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28/08/2025 ore 17.47
Società

Anniversario morte Mariangela Passiatore, il ricordo del CNDDU

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita le istituzioni scolastiche a dedicare momenti di riflessione a Mariangela Passiatore
di Redazione

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende ricordare Mariangela Passiatore, una donna milanese di 44 anni, moglie dell’imprenditore Sergio Paoletti, che il 28 agosto 1977 venne rapita nella sua casa estiva a Brancaleone, nella Locride. Quella sera, durante una cena in famiglia, cinque uomini armati e incappucciati fecero irruzione, rubarono denaro e gioielli e trascinarono Mariangela via a piedi, lungo dieci chilometri impervi fino ai pendii di Bova Superiore, nell’Aspromonte. Da quel momento, la sua vita si spense nel silenzio e la sua memoria rimase avvolta dal mistero.

Del rapimento non si seppe più nulla. Nonostante le richieste di riscatto, prima un miliardo di lire poi ridotte a 150 milioni, nessuna trattativa ebbe esito e Mariangela scomparve senza lasciare traccia. Il suo corpo non venne mai ritrovato e la vicenda rimase irrisolta per decenni, consegnando alla sua famiglia e all’opinione pubblica un dolore senza risposte. Negli anni, arresti e processi non portarono alla verità, lasciando soltanto assoluzioni e sospetti, mentre persino chi tentò di mediare, come Giulio Cotroneo, amico della famiglia, venne assassinato con efferatezza.

Una svolta è giunta quasi cinquant’anni dopo, con l’operazione antimafia “Millenium”. Attraverso intercettazioni, è emersa la confessione di Michele Grillo, che ha ammesso di aver preso parte ai sequestri dell’epoca, raccontando che Mariangela fu uccisa a bastonate perché considerata “troppo nervosa” e malata di cuore, fragile e in cura con farmaci. Una verità cruda e tardiva, che ha confermato le ipotesi della famiglia, ma che non ha restituito piena giustizia a una donna vittima innocente della ferocia criminale.

La storia di Mariangela Passiatore è emblematica di una stagione drammatica per la Calabria e per l’Italia intera, segnata dai sequestri di persona che divennero fonte di ricchezza per le organizzazioni mafiose e di terrore per la popolazione. Vicende che scossero intere comunità e lasciarono dietro di sé paura, rassegnazione e senso di impotenza.

Oggi, ricordarla nelle scuole significa restituirle dignità e farne un simbolo della necessità di difendere i diritti umani contro ogni forma di violenza e sopraffazione. Per gli studenti, la sua vicenda non è soltanto una pagina di cronaca nera, ma una testimonianza del prezzo pagato da vittime innocenti, che ci interpella ancora sul valore della memoria come strumento di resistenza civile.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita le istituzioni scolastiche a dedicare momenti di riflessione a Mariangela Passiatore, affinché il suo nome non sia dimenticato e la sua storia diventi occasione di crescita democratica. Ricordarla significa ribadire che la legalità non è un concetto astratto, ma un impegno quotidiano che riguarda ciascuno di noi, e che la memoria, se condivisa e coltivata, diventa una forza capace di trasformare il dolore in speranza e il silenzio in giustizia.