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27/07/2026 ore 06.30
Società

Acqua da razionalizzare e un solo ventilatore anche in stanze sovraffollate: l’estate rovente nel carcere Panzera di Reggio

La direzione ha adottato le misure per allentare la morsa del caldo ma persistono criticità importanti. Tortorella: «Nebulizzatori nei cortili passeggio. "Blindo"aperto e un ventilatore e borse frigo nelle camere di pernottamento». Il garante comunale Aloisio: «Un ventilatore solo, in alcuni casi, non è sufficiente»

di Anna Foti

Particolarmente dura la stagione estiva, e temperature così estreme non sono certo di aiuto, per chi è ristretto nelle carceri. La varie e ataviche carenze aggravano il quadro anche in Calabria dove il sovraffollamento si registra anche nel reggino, in particolare nel plesso di Arghillà del carcere Giuseppe Panzera di Reggio Calabria, dove a maggio scorso, secondo i dati del ministero di Giustizia erano 372 i detenuti a fronte di una capienza di 394.

L’acqua e l'assistenza sanitaria

In situazioni già precarie, si sa, le alte temperature generano disagi ancora più importanti, specie quando a costituire una criticità è anche l’acqua.

«La razionalizzazione dell'acqua, quando si arriva ad essere anche sette una stanza detentiva e con le temperature di questi giorni, costituisce una criticità molto grave e seria», ha dichiarato Giuseppe Aloisio, garante comunale di Reggio che si è impegnato ad approfondire «in modo da capire come affrontare al meglio la situazione di concerto con la Direzione».

Proprio ad Arghillà nei giorni scorsi sono state registrate delle forti tensioni per via della micidiale combinazione tra caldo e necessità di contingentare l'acqua. Tensioni che hanno richiesto la mediazione della garante regionale delle persone private della libertà personale Giovanna Russo.

Resta una criticità, che d'estate si acuisce, anche la carenza sanitaria che si riflette direttamente sulla garanzia di tutela della salute delle persone detenute. Certamente apprezzabile ma pubblicato solo qualche giorno fa (23 luglio u.s.), dunque a stagione calda inoltrata, la pubblicazione da parte dell'Asp di Reggio di un avviso di selezione pubblica per il conferimento di incarichi libero professionali a medici da destinare alle case circondariali.

Aspetti da attenzionare e che restano tali anche a seguito piano anti-caldo disposto in tutte e 12 le carceri calabresi da parte del provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria.

«Ogni estate è un dramma»: il racconto della vita nelle carceri calabresi tra caldo, inattività e sovraffollamento

Sollievo e refrigerio

«In linea con le indicazioni impartite dal dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria e di concerto con l'area Sanitaria dell'Asp di Reggio Calabria - spiega Rosario Tortorella direttore del carcere Giuseppe Panzera di Reggio Calabria - è stato predisposto un insieme coordinato di interventi finalizzati a prevenire e contenere gli effetti delle elevate temperature estive e a garantire vivibilità nei plessi di Arghillà e San Pietro.

Favorita la possibilità per le persone detenute di approvvigionarsi di integratori a base di sali minerali e vitamine attraverso i canali ordinariamente previsti dall'Amministrazione.

I reparti e le sezioni detentive sono inoltre dotati di frigoriferi e pozzetti/congelatori destinati alla conservazione di alimenti e bevande ed inoltre i detenuti possono acquistare borse frigo da tenere nelle loro camere. È consentito, inoltre, ai detenuti l'acquisto di gelati, acque minerali, bevande, succhi di frutta, sciroppi», spiega ancora Rosario Tortorella direttore del carcere Giuseppe Panzera di Reggio Calabria.

Focus sugli ambienti detentivi

Tra le misure adottate anche quelle relative agli ambienti detentivi.

«Al fine di garantire una maggiore aerazione degli ambienti detentivi, è stata altresì prevista l'apertura del cosiddetto "blindo" delle camere di pernottamento anche nelle ore notturne. Per migliorare, altresì, il comfort degli ambienti detentivi, le sale per le attività in comune sono dotate di sistemi di ventilazione. È inoltre consentito ai detenuti acquistare ventilatori elettrici da utilizzare nelle rispettive camere di pernottamento».

Sul punto, tuttavia, occorre evidenziare quando rilevato dal garante comunale Aloisio rispetto ad alcune stanze detentive sovraffollate.

«Ad Arghillà ancora vi sono camere di pernottamento con sette detenuti, dunque sovraffollate. Un solo ventilatore non è sufficiente per garantire sollievo a tutti. Ci sono, inoltre, peculiari condizioni di salute che possono esporre le persone detenute a rischio, se non garantita un'adeguata ventilazione. Il Dipartimento non ha accordato il secondo ventilatore in stanza, che come il primo sarebbero i detenuti ad acquistare. Stiamo adesso verificando le stanze in cui per le ragioni oggettive sopra indicate esso si rivela necessario per alleviare le temperature estreme in modo da formulare apposita istanza al Dipartimento», ha dichiarato Giuseppe Aloisio, garante comunale per le Persone private della Libertà personale di Reggio.

Tra le altre misure adottate dalla direzione nei due plessi del carcere Panzera anche quelle relative al passeggio e ai colloqui. «Nei cortili passeggio - prosegue il direttore Rosario Tortorella - sono assicurate zone ombreggiate attraverso tettoie o gazebo e sono stati collocati tavoli e sedie per consentire una più agevole permanenza all'aperto, inoltre sono stati installati sistemi di nebulizzazione dell'acqua per attenuare gli effetti delle alte temperature. Presso il plesso penitenziario "Arghillà" è inoltre disponibile un'area verde destinata ai colloqui all'aperto, che durante la stagione estiva rappresenta un'ulteriore opportunità per lo svolgimento degli incontri con i familiari», conclude Rosario Tortorella direttore del carcere Giuseppe Panzera di Reggio Calabria.

La lente di Antigone

Con il tema del sovraffollamento che resta rilevante soprattutto nel carcere di Arghillà, secondo l'associazione Antigone, impegnata a monitorare il rispetto delle garanzie nel sistema penale e penitenziario, vi è anche da segnalare un'altra criticità strettamente connessa. Si tratta del parametro dei 3 metri quadrati, quale standard minimo vitale per ogni detenuto stabilito dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu), sotto i quali lo spazio è considerato inumano e degradante, dunque in violazione dell'art. 3 della Convenzione stessa. Secondo i dati relativi al 2025, rilevati dall'osservatorio Antigone, tali tre metri quadri calpestabili per detenuti non erano presenti nelle carceri reggine di San Pietro, Arghillà e Locri.

Tra le visite già eseguite dall’osservatorio quest'anno, quella nel carcere di Arghillà a fine maggio scorso, espletata da Sara Cacciotella e Samuela De Luca. Ecco un loro resoconto: «L'istituto verte in una condizione di sovraffollamento che genera malessere diffuso. A tale criticità si affianca una significativa carenza di personale di polizia penitenziaria, con ripercussioni negative sia sul piano della sicurezza dell’istituto, e carenze legate anche all'assistenza sanitaria che specie d'estate contribuiscono ad aumentare i disagi.

In tutte le celle visitate erano presenti grate alle finestre che impediscono il ricircolo dell’aria. In questo periodo dell'anno diventa una criticità una zona d'ombra molto ridotta nell'area adibita al passeggio». Altre visite dell'osservatorio Antigone sono in programma nelle carceri calabresi nelle prossime settimane.

Il rischio di inattività

Strettamente legato al tema della alte temperature estive è quello dell’inattività che costringe a tempi più lunghi di permanenza nella camere di pernottamento.

Naturalmente c'è anche il carcere Giuseppe Panzera di Reggio Calabria tra i destinatari delle circolari del Dap e del Provveditorato che sollecitano la direzione a mettere in campo iniziative e attività per sopperire al fisiologico allentamento dei programmi trattamentali.

Tra le condizioni che aggravano la stagione estiva in costanza di reclusione c'è proprio il rischio di inattività, visto che i percorsi didattici si concludono in attesa del nuovo anno scolastico, come avviene fuori, e vi sono meno operatori che entrano in carcere per programmi rieducativi e progetti. Restano, fortunatamente, un punto di riferimento le volontarie e i volontari impegnati negli ambiti religiosi e culturali. Ma le suddette circolari raccomandano massimo impegno per sopperire a quanto, invece, si ferma.