Arde e rispende la Luce di Betlemme nel cuore di Reggio Calabria e diffonde un messaggio di «Pace disarmata e disarmante»
Anche quest’anno il Masci Reggio Calabria 4 ha accolto la fiammella partita dalla Terrasanta. Accesa nel Duomo, nelle parrocchie e nei luoghi di sofferenza, in questo Primo giorno dell’anno per la Chiesa Cattolica momento di preghiera per il disarmo e la fine di tutte le guerre, essa costituisce un forte monito ad accogliere l’invito di Papa Leone XIV, a «vedere la luce per non sprofondare nel buio»
Come perpetuamente fa nella Chiesa della Natività in Terrasanta, alimentata ad olio da moltissimi secoli a cura di tutte le Nazioni cristiane del mondo, risplende anche a Reggio Calabria la Luce di Betlemme. Nel suo peregrinare anche in Italia per il Natale, la luce arde accanto al presepe del Duomo, illuminando tutta la cattedrale di Reggio Calabria (chiesa Giubilare in questo Anno Santo appena concluso), e costituendo per chi lo desideri una fonte dalla quale attingere con un proprio lume per portare la Luce di Betlemme, simbolo universale di Pace, anche in casa.
Una tradizione che in riva allo Stretto si rinnova da anni grazie all’impegno del Masci (Movimento adulti scout cattolici Italiani) Reggio Calabria 4, impegnato a riceverla per conto di tutta la comunità e a condurla in pellegrinaggio sul territorio nelle parrocchie e, soprattutto, nei luoghi di sofferenza.
La testimonianza
«Teniamo moltissimo a questa tradizione - spiega Bruna Mangiola, scout del Masci Reggio Calabria 4 - e crediamo che questa Luce che accendiamo anche a Reggio debba trasformarsi e trasformare noi stessi, affinché noi stessi si diventi Luce per chi ci circonda e così per il mondo intero.
Da anni in vista del Natale, una delegazione si reca a Villa San Giovanni per ricevere questa Luce, che custodita dagli Scout attraversa tutta l’Italia. Noi la riceviamo e poi la vediamo partire alla volta Sicilia, attraversando lo Stretto. Accendendo le lampade, la diffondiamo sul territorio.
La luce – prosegue Bruna Mangiola, scout del Masci Reggio Calabria 4 – viaggia nelle parrocchie, dove rimane a illuminare i presepi e le chiese, diventando sorgente dalla quale attingere e portare la fiammella dentro le proprie case. Come resta qui al Duomo accanto al presepe diventando meta di pellegrinaggio e preghiera.
La luce viaggia soprattutto nei luoghi di sofferenza. Così la accompagniamo all’hospice, in carcere e sarà presente anche oggi al pranzo di Capodanno nell’atrio della Stazione con i nostri amici in difficoltà. Possiamo testimoniare che quando arriva questa fiammella, si accende di tutte le persone che la accolgono una luce sul viso che ci emoziona sempre molto. La speranza che coltiviamo, e che invitiamo ad alimentare, è che in questo momento così difficile, in cui le guerre sono tante e tutte tragiche allo stesso modo, questa luce si trasformi in Pace.
Siamo tutti chiamati a incarnare e a veicolare un messaggio di amore, di giustizia ricordando a noi stessi e a tutti che la cosa più bella che esiste al mondo è la pace», conclude Bruna Mangiola, scout del Masci Reggio Calabria 4.
La “prima” luce di Betlemme
Poco prima di Natale, nel 1986 un bambino condusse a Linz, in Austria, una lampada la cui fiamma era stata attinta dalla luce perpetuamente alimentata nella Grotta di Betlemme. Da Linz, con la collaborazione delle Ferrovie Austriache, la Luce della Pace fu distribuita in tutto il territorio. Parte attiva di questa condivisione furono gli Scout viennesi, compiendo con l’occasione la “Buona Azione” quotidiana, principio cardine dello scoutismo, nel segno dell’amore per il Prossimo.
Così nasce il legame tra la Luce di Betlemme e il mondo Scout che anche in Italia ha presto attecchito. La preziosa fiammella contribuendo alla sua diffusione e al consolidamento di una tradizione.
Primo gennaio, Giornata mondiale per la Pace
In questo delicato frangente storico, in occasione del Capodanno, per la Chiesa cattolica anche Giornata mondiale per la Pace, questa Luce anche alle nostre latitudini diventa occasione di intensa preghiera.
Istituita da Papa Paolo VI nel 1968 per dedicare il primo giorno dell'anno alla riflessione e preghiera per la pace globale, in questo ormai lungo frangente in cui i venti di guerra spirano con forza, tale occasione diventa doveroso monito alla corresponsabilità per fermare la violenza e il riarmo. E infatti il recente messaggio promulgato da papa Leone XIV per il 2026 rinnova l’auspicio di una indifferibile «Pace disarmata e disarmante» che naturalmente si accompagna alla necessità che splenda la luce per contrastare il buio che ancora avanza, minacciando la Vita, l’Umanità, il Futuro.
Ecco un brano del messaggio di Papa Leone XIV “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”, promulgato dal Vaticano lo scorso 8 dicembre.
«Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente (…).
Il contrasto fra tenebre e luce, infatti, non è soltanto un’immagine biblica per descrivere il travaglio da cui sta nascendo un mondo nuovo: è un’esperienza che ci attraversa e ci sconvolge in rapporto alle prove che incontriamo, nelle circostanze storiche in cui ci troviamo a vivere. Ebbene, vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio.
Si tratta di un’esigenza che i discepoli di Gesù sono chiamati a vivere in modo unico e privilegiato, ma che per molte vie sa aprirsi un varco nel cuore di ogni essere umano. La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. In questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito “terza guerra mondiale a pezzi”, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte (...).
Oggi, la giustizia e la dignità umana sono più che mai esposte agli squilibri di potere tra i più forti. Come abitare un tempo di destabilizzazione e di conflitti liberandosi dal male? Occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di “atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana”. [13] Se infatti “il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori”, [14] a una simile strategia va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala.
Lo evidenziava già con chiarezza Leone XIII nell’Enciclica Rerum novarum: “Il sentimento della propria debolezza spinge l’uomo a voler unire la sua opera all’altrui. La Scrittura dice: È meglio essere in due che uno solo; perché due hanno maggior vantaggio nel loro lavoro. Se uno cade, è sostenuto dall’altro. Guai a chi è solo; se cade non ha una mano che lo sollevi ( Eccl 4,9-10). E altrove: il fratello aiutato dal fratello è simile a una città fortificata ( Prov 18,19)". [15]
Possa essere questo un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse: “Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore” (Is 2,4-5)».