Arghillà, Giuseppe Barbaro: «Il degrado non è un destino, è una scelta politica»
Il membro del Coordinamento di Quartiere Arghillà: «Il quartiere tra degrado sociale e strutturale rischia di perdere i finanziamenti del PINQUA: servono visione e progetti concreti, non solo interventi di emergenza»
«Ad Arghillà non manca solo la sicurezza, manca una decisione politica, manca una visione, manca una destinazione. L’ultima operazione dei Carabinieri ha riportato l’attenzione su un quartiere che da anni vive in uno stato di degrado strutturale, sociale e istituzionale. Ma non si può continuare a raccontare Arghillà solo attraverso la cronaca giudiziaria. Le parole del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Musolino, sono state chiarissime:«Arghillà è prima di tutto un problema sociale, poi anche un problema criminale… noi non possiamo risanare socialmente Arghillà».
Tradotto: la Procura fa il suo lavoro, la politica no ! E infatti – scrive in una nota Giuseppe Barbaro,già membro del Coordinamento di Quartiere Arghillà- dopo queste parole, dalle Istituzioni preposte è calato il silenzio. Un silenzio assordante, che certifica l’abbandono e l’assenza di responsabilità.
Nessuna risposta ufficiale, nessuna assunzione di colpa, nessuna proposta. Solo inerzia.
Ed è proprio l’inerzia amministrativa che oggi rischia di far perdere anche i finanziamenti del PINQUA, il programma che avrebbe dovuto cambiare il volto di Arghillà, c’era persino un Assessore dedicato. Risultato? Oggi quei fondi rischiano il definanziamento perché il Comune non è stato in grado di spenderli.
E allora la domanda è semplice: chi pagherà questa incapacità?
Come sempre, le periferie. Arghillà, Ciccarello. I cittadini più fragili. Quelli che da anni vengono presi in giro con annunci, tavoli tecnici e rendering.
Negli ultimi dodici anni, quali investimenti reali sono arrivati ad Arghillà ?
Qual è stato il programma di sviluppo?
La risposta è sotto gli occhi di tutti: nessuno.
Uffici comunali chiusi. Scuola chiusa. Palestra mai costruita. Posto di polizia chiuso. Verde pubblico inesistente. Illuminazione carente. Strutture pubbliche lasciate marcire. Questo non è degrado casuale: è abbandono istituzionale programmato.
Ma il vero nodo politico è ancora più grave: ad Arghillà non è mai stata data una destinazione.
Non un ruolo economico, non una funzione urbana, non una vocazione produttiva, culturale o ambientale. Nulla.
Senza un’idea chiara, ogni intervento diventa assistenzialismo, ogni bando un flop, ogni finanziamento un boomerang.
In questo vuoto si sono inseriti visti solo i cittadini, il volontariato, i Medici che operano gratis, le Associazioni che sostituiscono lo Stato, il Coordinamento di Quartiere che prova, con mezzi minimi, a fare ciò che il Comune non fa da anni.
Ma il volontariato non può essere un alibi politico.
La legalità non si costruisce solo con le operazioni di polizia, ma con scelte politiche coraggiose.
È ora di dirlo chiaramente: Arghillà ha bisogno di una destinazione:
che sia un Distretto Agroalimentare legato all’agricoltura di qualità, piuttosto che un Polo fieristico - congressuale capace di attrarre eventi e generare lavoro, o magari un grande polmone verde, con un orto botanico sperimentale in collaborazione con l’Università e il Dipartimento di Agraria.
Le proposte ci sarebbero, quello che manca è la volontà politica.
Senza una destinazione chiara, Arghillà resterà solo un problema da reprimere, mai da risolvere.
E il degrado continuerà, non perché inevitabile, ma perché qualcuno ha scelto di non decidere».