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07/03/2026 ore 11.35
Società

Beni confiscati ed esperienze a confronto al parco Ecolandia per la tappa conclusiva del tour Parole di Partecipazione Attiva

7 marzo 1996-7 marzo 2026, un cammino durante il quale, nonostante i passi in avanti compiuti, non abbastanza è stato fatto per assicurare che gli stessi beni siano consegnati in condizioni adeguate all'utilizzo a chi è chiamato alla gestione. Uno spaccato emerso in occasione dell’incontro in riva allo Stretto

di Anna Foti

Compie oggi trent’anni la legge che ha cristallizzato l’impegno dello Stato per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, proponendosi di associare alla misura repressiva della sottrazione di patrimoni illecitamente accumulati una dimensione culturale di restituzione alla comunità. 7 marzo 1996-7 marzo 2026: un cammino intrapreso nel 1995, sulla scia dell’intuizione della legge Rognoni La Torre del 1982 che aveva introdotto le misure di prevenzione di carattere patrimoniale per contrastare le mafie colpendone i capitali illeciti, da Libera associazione Nomi e Numeri contro le Mafie che promosse una imponente petizione popolare.

30 anni durante i quali, nonostante i passi in avanti compiuti, non abbastanza è stato fatto per assicurare che gli stessi beni siano consegnati in condizioni adeguate all'utilizzo. Non siano cioè degradati, danneggiati, abusivi, difformi rispetto alle normative edilizie al momento della consegna a enti locali, associazioni e cooperative, deputati a realizzare il fine sociale. Dunque, tanti i passi compiuti ma ancora innumerevoli le sfide aperte.

Nei giorni scorsi, dopo gli appuntamenti di Roma e Mestre, si è chiuso a Reggio Calabria nella cornice del Parco Ecolandia ad Arghillà nella Nave di Teseo, segno di una singolare e virtuosa esperienza di riuso sociale di beni confiscati, il tour “Parole di partecipazione attiva”, declinate, in questa occasione in riva allo Stretto, per condividere proprio esperienze di gestione dei beni sottratti alla criminalità organizzata.

«Il progetto, promosso da fondazione Compagnia di San Paolo in collaborazione con Che fare - Agenzia per la trasformazione culturale, è stato avviato tre anni fa con l’intento di ricostruire un glossario possibile di tutte le forme di partecipazione, le teorie pratiche, le prospettive di chi opera sui territori tutti i giorni non per cercare delle definizioni univoche, ma al contrario per costruire una cassetta degli attrezzi per far discutere, in giro per l’Italia, le organizzazioni e anche istituzioni e per costruire dei ponti tra modi diversi di intendere e praticare la partecipazione. Dalla sintesi finale sono emersi 12 lemmi, intesi come assi di riferimento della partecipazione attiva: Alleanze e collaborazione; Cambiamento e continuità; Co-responsabilità; Coinvolgimento e accessibilità; Collettivo e rappresentanza; Conflitto; Intelligenza collettiva e impatti; Intergenerazionalità; Potere; Rischio e sostenibilità economica; Strumenti; Tempi», ha sottolineato Bertram Niessen è Presidente e Direttore Scientifico di cheFare (Agenzia per la trasformazione culturale).

L’incontro ha avuto luogo nella Nave di Teseo, intitolata alla memoria di Giuseppe Spinelli, ambientalista, attivista, scrittore e poeta Giuseppe Spinelli, nata dal recupero di un lido balneare confiscato nel 2016 a Marina di San Lorenzo.

Una struttura polifunzionale che reca il nome emblematico Nave di Teseo, richiamando il paradosso di un’entità mutata della sua sostanza ma che resta uguale nella sua forma, tale sala è infatti il frutto di un lavoro sinergico che ha riscattato un luogo di malaffare rendendolo luogo di incontro e crescita civile, sociale e culturale. Anche la genesi della costruzione è paradigmatica poiché la sua realizzazione ha richiesto una serie di nuovi interventi co-finanziati da Fondazione con il Sud e Fondazione Vismara nell’ambito del progetto Parco SuperAbile e in particolare dell’azione La seconda vita del bene confiscato.

Tutte le parti del vecchio lido sottratto alla mafia sono state valorizzate e, anche se non riutilizzate per questa sala, hanno trovato collocazione funzionale e artistica nel parco.

«La proposta rivolta all’epoca al parco fu prontamente accolta e oggi questa sala polivalente, bene confiscato sui generis, frutto di materiale riciclato di un bene confiscato si presta a iniziative varie dalla convegnistica interventi di natura teatrale e artistica per offrire alla città la possibilità di avere uno spazio all'interno del parco fruibile in tanti modi diversi. Siamo stati davvero contenti di aver ospitato questo incontro che si inquadra in un'esperienza di rilievo nazionale», ha sottolineato Giuseppe Minniti, presidente del consorzio Ecolandia di Reggio Calabria.

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La Nave di Teseo nel 2023 ha ospitato, proprio in tema di beni confiscati, l’evento conclusivo del “Progetto Giano, conoscere il passato e guardare al futuro” finanziato dal Ministero dell’Interno dentro il Pon legalità 2014-2020, in occasione del quale il consorzio Macramè di Reggio Calabria, con sede in un bene confiscato e vincitore del bando ministeriale, presentò L’Atlante, un primo tentativo metodologico di sistematizzazione dei dati descrittivi delle realtà calabresi coinvolte nel progetto (30 enti gestori di 32 beni confiscati).

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In questa stessa sede, il terzo e ultimo appuntamento del tour “Parole di partecipazione attiva”, promosso in collaborazione con la Fondazione con il Sud e Consorzio Macramè, una preziosa occasione per illustrare processi di rigenerazione, responsabilità condivisa e sostenibilità economica e percorsi virtuosi che dimostrano come i tanti ostacoli con impegno e abnegazione possano essere superati. Certamente occorre fare squadra perché le problematiche sono frequenti, molteplici e complesse.

«Abbiamo portato qui a Reggio Calabria l'esperienza di un bene confiscato che gestiamo da vent'anni a Sessa Aurunca in provincia di Caserta, su terreni confiscati alla camorra. Si tratta della cooperativa “Al di là dei sogni” in cui operano e collaborano persone che vengono dal mondo dello svantaggio, della dipendenza e della salute mentale, persone uscite del carcere alle prese con la costruzione di una nuova esistenza. Insieme gestiamo questo bene, oggi diventato un’azienda agricola multifunzionale, una fattoria sociale e didattica che si occupa anche di ristorazione e uno stabilimento di trasformazione per i prodotti agricoli», ha raccontato Simmaco Perillo, presidente della cooperativa “Al di là dei sogni”.

«Sul fronte dei beni confiscati ancora c'è molto da fare, specie sulla selezione di quelli su cui puntare. Tanti sono ogni volta i problemi burocratici che hanno questi immobili, quasi sempre abusivi. Chi poi li gestisce è investito di tanti problemi. Io credo che il nodo principale riguardi la necessità che i soggetti impegnati per lo stesso obiettivo di valorizzare questi beni, e quindi l’Agenzia nazionale, la Regione, i Comuni, le fondazioni debbano collaborare maggiormente. Questa è la strada perché dobbiamo mettere gli enti del Terzo settore di fronte a istituzioni già coordinate, che si muovono in maniera complementare. Questo può facilitare molto il compito, consentendo che questi beni possano concretamente andare incontro ai bisogni dei cittadini», ha sottolineato Stefano Consiglio, presidente della Fondazione con il Sud.

«Ad eccezione dei beni, che sono una minoranza, che non hanno criticità e sono appetibili perché facilmente utilizzabili anche alla luce di capacità progettuali che il territorio esprime, si fa veramente poco senza un’azione di rete. Ci sono, infatti, tantissimi beni che presentano profili di complessità molteplici e che pongono chi deve prendere l'incarico dinanzi a difficoltà notevoli.

Ciò implica la necessità di formare alleanze tra tutte le istituzioni e la società civile, perché la presa in carico di un bene confiscato può rappresentare veramente un importante esperienza di restituzione del maltolto collettività e di riscatto contribuendo alla rigenerazione dei territori», ha sottolineato Maria Rosaria Laganà, direttrice dell’Agenzia nazionale per l’Amministrazione e destinazione dei Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, una delle cui sedi secondarie è a Reggio Calabria.