Antonella Famà presenta a Palmi “A caccia di eclissi”
L’incontro si è svolto nell’ambito dei Salotti Letterari Mondadori Point sul corso Garibaldi
Tornare nella propria città per raccontare un libro nato quasi in punta di piedi, senza immaginare che un giorno sarebbe arrivato in libreria. Per Antonella Famà la presentazione palmese di A caccia di eclissi ha avuto il sapore particolare di un ritorno a casa, accompagnato dall’affetto degli amici e di un pubblico tanto numeroso. E proprio l’emotività, la stessa che attraversa profondamente il romanzo, ha accompagnato l’intera serata.
L’incontro si è svolto mercoledì 19 agosto nell’ambito dei Salotti Letterari Mondadori Point, in corso Garibaldi. A dialogare con l’autrice sono state l’avvocata Mimma Sprizzi, organizzatrice del Festival Nazionale di Diritto e Letteratura Città di Palmi, ed Eliana Ciappina, progettista sociale. A introdurre e moderare la serata Valentina Caratozzolo, consulente e speaker radiofonica.
Per Famà, che vive a Sondrio dal 2011 e ha già presentato il romanzo in diversi centri della Valtellina, quella di Palmi è stata una tappa diversa dalle altre. Tornare nella città da cui manca da tanto tempo ha significato ritrovare volti, amicizie e affetti. «Palmi è sempre nel mio cuore», racconta. L’autrice non si aspettava una partecipazione tanto numerosa: durante la serata è stato necessario aggiungere diverse sedie per accogliere le persone arrivate. Ma più dei numeri, a colpirla è stato il calore del pubblico, l’affetto degli amici che non vedeva da tempo e quella vicinanza che ha reso la presentazione particolarmente sentita.
Grande emozione anche per le parole con cui Valentina Caratozzolo ha introdotto l’incontro, una presentazione che Famà stessa racconta di non essersi aspettata e nella quale ha avvertito un affetto autentico. Una sintonia che si è creata fin dai primi minuti anche con Mimma Sprizzi ed Eliana Ciappina e che ha accompagnato il dialogo fino alla fine.
Nessun copione concordato in precedenza. Le domande rivolte all’autrice sono state per lei estemporanee, mentre le relatrici avevano individuato un proprio filo conduttore per attraversare il romanzo. Ne è nato un confronto spontaneo, capace di entrare nei temi più delicati dell’opera senza svelarne gli sviluppi. Famà ha particolarmente apprezzato la profondità delle domande e la capacità delle sue interlocutrici di cogliere l’essenza del libro, facendo emergere le fragilità, le relazioni e i conflitti interiori che accompagnano Linda.
In qualche modo, durante la presentazione, il mondo emotivo raccontato nel romanzo è uscito dalle pagine. Da una parte le inquietudini e le paure della protagonista, dall’altra l’emozione reale dell’autrice nel tornare a parlare nella propria città. Due piani differenti, uniti dalla centralità dei sentimenti e dalla necessità di dare loro voce.
Pubblicato nel 2026 da Scatole Parlanti, gruppo Utterson, A caccia di eclissi è il debutto letterario di Antonella Famà e segue sette anni della vita di Linda, una giovane donna sospesa tra passato e presente e tra due storie d’amore parallele e irrisolte. Gli avvenimenti esterni arrivano al lettore quasi ovattati: a guidare il racconto sono soprattutto i pensieri e le emozioni della protagonista.
Linda convive con l’ansia e gli attacchi di panico. I “non detti”, le paure e i pensieri ossessivi finiscono per creare intorno a lei un circolo dal quale sembra difficile uscire. È qui che il titolo del romanzo assume il suo significato più profondo. Come un corpo celeste che si frappone tra noi e il sole, le fragilità possono oscurare temporaneamente la luce, fino a far credere che quel buio sia destinato a rimanere.
L’eclissi diventa così una metafora emotiva. Linda resta ferma per anni, incapace di sciogliere alcuni nodi della propria esistenza, aggrappandosi all’idea di un amore capace di salvarla e temendo la solitudine. L’ansia diventa una gabbia, gli attacchi di panico il segnale più evidente di un disagio che chiede di essere ascoltato. Il suo percorso conduce progressivamente verso la cura e verso una domanda essenziale: quanto di quella luce che cerchiamo negli altri dobbiamo prima imparare a riconoscere dentro noi stessi?
«Il disagio psicologico e l’ansia possono ingabbiarci in un immobilismo emotivo», spiega Famà. Linda rimane bloccata perché fatica a risolvere la propria vita, illusa dalla ricerca di un amore salvifico e spaventata dalla possibilità di restare sola. Il suo viaggio diventa allora un invito a guardarsi dentro e ad affrontare ciò che è rimasto irrisolto.
Nonostante le premesse dolorose, A caccia di eclissi è attraversato dalla speranza. L’eclissi, per sua stessa natura, non è eterna. L’oscurità passa e la luce torna a mostrarsi. È in questa immagine che il percorso di Linda trova una delle sue chiavi più intime: le fragilità non vengono cancellate o negate, ma riconosciute e attraversate fino a non lasciare più che siano soltanto loro a decidere la direzione della vita.
Attorno alla protagonista si muovono numerosi personaggi, ognuno caratterizzato da un proprio punto di vista. Le relazioni diventano lo spazio nel quale l’emotività cambia continuamente forma: paura dell’abbandono, bisogno di essere compresi, difficoltà di aprirsi, desiderio d’amore e progressiva capacità di accettarsi.
Tra i fili che attraversano il romanzo c’è anche la musica. I nomi di alcuni personaggi richiamano i Beatles e le persone legate al celebre quartetto di Liverpool, mentre diverse canzoni costruiscono una sorta di colonna sonora emozionale della vicenda. La musica accompagna gli stati d’animo di Linda e le loro oscillazioni, quasi dando un suono a ciò che talvolta le parole faticano a esprimere.
Il rapporto con la musica appartiene profondamente anche alla vita dell’autrice. Nata a Palmi, Antonella Famà si è laureata in Architettura e ha maturato esperienze come libera professionista e graphic designer a Milano. Ha successivamente approfondito gli studi in Lettere, pedagogia e psicologia dell’età evolutiva, conseguendo un master in Lettere Moderne e in Comunicazione. Dopo l’esperienza come educatrice al Convitto Piazzi, oggi insegna discipline letterarie in una scuola secondaria di secondo grado.
Alla formazione umanistica affianca da sempre quella musicale. Ha frequentato il conservatorio, conseguendo il compimento medio di pianoforte e le licenze di armonia e storia della musica, e da dieci anni canta nel coro polifonico “Siro Mauro” di Ponte in Valtellina. Disegna, dipinge, suona e scrive, trovando in linguaggi differenti altrettanti modi per esprimere la propria sensibilità.
Proprio la scrittura, però, era rimasta a lungo uno spazio strettamente personale, una valvola di sfogo che Famà non pensava di destinare agli altri. Non aveva scritto A caccia di eclissi immaginandone la pubblicazione e non riteneva che quelle pagine sarebbero un giorno arrivate ai lettori. È stato il marito a inviare il manoscritto a una casa editrice. Il progetto è piaciuto e da quel gesto inatteso è nato un contratto editoriale.
Da allora il percorso del romanzo ha preso rapidamente forma. Dopo le prime presentazioni in Valtellina, il 16 maggio Famà ha partecipato al Salone Internazionale del Libro di Torino. A caccia di eclissi è inoltre in concorso al Premio Internazionale di Letteratura Città di Como e al Premio Bertacchi, mentre la casa editrice sta prospettando all’autrice ulteriori occasioni e concorsi letterari.
Eppure, al di là dei risultati editoriali, per Antonella Famà la soddisfazione più grande resta riuscire a far arrivare ai lettori il messaggio affidato a Linda: accettare ciò che si prova, riconoscere le proprie fragilità e imparare ad amare se stessi prima di cercare negli altri la risposta alle proprie mancanze.
Ed è forse per questo che la tappa di Palmi rimarrà particolarmente legata alla vita del libro. L’affetto percepito nelle parole delle relatrici, le domande profonde e mai scontate, gli amici ritrovati e il calore avvertito durante tutta la serata hanno restituito all’autrice un’emozione che va oltre una normale presentazione letteraria.
Nella città in cui è nata, A caccia di eclissi ha mostrato così il suo nucleo più profondo: anche quando l’ansia stringe, il panico sembra togliere ogni certezza e le emozioni oscurano ciò che abbiamo davanti, un’eclissi resta un passaggio. La luce non è scomparsa. Bisogna ritrovare, dentro di sé, la strada per tornare a vederla.