Sono grato alle tante persone che ho incontrato. Tra loro tanti educatori non solo a livello professionale ma soprattutto di vita, di strade, di sogni, come io oggi spero di essere per i giovani che incrocio durante il loro e il mio cammino. Con laurea e master mi sono negli anni qualificato come pedagogista ma mi sento innanzitutto un educatore per vocazione, che cammina accanto ai ragazzi. Un accompagnamento verso la scintilla che anche in loro determina il cambiamento».

Un’esperienza cresciuta negli anni, quella di Casa di Benedetta, fino al 2023 una comunità residenziale socio-educativa per minori a rischio devianza e da gennaio 2024 comunità penale per minori provenienti dal circuito della Giustizia Minorile di tutta Italia.
Oggi casa di Benedetta accoglie 12 giovani e si avvale di un’equipe composta in totale da 11 figure professionali, gli educatori, la psicologa, la psicoterapeuta, l’assistente sociale, il cuoco ausiliario.

La svolta


Casa di Benedetta si appresta a vivere un momento di svolta. «L’immobile dei padri Monfortani dove ha sede Casa di Benedetta, finora concessoci in comodato d’uso, per noi un’autentica palestra di vita, sarà presto di proprietà nostra.

Ciò ci consentirà di consolidare ancora di più la nostra presenza sul territorio e di rendere i nostri progetti educanti ancora più stabili e proiettati del tempo», ha spiegato Alessandro Cartisano che rilancia: «Illumina le nostre prospettive la grande disponibilità a collaborare che abbiamo già registrato da parte dell’università Mediterranea che nel complesso molto più ampio degli altri beni prima di proprietà acquistato dai Padri Monfortani, allestirà il campus universitario.

Sarebbe bello poter attuare dei percorsi di reinserimento dei giovani della giustizia minorile in questo ambito. Si sta già sperimentando. Potremmo pensarci anche qui».

Un sogno che potrebbe realizzare il sogno di molti giovani.