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04/12/2025 ore 19.53
Società

Affido familiare e comunità educante: Agape rilancia il modello delle madrine solidali per sostenere i minori più fragili

Nel confronto con garanti, assistenti sociali, giuristi e realtà ecclesiali emerge la richiesta di progetti integrati, anagrafe dei minori in comunità e una cultura di accoglienza più diffusa nel territorio reggino

di Redazione

Come evitare l’allontanamento di un minore dalla sua famiglia d’origine, quale ruolo possono avere coppie o anche singoli nell’azione di affiancamento e di sostegno? Su questo tema si sono confrontati nell’incontro promosso dalla comunità Agape il garante per l’infanzia e l’adolescenza della Città Metropolitana Emanuele Mattia, l’avv. Pasquale Cananzi della Camera Minorile, la presidente dell’Azione Cattolica Diocesana Francesca Chirico, la referente dell’Ordine regionale degli Assistenti Sociali Anna Maria Stellitano, il giudice onorario del Tribunale per i Minorenni Giuseppe Marino, la rappresentante del servizio affidi del Comune Teresa Pietropaolo. Dal confronto e dal dibattito che ne è seguito sono emerse alcune indicazioni sulle strade possibili da percorrere per offrire delle concrete forme di aiuto alle famiglie che vivono una difficoltà educativa e non riescono da sole a provvedere all’accudimento dei loro figli.

Innanzitutto, si chiede alle istituzioni interessate alla tutela dei minori di elaborare un progetto d’intervento integrato in grado di evitare l’allontanamento del minore dalla sua famiglia d’origine, attivando i diversi servizi come l’assistenza educativa domiciliare, i centri diurni, i servizi di sostegno di competenza dei consultori e della neuropsichiatria infantile. Su questo le maggiori criticità si registrano nei territori della Locride e della Piana.

Un progetto che deve, come prevede la normativa, riguardare anche quei minori che vengono collocati temporaneamente fuori della famiglia in comunità residenziali ed in affido. Dalle ricerche risulta che in Calabria solo il 10% dei servizi sociali rispettano questo adempimento con il risultato che cresce il numero dei cosiddetti minori del limbo che attendono di rientrare nella famiglia d’origine o di essere collocati in famiglie affidatarie e/o adottive. Minori, soprattutto quelli con patologie, che spesso stanno in strutture di accoglienza o in affido fino ai diciotto anni senza avere avuto la possibilità di crescere in una famiglia.

In particolare, si chiede di avviare una anagrafe dei minori che nel nostro distretto sono stati collocati in comunità, verificando i tempi di permanenza e le prospettive che servizi e Tribunali per i minorenni prevedono per il loro futuro. Con priorità ai minori da zero a cinque anni.

Anche sull’affido si è chiesta una maggiore chiarezza, iniziando dai corsi di preparazione che devono essere distinti da quelli sull’adozione. Sono queste due forme di solidarietà entrambe preziose per dare affetto ed un futuro al minore, ma va ulteriormente chiarito che l’affido è temporaneo mentre l’adozione è definitiva.

Va assolutamente evitato che l’affido venga scelto come una scorciatoia per arrivare all’adozione e che la temporaneità del collocamento nelle famiglie venga rispettata. Ciò richiede chiarezza nel progetto di affido che deve prevedere il rientro nella famiglia d’origine e, se ciò non è possibile, bisogna ricorrere senza indugio all’adozione, valutando situazioni che possono fare scegliere la cosiddetta adozione mite che prevede rapporti tra famiglia adottiva e famiglia d’origine. Prassi che anche il Tribunale per i Minorenni ed il servizio sociale di Reggio stanno sperimentando.

Alle famiglie che si aprono all’affido si chiede di viverlo nello spirito della legge, con gratuità e come donazione di affetti, come aiuto temporaneo ad una famiglia in difficoltà, senza contrapposizioni, accettando di affiancarla.

Nel dibattito che ne è seguito sono state presentate da Luisa Aloi e Lucia Palumbo le esperienze delle cosiddette madrine solidali, cioè famiglie e singoli che hanno accettato di svolgere questo ruolo in occasione di battesimi di minori che vivono una condizione difficile o numerosa, creando con loro dei legami significativi, aiutandoli nell’inserimento nella parrocchia di appartenenza, nella scuola, nelle attività sportive, alleggerendo i compiti dei genitori. Una sorta di buon vicinato che tutti possono sperimentare. Una prassi che anche il Comune di Reggio sta incoraggiando attraverso il progetto PIPPI di sostegno alla genitorialità.

I relatori si sono impegnati, ognuno per la propria competenza, a perseguire questi obiettivi facendo rete e investendo nella formazione.

Un impegno particolare è stato assunto dalla presidente dell’Azione Cattolica, che vive una esperienza familiare di adozione internazionale, per promuovere a livello associativo, in collaborazione con l’Agesci, una campagna di informazione e sensibilizzazione per favorire una cultura di accoglienza diffusa che nella Chiesa Locale e nella società reggina esiste ma che va ulteriormente sviluppata.

Nelle conclusioni il presidente del centro Comunitario Agape, Mario Nasone, ha ricordato che questa iniziativa rientra nel progetto nazionale CASA che diverse associazioni stanno realizzando in tutte le regioni per promuovere affido, adozione nazionale e internazionale. Sono previste in Calabria, in collaborazione con il Forum regionale delle associazioni familiari, diverse attività di sensibilizzazione, formazione e sostegno alle famiglie che si aprono a queste importanti accoglienze nel segno di una comunità che si prende cura dei suoi piccoli.