Barriere architettoniche, il Garante avvia il monitoraggio dei piani comunali: si parte da sei città
Foligno, Lipari, Pompei, Reggio Calabria, Roma Capitale e Verona dovranno riferire entro 30 giorni sullo stato dei PEBA e sugli interventi realizzati e programmati. Il Garante lavorerà con le amministrazioni per avviare e attuare percorsi concreti di rimozione delle barriere
Quante barriere architettoniche sono state davvero eliminate nei Comuni italiani? Per rispondere a questa domanda, l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità ha avviato il monitoraggio nazionale dei Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA). La prima fase, sperimentale, riguarda sei Comuni: Foligno, Lipari, Pompei, Reggio Calabria, Roma Capitale e Verona.
I PEBA sono previsti dalla legge n. 41 del 1986 e dalla legge n. 104 del 1992. Servono a individuare gli ostacoli presenti negli edifici e negli spazi pubblici e a programmarne la rimozione. Oggi però manca un quadro nazionale omogeneo su quanti Comuni li abbiano adottati e su quanti interventi siano stati realizzati.
I sei Comuni hanno ricevuto una richiesta formale dell’Autorità con una checklist di ricognizione, la stessa che sarà usata nel sistema informatico nazionale di monitoraggio. Entro 30 giorni dovranno indicare se il piano è stato adottato, quali barriere sono state rilevate, quali interventi sono stati programmati, finanziati e conclusi e quante criticità sono state effettivamente risolte, allegando la documentazione. Entro 5 giorni ogni amministrazione deve nominare un responsabile del procedimento.
Dopo l’esame delle risposte, il Garante incontrerà i rappresentanti di ciascun Comune per verificare la situazione e concordare un programma operativo, articolato per fasi e per zone del territorio, con priorità, risorse, responsabili e tempi.
«L’obiettivo non è soltanto verificare che un piano esista, ma capire quante barriere siano state effettivamente rimosse, dove e con quali risorse», ha dichiarato il Collegio dell’Autorità Garante, composto dal Presidente Maurizio Borgo, dal Componente Vicario Francesco Vaia e dal Componente Antonio Pelagatti. «Vogliamo lavorare insieme ai Comuni e accompagnarli nella costruzione di percorsi concreti e verificabili. Solo dove, nonostante il confronto, non si registrassero progressi, ricorreremo agli strumenti previsti dalla legge, compresa la richiesta al giudice amministrativo di nominare un commissario ad acta».
La fase pilota, decisa all’unanimità dal Collegio il 6 ottobre 2026, servirà a mettere a punto il metodo prima di estendere progressivamente il monitoraggio agli altri Comuni.