Anche i medici cubani abbandonano la Calabria, l'allarme del Comitato: «Il dottor Robernay lascia l’ospedale di Polistena»
«Il dottor Robernay, ortopedico cubano, ottimo professionista, in servizio da anni nel reparto di Ortopedia, non è rientrato al lavoro». Ad evidenziare la perdita di un medico nell’ospedale di Polistena, il Comitato spontaneo a tutela della salute dei cittadini della Piana di Gioia Tauro, attraverso la sua presidente Marisa Valensise. I medici cubani sono stati reclutati per sopperire alla grave carenza di personale nel sistema sanitario regionale in risposta all’emergenza del settore, e la loro presenza era intesa come una soluzione temporanea e necessaria. Alcuni, da come sembra, pare stiano preferendo deviare verso altre soluzioni lavorative e di vita, in cliniche private o addirittura in altri Stati.
«Se ne va in silenzio, ma il suo gesto grida forte, è pieno di dolore, di rabbia, di sofferenza e inquietudine – sottolineano gli attivisti -. Ebbene, anche i medici cubani abbandonano la Calabria. Robernay era un amico, un nostro amico, abbiamo conosciuto la sua famiglia, sua moglie, sua figlia, potremmo parlarvi ore dei loro racconti, della loro vita fatta di grandi sacrifici e grandi rinunce. Si era integrato nella nostra comunità, con educazione, umanità e voglia di essere uno di noi. Ma alla fine, il sogno di libertà, dignità e indipendenza ha prevalso sul dovere e sulle nostre necessità. E non possiamo biasimarli».
Il Comitato rimarca: «Chi può restare in una terra dove la sanità è governata da continue emergenze e dove non esiste meritocrazia. Erano venuti per aiutarci in una emergenza per un tempo circoscritto, sono trascorsi tre anni, in tutto questo tempo non si è fatto nulla per assumere medici italiani, rendere i concorsi attrattivi e offrire stipendi adeguati per chi lavora in aree disagiate come la Calabria. Per i magistrati è stato possibile, per i medici, no, perché? La Sanità deve rimanere il bancomat di più persone senza scrupoli. Questa non è più cooperazione internazionale. Questo è sfruttamento.
È ipocrisia istituzionale, è mala gestione, è umiliazione di chi cura e di chi ha bisogno di cure».
Il Comitato a tutela della salute si rivolge a Roberto Occhiuto: «Ora basta. Ci dica chiaramente perché se ne stanno andando anche i medici cubani. Ci dica perché un medico che salva vite ogni giorno deve essere ridotto alla fame. Ci dica se questo è il suo modello di sanità: tappare i buchi con carne da macello, con professionisti che gli avete tolto anche la dignità».
Il Comitato per la Tutela della Salute di Polistena chiede risposte pubbliche, immediate, trasparenti: «Non vogliamo più coprire le falle del sistema con la fatica e la disperazione degli altri. Abbiamo perso un amico. Un medico vero. Ma forse dobbiamo perdere ancora di più, prima che qualcuno si assuma le proprie responsabilità?»