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14/07/2023 ore 20.14
Società

ARTI E MESTIERI | Le tabacchiere di bergamotto che incantarono Proust

Create fin dall’antichità, furono riscoperte grazie a un parroco di Varapodio e oggi riprodotte da laboratori artigianali e conservate al Museo del bergamotto
di Marina Crisafi

Si dice che l’idea gli fu data da un’anziana signora, emigrata da bambina in America, che ne conservava nostalgica il ricordo. Così don Antonino De Masi, allora parroco di Varapodio, negli anni ’90 rispolverò e salvò un’autentica espressione dell’artigianato del piccolo centro del reggino adagiato ai piedi dell’Aspromonte: le tabacchiere di bergamotto.

Le tabacchiere del prete

In realtà, la lavorazione della buccia riversa del bergamotto è un’arte molto antica, diffusa nella cultura popolare e contadina della Calabria. Sin dal ‘700, era d’uso comune la creazione di boccettine ricavate dalla buccia riversa ed essiccata del bergamotto, dentro le quali veniva custodito il tabacco che poi veniva annusato versandone un pizzico nell’incavo dell’avambraccio, detto “cavo del tabacco”, gustandone l’aroma che si sprigionava mescolato a quello del bergamotto. La tabacchiera faceva parte anche dei generi di conforto dei soldati del Regno delle Due Sicilie.

Scomparsa l’abitudine del tabacco da fiuto, con essa scomparve anche l’usanza delle preziose tabacchiere, fin quando appunto il parroco di Varapodio, don De Masi, decise di rilanciare l’antica arte, apprendendo il mestiere dai pochi che ne erano rimasti a conoscenza. Coinvolgendo giovani del territorio, il prete diede vita ad una cooperativa artigianale riscoprendo e salvando il prezioso prodotto e creando uno sbocco occupazionale. Oggi la produzione è affidata al laboratorio artigianale Bergarte di Varapodio, unico al mondo a produrre tabacchiere da fiuto dalle bucce del bergamotto e meta di visitatori e scolaresche provenienti da ogni dove.

La lavorazione artigianale delle tabacchiere

Il ciclo di lavorazione dei frutti inizia all’aperto per favorirne l’essiccazione rapida. Il bergamotto viene, quindi, svuotato e la buccia riversata, in modo che l’interno diventa esterno. Il lavoro artigianale è complesso e richiede molta accortezza nello svuotare e rovesciare la buccia dell’agrume essiccata senza danneggiarla. Il contenitore così creato viene riempito con segatura e messo sotto torchio in modo da dargli la forma desiderata. La boccettina viene quindi stretta al collo e chiusa con un tappo a vite realizzato in legno. Successivamente, le ampolle create vengono trattate con carta vetrata per eliminare difetti e grossolanità e abbellite con le decorazioni più svariate, il tutto rigorosamente a mano.

Originali souvenir che incantarono anche Marcel Proust

Oggi le tante tabacchiere di bergamotto prodotte, anche se è ormai in disuso il tabacco da tiro, trovano impiego come veri e propri souvenir della Calabria, da usare come portagioie, portaspezie o persino come profuma biancheria. Si tratta di autentici gioielli dell’artigianato locale che costituiscono originalissimi oggetti di rappresentanza dell’intera regione. Oltre alla collezione esposta al museo del bergamotto e nei palazzi istituzionali, le tabacchiere di bergamotto, infatti, fanno bella mostra di sé anche nelle vetrine del Quirinale, offerte in dono ai diversi presidenti durante le loro visite ufficiali.

Oggetti unici che hanno destato nel tempo anche l’interesse dei mass media nazionali ed esteri e che hanno incantato anche Marcel Proust che nel romanzo “All’ombra delle fanciulle in fiore” secondo volume della sua opera più famosa, “La ricerca del tempo perduto”, le ricorda così: «Mi sembra, signore, che voi mi dobbiate una risposta e io delle tabacchiere di bergamotto. Mi sdebito con otto, poi ne verranno altre. Mai la terra aveva prodotto tanto bergamotto, apparentemente per farvi piacere».