Bova Marina, “La Libellula” rompe il silenzio della memoria: inaugurato il primo monumento in Calabria dedicato agli Internati Militari Italiani
FOTO | Dal rito solenne in Piazzetta Gramsci al confronto pubblico al Tempio della Musica, una giornata che unisce istituzioni, studenti e associazioni nel segno della memoria civile. Marazzita (ANEI): «Qui restituiamo dignità a centinaia di storie cancellate, perché dietro ogni numero c’è una scelta di libertà»
Bova Marina si è fermata per un giorno. Ha rallentato il passo, ha raccolto persone, voci, storie, ha trasformato una piazza in uno spazio di ascolto. Il 27 gennaio, nel Giorno della Memoria, l’inaugurazione dell’opera «La Libellula» ha segnato un passaggio che va oltre il gesto simbolico. Piazzetta Gramsci è diventata il punto di incontro tra memoria nazionale e identità locale, tra storia collettiva e vissuti familiari, tra istituzioni, associazioni, scuola e comunità dell’Area Grecanica.
L’opera nasce da una iniziativa spontanea dell’Associazione Calliurghia ed è composta da più elementi: una meridiana, un busto, una libellula ed un libro con incisi i nomi degli internati. Realizzata a più mani – in particolare, il busto, opera del Maestro scultore Antonio Viglianti – è stata finanziata grazie ad una raccolta fondi pubblica durata 6 mesi ed al sostegno dell’Amministrazione Comunale di Bova Marina che ha subito sposato l’iniziativa. Altrettanto importante il contributo volontario di molti, che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera ed alla riqualificazione dell’area che da ieri la ospita.
Domenico Candela, direttore artistico di Calliurghia, ha ripercorso la nascita dell’opera restituendone il valore umano e collettivo. «La Libellula nasce dal basso, dal sentimento autentico di famiglie, donatori e cittadini che credono in una memoria presente e condivisa». Un progetto cresciuto nel tempo, maturato attraverso il confronto e il legame con le storie dei deportati. «È nata da una promessa fatta anni fa, quasi in modo semplice, tra amici che ascoltavano quei racconti e si dicevano: non vi dimenticheremo». Da quella promessa è scaturita la scelta di trasformare il ricordo in un segno concreto. «Questo monumento è il volto di un deportato, di un marinaio che non è mai tornato a casa, Pietro Cara, morto in un campo di concentramento a ridosso della liberazione. Rappresenta tutti coloro che hanno pagato il prezzo più alto». Un’opera pensata come spazio vivo di memoria, destinato a parlare nel tempo alla comunità e alle nuove generazioni.
La cerimonia di svelamento si è aperta con l’alzabandiera e l’Inno di Mameli. Lo svelamento della statua, il momento di raccoglimento e il silenzio scandito dal trombettiere hanno dato il tono a una giornata costruita sul rispetto e sulla responsabilità. Subito dopo, il passaggio al Tempio della Musica ha spostato il baricentro dall’emozione del rito al confronto pubblico, al racconto, alla riflessione.
Il sindaco di Bova Marina Andrea Zirilli ha legato l’opera al senso di cura della città. «Questa statua rappresenta un impegno per tutta la comunità. Riqualifica uno spazio e chiede attenzione, rispetto, custodia. È un patrimonio che appartiene ai cittadini, soprattutto ai più giovani». Un messaggio raccolto anche dal sindaco di Bova Santo Casile, che ha sottolineato il valore dell’unità istituzionale. «Ricordare gli internati significa restituire dignità a storie che hanno attraversato il nostro territorio. La Libellula parla di trasformazione, di libertà, di rinascita. È un segno che resterà nel tempo».
Uno dei passaggi centrali della giornata è stato il coinvolgimento della scuola. La dirigente dell’IIS Euclide Domenica Minniti ha riportato la memoria dentro il presente educativo. «La storia degli Internati Militari Italiani parla di dignità e coerenza. Trasmettere questi valori ai ragazzi vuol dire formare cittadini consapevoli». Le letture degli studenti, ispirate alle testimonianze degli IMI e agli scritti di Mario Rigoni Stern e Giovannino Guareschi, hanno restituito voci, paure, scelte, coraggio. Un racconto che ha trovato ascolto in sala, creando un ponte tra generazioni.
Dal piano emotivo si è passati a quello storico e civile. Gianluca Tripodi, per l’ANPC, ha ricordato come per decenni la vicenda degli internati sia rimasta ai margini della narrazione pubblica. «Solo dagli anni Novanta si è aperta una fase nuova di riconoscimento. Oggi finalmente questa memoria prende spazio anche nelle piazze». Il suo intervento ha raggiunto uno dei momenti più intensi con la lettura della lettera del prozio Vito Italiano, internato morto nel 1944. Parole indirizzate alla moglie e alle figlie, scritte in un lager, tornate alla luce dopo ottant’anni. Una voce che ha attraversato il tempo per arrivare a Bova Marina.
Il capitano dei Carabinieri Cosimo Sframeli, presidente regionale del Nastro Verde Calabria, ha ricostruito il contesto dell’8 settembre 1943. «Il caos istituzionale, la mancanza di ordini, l’invenzione giuridica degli IMI per aggirare le tutele internazionali hanno segnato il destino di centinaia di migliaia di soldati. Eppure, in quelle condizioni, molti hanno scelto di restare fedeli ai propri valori». Un passaggio che ha riportato al centro il tema della responsabilità individuale dentro le grandi fratture della storia.
Il dibattito si è allargato al tema della guerra e della pace con l’intervento di Sandro Vitale per AMPA 25 Aprile. Ha ricordato le vittime civili del Meridione, i bombardamenti, le storie spesso dimenticate. «La memoria serve per costruire un’educazione alla pace. È un lavoro che parte dai territori e arriva alle scuole». Per l’ANPI Area Grecanica Caterina Rossi ha insistito sul ruolo dei giovani. «La democrazia richiede attenzione continua. Stiamo lavorando a una ricerca sui partigiani dell’Area Grecanica perché la conoscenza rafforza la consapevolezza». Presenti in sala anche l’Associazione Marinai d’Italia ed altre delegazioni.
Il cuore documentale della giornata è arrivato con l’intervento dell’ANEI. Nicola Marazzita, presidente della sezione di Reggio Calabria, ha portato numeri e archivi dentro il racconto pubblico. «Abbiamo censito 3.370 Internati Militari Italiani nella Città Metropolitana di Reggio Calabria. Nell’Area Grecanica sono circa 250. A Bova Marina erano 64. Ogni dato corrisponde a una vita, a una scelta, a una storia». Ha spiegato il lavoro svolto sugli archivi della Croce Rossa, su quelli tedeschi, sull’archivio ANEI, raccontando anche le difficoltà di ricostruzione dovute agli errori di registrazione del dopoguerra. «Le percentuali più alte di rifiuto all’adesione alla RSI si trovano tra i soldati semplici. Uomini spesso senza istruzione elevata che hanno saputo difendere la propria dignità».
Accanto a lui Anna Maria Sambuco, presidente nazionale ANEI, ha parlato di una memoria che oggi trova nuovi spazi. «Le famiglie stanno aprendo archivi privati, lettere, fotografie. Il Sud rappresenta una risorsa enorme per completare questo percorso di ricostruzione storica».
La chiusura è stata affidata all’associazione Calliurghia, promotrice del progetto. Il presidente Egidio Musitano ha ringraziato i donatori, i volontari, gli artigiani, i cittadini che hanno sostenuto la realizzazione dell’opera. «Quando ho scoperto la storia dei 64 IMI di Bova Marina ho sentito un legame diretto con la storia mondiale. Per la prima volta ho percepito che questa comunità era parte di un racconto più grande».
Un dettaglio dell’opera ha dato ulteriore profondità al significato della giornata: la meridiana incisa alle spalle del busto con la libellula. Non indica le ore tradizionali: segna i principali campi di concentramento dove furono internati gli IMI. Un messaggio pensato per educare, per invitare alla ricerca, per ricordare.
Bova Marina ha consegnato alla Calabria e all’Area Grecanica un luogo che parla. Uno spazio che invita alla sosta, alla riflessione, alla trasmissione della memoria. La giornata del 27 gennaio ha lasciato un segno che va oltre l’evento. Ha costruito un punto fermo dentro il territorio. Una presenza destinata a interrogare il presente e ad accompagnare le generazioni future.
