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15/10/2026 ore 10.38
Società

Addio Elisa Gambello, una vita spesa per la Scuola e il Sindacato e un energico impegno che non ha mai ceduto al disincanto

L'insegnamento e poi la militanza nella Cgil. Appassionata, solare e combattiva, una donna libera e orgogliosamente di sinistra. Una morte prematura che, pur addolorando profondamente, apre a un ricordo luminoso

di Anna Foti

Dolore immenso e tristezza profonda. Elisa non lo avrebbe mai voluto ma dovrà perdonarci perché la sua perdita è tanto grande quanto la luce che ha sempre regalato con il suo sorriso grande e sincero ad ogni incontro. Una luce che sentiamo spenta adesso, nell’immediatezza di questo strappo così prematuro. Una luce che non potrà che ritornare a splendere, lasciando prendere il sopravvento a quella vita che per lei e con lei è stata sempre piena di energia e di colori. Il rosso dei suoi capelli diceva molto del suo spirito combattivo e tenace che ha sempre contraddistinto la sua fervida attività politica e sociale. Elisa Gambello è stata e rimane una donna libera e orgogliosamente di sinistra, dirigente del movimento operaio e democratico calabrese, la cui formazione non fu mai di ostacolo al dialogo, all’incontro con le persone e al confronto con i cambiamenti. Si è spenta per un male al quale, come sempre nella vita, non si era mai arresa. Appassionata e tenace, il suo impegno da insegnante prima e da sindacalista poi fu sempre animato da grande fervore e profonda dedizione. Generosa ed empatica, allegra e sempre combattiva mancherà tanto, tantissimo.
Con la mia collega attivista di Amnesty international e oggi cara amica Anita, conobbi Elisa oltre vent’anni fa quando, prima del distacco sindacale, Elisa insegnava nella scuola primaria e aveva invitato il movimento per un incontro con i suoi piccoli alunni in cui parlare del dramma dei bambini soldato in Congo. Una sensibilità e uno sguardo sul mondo, dentro quei numerosi angoli nascosti dei diritti violati e delle disuguglianze, per nulla scontati che lei portava tra i suoi bambini, nelle sue classi. Un incontro che io e Anita non abbiamo dimenticato per la dolcezza e la forza con cui Elisa ci accolse quella mattina e ci accompagnò in questo racconto difficile. Non sapevo ancora che l'avrei ritrovata in altri cammini futuri, sempre dalla parte dei diritti e di chi subiva ingiustizie sociali, ma sapevo che quell’incontro sarebbe rimasto un momento importante. La conferma è arrivata quando la ritrovai nella Cgil Scuola di cui Elisa divenne apprezzata segretaria e che nel tempo cambiò anche denominazione diventando Federazione Lavoratori della Conoscenza, la Flc-Cgil.
«Elisir o La Rossa. Per molti di noi, Elisa Gambello era soprattutto questo. E in questi due nomi c’era già molto di lei. Elisir, perché spesso, negli anni passati, le discussioni all’interno della Cgil di Reggio potevano lasciare qualche amarezza, che lei riusciva a far passare con la sua ironia. Era, insomma, un elisir che ci aiutava a superare le difficoltà e a vivere la vita sindacale con spirito positivo. E poi La Rossa, forse anche per il colore dei suoi capelli, ma soprattutto perché era appassionatamente di sinistra e antifascista. Non so dire se fosse più o meno radicale; so, però, che sapeva legare con i mondi più diversi della sinistra», la ricorda così il collega sindacalista della Cgil, Nino Costantino.
E si susseguono i pensieri e i ricordi in queste ore. «La città di Reggio Calabria perde una figura di riferimento per i diritti sociali e civili, per il mondo del lavoro e per la cultura della parità. Elisabetta Gambello è stata una donna che, attraverso l’attività sindacale e l’impegno sociale, ha dato molto alla comunità reggina e al mondo della scuola, facendo della difesa dei diritti, della dignità del lavoro e della solidarietà una parte fondamentale del proprio percorso umano e professionale», scrive il collettivo la Strada.
Un abbraccio raggiunga il compagno Luciano e la famiglia di Elisa che come tanti di noi quest’anno piangeva anche il grande Francesco Guccini. «Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l'ingiustizia, ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia; proprio per questo, Sancho, c'è bisogno soprattutto d'uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto: vammi a prendere la sella». Elisa non scenderà mai dalla sella e, come Don Chisciotte cantata in questi versi che anche lei avrà certamente amato, sarà sempre lì a ricordarci da che parte stare.